Carrello vuoto
Ritratti
24 Maggio

Sami Khedira fuori dagli schemi

Gianluigi Sottile

12 articoli
Si ritira un calciatore dall'intelligenza differente.

Uno degli aspetti più affascinanti del calcio è la sua strutturale assenza di elementi oggettivi. È soggettiva la bellezza di un gesto tecnico, l’efficienza dei vari sistemi di gioco, in alcuni casi persino il regolamento. Per questo è possibile che due persone abbiano visioni completamente opposte sulla disciplina – e, in un certo senso, potrebbero entrambe avere ragione. In un simile e contraddittorio contesto, il dibattito degli ultimi anni ha introdotto al grande pubblico il tema della tattica, strumento con cui gli allenatori cercano di ridurre al minimo la casualità interna alle partite. E sulla scia dell’arcinota diatriba Allegri-Adani siamo arrivati all’ennesima domanda atavica: La tattica è sopravvalutata?. Risponde Sami Khedira per The Athletic:

Sì, visto che comunque l’analisi tattica avanzata è una routine nei club d’élite. Però la differenza la fanno gli allenatori che ottengono il consenso assoluto dai propri giocatori e hanno un senso di ciò che serve sul campo, oltre le formazioni e cose del genere”.

In un certo senso, questa risposta è paradossale. Lo è pensando a Khedira come a quel centrocampista ordinato e un po’ monotono che abbiamo conosciuto nei cinque anni alla Juventus, titolare per stagioni intere ma molto spesso criticato dai tifosi. Tutte le qualità migliori che ricordiamo del Khedira calciatore hanno un certo legame con l’analisi tattica: dalle letture difensive al posizionamento senza palla, passando per la capacità d’inserimento in area di rigore. Lui invece afferma che la strategia studiata a tavolino, in fondo, non è così importante. Un paradosso, come quelli che spesso si pongono di fronte alle persone che si fanno delle domande e non si accontentano delle risposte più facili.


Sami Khedira a 17 anni deve dare una risposta difficile. Prima di allora ha trascorso metà della sua vita da tesserato dello Stoccarda, dopo aver scoperto il calcio in una vacanza in Tunisia, il Paese di suo padre. Neanche diciottenne, dicevamo, rimedia un brutto infortunio al ginocchio, e i dottori gli dicono chiaramente che potrebbe non recuperare mai più la forza nelle gambe richiesta ai calciatori professionisti. Per questo è costretto ad affrontare due interventi al ginocchio destro nell’arco di pochi mesi.

«Se fosse stata necessaria un’altra operazione mi sarei arreso, non era facile dover fare riabilitazione mentre tutti gli altri erano in campo”.

La sofferenza lo tempra, tanto che a vent’anni è un titolare dello Stoccarda campione di Germania nel 2007 (essendo, tra l’altro, autore del gol decisivo per la vittoria all’ultima giornata che assegna il titolo agli Schwaben). Il resto della sua carriera è un continuo susseguirsi di successi: campione d’Europa under-21 e del mondo con la Germania, campione di Spagna e d’Europa col Real Madrid, cinque volte campione d’Italia con la Juventus. Fino al presente attualissimo, quello di pochi giorni fa, che lo porta ad annunciare il ritiro dal calcio giocato. D’altronde le ultime stagioni sono state difficili, condizionate da una serie infinita di infortuni oltre che dal contesto decadente della Juve di Sarri prima e Pirlo poi. Per un corpo tormentato come il suo, praticamente dall’adolescenza in poi, l’addio al calcio a 34 anni è stata una scelta quasi obbligata.

Per un calciatore in fondo il corpo è la base fondamentale su cui fondare tutto il resto. Khedira ha dovuto rifondare questa base più e più volte, soprattutto negli anni di Madrid, in cui ha affrontato l’infortunio più grave della sua travagliata carriera. Una rottura del legamento crociato del ginocchio destro, lo stesso già operato due volte, rimediata per giunta a novembre 2013, a meno di sette mesi dal Mondiale in Brasile. Egli però ha fatto in tempo a rientrare non solo per la spedizione tedesca in Sudamerica – dove ha segnato il quinto dei sette gol del Mineirazo – ma anche per la finale di Champions League del 2014, quella della Décima del Real.

In quel celebre 1-7, Khedira contribuì a umiliare il Brasile a casa propria. Qui a contatto con Bernard, in una metafora della sproporzione di quella partita.

Seneca diceva che la vita non è aspettare che passino le tempeste, ma imparare a ballare sotto la pioggia. Ecco, per quanto un simile concetto possa reggere nello sport, Khedira ha costruito una carriera sotto la pioggia. La sua è una mentalità tutta tedesca, cinica per certi versi, ma sempre estremamente lucida. «Dover affrontare momenti difficili fa parte di questo lavoro», parole sue dodici mesi dopo l’infortunio. «Avevo un obiettivo davanti a me, il Mondiale, e mi è stato mostrato un percorso chiaro per raggiungerlo». Molto semplice. verrebbe da dire citando un suo ex allenatore in bianconero.

“A 28 anni avevo due scelte: rinnovare e finire la carriera a Madrid o cercare una nuova sfida. Volevo qualcosa di diverso. Ho ricevuto la chiamata della Juventus, che stava ritrovando l’aura del passato. Per me era un nuovo Paese, una nuova cultura, una nuova lingua. E ho capito che potevo avere il ruolo che volevo: avere maggiori responsabilità, compiti da leader”

Alle parole sono seguiti i fatti: Khedira a Torino è diventato uno dei perni del ciclo di Allegri, reinventandosi nello spogliatoio e sul terreno di gioco, da incontrista a incursore. E col senno di poi possiamo dire che la Juventus avrebbe dovuto puntare di più sullo spessore di uomini come Khedira, negli stessi anni in cui cercava il salto di qualità affidandosi ai soli Douglas Costa, Cristiano Ronaldo e de Ligt. Khedira ha saputo portare ciò che serve oltre le formazioni in ambienti e spogliatoi impegnativi come quelli di Madrid e Torino, spesso non venendo capito fino in fondo neanche dai suoi stessi tifosi (tanto in campo quanto fuori).

«Alla Juventus mi sembra di essere in Germania. Tutto viene gestito con precisione e puntualità (…) a Torino si è più vicini alla mentalità tedesca. Sono tutti molto puntuali, lavoratori, nonostante questo (…) di tanto in tanto, si trova il tempo per stare con la famiglia e bere un buon vino rosso».

Sami Khedira

Anche perché, quando si fa riferimento alle qualità umane dei calciatori, di solito si parla di grinta, determinazione, impegno – come se in qualche modo tutti dovessero combattere per riscattare qualcosa. Khedira non ha mai trasmesso immediatamente queste caratteristiche, ma ha rappresentato il modo di amare la disciplina di chi il calcio lo ha scelto per pura passione, senza caricarlo di troppi significati etici e morali.

“Di base, non lo faccio per i miei compagni o per la mia famiglia. Lo faccio per me stesso”.

Sami Khedira

Un professionista che sicuramente non accende gli entusiasmi delle folle, ma un calciatore dotato di un’intelligenza superiore, per citare lo stesso Allegri, proprio perché dietro al giocatore c’è sempre l’uomo. E infatti Sami Khedira è uno dei pochi che, quando parla, dice sempre qualcosa, esprimendo pensieri e valutazioni personali e non ripetendo semplicemente frasi di circostanza o formule di rito. Amante per sua stessa ammissione dell’agonismo, all’occorrenza delle partite brutte sporche e cattive, ha dichiarato che il VAR, usato come viene usato, uccide il calcio. Ma astraendo dal campo, da figlio di padre tunisino e madre tedesca, si è espresso anche su un tema delicato come la convivenza tra culture:

«Papà all’inizio era percepito e si sentiva diverso, però ha imparato il tedesco presto e bene, ha analizzato e soprattutto accettato la cultura e le tradizioni della Germania. Non ha detto: sono musulmano e non mi adeguo. Ha dato e quindi ricevuto rispetto. Quando si parla di integrazione, il punto fondamentale è sapere accettare e adeguarsi alla mentalità e alle regole del paese che ci ospita, non ostinarsi a volerle cambiare».

Sami Khedira in un’intervista alla Bild

E ancora: «alla fine, la convivenza è sempre un compromesso». In medio stat virtus, avrebbero detto gli antichi. Concetti anche semplici, se vogliamo banali, ma ossigeno puro in un mondo che giorno dopo giorno sta diventando sempre più conformista e omologato (al ribasso). In questo mondo Khedira ha dimostrato che si può vincere essendo sé stessi, risultando decisivi grazie a virtù – sia in campo che fuori – ben poco appariscenti.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Cultura
Annibale Gagliani
25 Maggio 2022

Enrico Berlinguer, il calciatore

Tra una passione autentica e la Juventus “comunista”.
Italia
Diego Mariottini
17 Maggio 2022

La Coppa UEFA tutta italiana della Juventus

Il primo trofeo bianconero in Europa, l'unico 100% tricolore.
Papelitos
Andrea Antonioli
5 Maggio 2022

Tradizione, mistica, religione

Así gana el Madrid.
Ritratti
Raffaele Scarpellini
3 Maggio 2022

Paul Breitner tra Marx, Mao e Che Guevara

Eroe della controcultura, fino ai patti col sistema.
Ritratti
Luca Capponi
30 Aprile 2022

Boris Becker, sempre al massimo

Bum-Bum è stato il prodigio del tennis mondiale, ora è sull'orlo della bancarotta.
Ritratti
Emanuele Iorio
8 Febbraio 2022

Matthias Sammer, dalla Stasi al Pallone d’Oro

Una carriera e un giocatore incredibili.
Cultura
Francesca Lezzi
29 Gennaio 2022

Cossiga e lo stile Juventus

Il più bianconero tra i nostri Presidenti della Repubblica.
Italia
Marco Armocida
6 Gennaio 2022

La crisi della Juventus non può sorprendere

Analisi alla prima parte di stagione della Vecchia Signora.
Papelitos
Alessandro Imperiali
26 Dicembre 2021

Il caos plusvalenze e la figuraccia della federazione

Ci risvegliamo tutti sudati, come troppo spesso capita.
Recensioni
Marco Armocida
30 Novembre 2021

All or Nothing Juventus, o della crisi di identità

Che cosa ci ha detto la serie prodotta da Amazon.
Podcast
La Redazione
25 Novembre 2021

Zigo contro Zigo

Gianfranco Zigoni si confessa. Dall'odio per il calcio professionistico all'amore per l'oratorio, per i grandi campioni come Best, per gli amici Vendrame e De André.
Interviste
Gianluca Palamidessi
21 Novembre 2021

The TED Inside: tifare Roma uccide

Il vero tifoso non vince mai.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
3 Novembre 2021

La Juventus è tornata squadra

Il ritiro ha fatto bene ai bianconeri.
Ritratti
Alberto Maresca
14 Ottobre 2021

Fabian O’Neill, un altro bicchiere grazie

Brindiamo ai 48 anni (e al talento perduto).
Estero
Eduardo Accorroni
13 Ottobre 2021

Türkgücü München, preservare le radici

Una squadra turca che gioca in Germania.
Tifo
Diego D'Avanzo
12 Ottobre 2021

In fondo al buio c’è la luce

La storia del Dortmund, la storia del Muro Giallo.
Ritratti
Diego Mariottini
2 Ottobre 2021

Omar Sivori, l’anarchico

Sbattere in faccia al mondo il proprio talento.
Papelitos
Marco Armocida
30 Settembre 2021

L’Italia chiamò

La Juventus è tornata (italianissima).
Papelitos
Gianluca Palamidessi
29 Settembre 2021

Non ditelo a Florentino

Lo Sheriff Tiraspol dà una lezione al Real e ai (pre)potenti del calcio.
Interviste
Leonardo Aresi
21 Settembre 2021

A tu per tu con Dino Zoff

Conversazione con il campione friulano.
Papelitos
Valerio Santori
15 Settembre 2021

Da Malmö a Malmö

Sta tornando la Juventus di Allegri?
Papelitos
Gianluca Palamidessi
12 Settembre 2021

Ronaldo è un sogno

E insieme un incubo.
Ritratti
Marco Metelli
29 Agosto 2021

Enzo Maresca il saggio

Un allenatore da seguire.
Papelitos
Marco Armocida
26 Agosto 2021

Ci vuole equilibrio

La stampa italiana e la sindrome da titolite.
Ritratti
Paolo Cammarano
14 Agosto 2021

Jorge Valdano e il gioco infinito

L'ultimo poeta del fútbol.
Altro
Giacomo Cunial
8 Agosto 2021

Valentino, artista eterno

Valentino Rossi non si è ritirato e non si ritirerà mai, semplicemente perché non ci si può ritirare da sé stessi.
Papelitos
Luca Pulsoni
5 Agosto 2021

Ci siamo divertiti, per davvero

Valentino Rossi sarà pilota per la vita.
Ritratti
Gianluigi Sottile
14 Luglio 2021

Luis Enrique, leader e gentiluomo

L'allenatore che non accetta compromessi.
Italia
Paolo Cammarano
10 Luglio 2021

Maurizio Sarri torna alle origini

La Lazio non è la Juventus, per sua fortuna.
Estero
Luca Pulsoni
30 Giugno 2021

L’Inghilterra non convince, ma vince

E può sfruttare un tabellone favorevolissimo.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
23 Giugno 2021

La virtù dei vinti

E la paura dei vincitori.
Ritratti
Francesca Lezzi
21 Giugno 2021

Michel Platini, il re istrione

Lo spirito francese espresso nel campo.
Italia
Lorenzo Santucci
28 Maggio 2021

Sempre il solito Conte

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
25 Maggio 2021

Lasciare a casa Sergio Ramos non è una scelta di campo

Un leader tanto decisivo da risultare scomodo.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
16 Maggio 2021

Errare è umano, perseverare…

La classe arbitrale italiana ha bisogno di una rivoluzione.
Ritratti
Marco Armocida
5 Maggio 2021

Toni Kroos, il principe

Elegante, intelligente, colonna del Real Madrid.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
20 Aprile 2021

È arrivato Robin Hood

Florentino Perez è venuto a “salvare il calcio”.
Papelitos
Luca Pulsoni
3 Aprile 2021

Alla faccia della Superlega

La Juventus perde punti con le piccole e medie squadre.
Papelitos
Marco Armocida
13 Marzo 2021

È troppo facile prendersela con Cristiano Ronaldo

Da leggenda vivente a fardello il passo è in un click.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
10 Marzo 2021

L’identità non è un’opzione

Cosa ci ha detto l'eliminazione della Juventus.
Calcio
Carlo Garzotti
17 Febbraio 2021

Adriano, alla fine dell’impero

Un fenomeno vittima dei propri demoni.
Editoriali
Lorenzo Ottone
30 Gennaio 2021

Claudio Marchisio è l’influencer perfetto

Il poster boy che tutte le multinazionali vorrebbero.
Papelitos
Paolo Pollo
18 Gennaio 2021

Fuochi a San Siro

Inter v Juventus diventa il veglione di Capodanno.
Ritratti
Gianluigi Sottile
22 Dicembre 2020

La guerra di Mario Mandzukic

Un uomo contro lo spirito del suo tempo.
Editoriali
Lorenzo Ottone
18 Dicembre 2020

Il calcio liquido e la scomparsa del fattore identitario

Abituiamoci a tifare tutti la stessa squadra: magari una All Star europea.
Ritratti
Andrea Mainente
14 Dicembre 2020

L’insostenibile leggerezza di Michael Owen

Bruciare le tappe per poi infine bruciarsi.
Editoriali
Andrea Antonioli
30 Novembre 2020

La Juventus non doveva omologarsi

I rischi del voler diventare un “top club” a tutti i costi.
Calcio
Gianluca Losito
7 Novembre 2020

Mario Götze in fuga da se stesso

Una carriera tra aspettative e ricerca di se stesso.
Ritratti
Mattia Curmà
9 Ottobre 2020

Mesut Özil, contraddire il talento

Gli assist in campo, gli autogol nella vita.
Editoriali
Lorenzo Santucci
5 Ottobre 2020

Serie ASL

Nell'anarchia legislativa ci si fa giustizia da soli.