Saremo ripetitivi e pure beceri, ma quanto è ridicola, ipocrita e fuori luogo tutta ‘sta storia della discriminazione territoriale? In un Paese che da 15 anni gestisce l’ordine pubblico durante le manifestazioni sportive vietando la circolazione sul territorio nazionale e l’ingresso in luoghi pubblici come gli stadi in base alla residenza o attraverso la sottoscrizione di una tessera, giustamente la discriminazione e il razzismo stanno in un coro contro i napoletani o negli sfottò che da cent’anni caratterizzano il nostro pallone.

 

Peraltro i tifosi da chi dovrebbero ricevere la morale? Da una Lega e da una Federazione che in questi anni tra “calciatrici lesbiche” e “Opti Poba” col razzismo ci hanno proprio giocato a racchettoni. O da tutto quello stuolo di pagliacci politicanti di cui spesso il più pulito ha la rogna. A chi i gradoni li frequenta non frega assolutamente niente se qualcuno gli augura di “lavarsi col fuoco del Vesuvio”, “essere bruciati da Nerone” o se l’unico allarme riguarda “Milano in fiamme”. Magari preferirebbero un ostacolo in meno per acquistare un biglietto o una trasferta più “umana”, senza quel clima da deportazione che spesso si crea da Nord a Sud.

 

Ma siamo nell’era del politicamente corretto e dell’informazione sommaria e distratta. Meglio far passare le favolette e le notizie sensazionalistiche che ragionare oggettivamente sui fatti reali e dire apertamente che queste morali da quattro soldi servono a scatenare discussioni da salottini alla Barbara D’Urso.

 

NO DISCRIMINAZIONE TERRITORIALE, NO PARTY!