Durante le fasi di test pre-stagionali è molto difficile fare previsioni precise sulle forze in campo o sull’andamento del campionato, ma si può analizzare ciò che è già all’evidenza dei fatti: per la Ferrari, gestire due prime guide sarà un problema in questo 2020. Se la questione principale per il Cavallino rampante – all’alba di una stagione senza particolari evoluzioni regolamentari – è indubbiamente rappresentata dal gap tecnico rispetto alla Mercedes che a fine 2019 sembrava ancora netto, l’aspetto che è già dirimente per il campionato a venire è la presenza di Sebastian Vettel e Charles Leclerc all’interno della stessa squadra.

 

 

Solo il salottino di Fabio Fazio ha permesso, come al solito, di mettere tutti d’accordo a suon di sorrisi forzati e battute innocue, ma la sensazione netta è che la realtà sia diversa e che quella bolla di gentilezza e buone intenzioni scoppierà appena si farà sul serio. E cioè appena i due si metteranno il casco in testa, quando piloti come il tedesco e il monegasco non lasciano mai un centimetro di asfalto, in primis al compagno di squadra.

 

 

Vettel e Leclerc: fratelli (coltelli?) in rosso

 

 

La domanda è: Ferrari è nelle condizioni tecniche di potersi permettere una dannosa sfida interna? Combattere contro Mercedes e probabilmente Red Bull necessita unione d’intenti verso l’obiettivo, ma ciò sarà difficile da perseguire con la parallela e ineluttabile mini-lotta per la leadership interna. Bisognerà invece fare scelte precise sui rapporti di forza tra i due al più presto, al fine di evitare scene alla Ricciardo-Verstappen nel GP di Baku 2018.

 

 

Dopo l’addio a Sergio Marchionne non è ancora chiaro come funzioni l’asse Elkann-Camilleri-Binotto, né se questo quadro dirigenziale abbia la capacità di gestire le performance del reparto sportivo di Maranello. La mancata decisione sul cambiamento della line-up (Vettel è pagato 45 milioni di dollari all’anno) alla luce di quanto successo la scorsa stagione, potrebbe essere un segnale negativo in questo senso: il rinnovo di contratto di Leclerc fa pensare ad una bilancia degli equilibri interni alla squadra che pende a favore del giovane, ma rimane difficile pensare che un campione come il tedesco si tiri indietro nella bagarre.

 

 

A scanso di equivoci, la strategia di avere due prime guide nel team non è sbagliata nella teoria, anzi. Nella pratica tuttavia diventa rischiosa, soprattutto quando non si ha uno strapotere tecnico tale da permettere il dominio del campionato anche buttando via qualche punto in intrattenenti battaglie tra compagni di squadra – esempio recente Hamilton e Rosberg, esempio meno recente Prost e Senna in McLaren nell’89.

 

Mattia Binotto e John Elkann, a colloquio

 

 

Il grande Enzo sosteneva senza mezzi termini il primato della Scuderia sui propri piloti, e chissà se la squadra sarà in grado di tenere fede a questa regola aurea. Nel frattempo Mercedes si è presentata ai test di Barcellona con una rivoluzione tecnica geniale, un uovo di Colombo per il motorsport: usare l’asse dello sterzo per modificare la convergenza delle ruote anteriori, con enormi vantaggi sia sul comportamento dinamico dell’auto sia sull’usura delle gomme.

 

 

Un’innovazione cardinale, che ha il sapore degli esperimenti della Formula 1 di un tempo. Illuminazioni ingegneristiche che eccitano la mente del tifoso e dell’esperto, invenzioni tecniche dello stesso genere con cui Ferrari ha scritto la propria storia. Ma che, ormai da tempo, non è più in grado di produrre.