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Calcio
17 Dicembre

La retrocessione del Cruzeiro non è solo un dramma sportivo

Alberto Maresca

27 articoli
Per la prima volta nella sua storia, A Raposa è finita nei bassifondi della classifica brasiliana.

Secondo l’ambasciata italiana presente a Brasilia, sono circa 20 milioni gli italo-brasiliani presenti in Brasile, in pratica il 15% della popolazione totale. E’ storia risaputa quella dei grandi flussi migratori d’inizio Novecento, quando intere famiglie lasciarono il Belpaese alla ricerca di fortuna in Sud America.

 

Tra questi, tali Savini, Spagnuolo, Magnavacca, Pirani e Ranieri, il 2 gennaio del 1921, decisero di dare vita alla Società Sportiva Palestra Italia, la voce sportiva di tutta la nuova enclave del Minas Gerais. Paradossalmente, nello stesso periodo in cui le camicie nere prendevano potere in Italia, gli immigrati italiani subivano lo stesso trattamento in salsa brasileira, perpetrato dalla giunta di Getùlio Vargas. Tra i primi caudillos dell’America Latina, Vargas applicò un forte integralismo di stampo nazionalista.

 

Cruzeiro, ossia la costellazione della Croce del Sud.

 

In realtà, lo schieramento del dittatore rimase enigmatico, poiché malgrado l’affinità ideologica e non solo alla Germania Nazista, durante il secondo conflitto mondiale il Regime si schierò contro l’Asse, inviando truppe a sostegno degli Alleati sul campo di battaglia. Proprio in questo periodo esordirà la denominazione Cruzeiro, ossia la costellazione della Croce del Sud, visibile soltanto dall’emisfero australe, dunque non in Italia.

 

Clamorosamente, alcuni accordi petroliferi con il governo americano furono capaci di mettere l’esercito brasiliano contro cugini o parenti alla lontana. Col senno di poi, A Raposa (la Volpe) si allontanerà sempre più dalle proprie origini, costruendo difatti il blocco vincente di una spettacolare Selecao, proprio a spese degli Azzurri. Tostao e Piazza sono soltanto alcuni dei campioni cruzeirensi che prima ci sconfiggeranno nella finale messicana e poi solleveranno trofei in faccia a Pelè e Beckenbauer in campionato e mondiale per club.

 

Cruzeiro 1971
Il Cruzeiro datato 1971 e noto come “O time dos sonhos” (la squadra dei sogni) (foto Wikipedia/Pt)

 

Analizzando il percorso della squadra, è interessante riscontrare la concomitanza dei rari blackout e dei più oscuri momenti politici del Paese. Gli anni ’80 vedranno la compagine di Belo Horizonte quasi scomparire dalle cartine pallonare, dove sarà invece ben presente Emilio Medici. Precursore del cosiddetto “regime dei gorilla”, avvierà il miracolo economico che porrà le basi dell’attuale potenza brasiliana, ma a spese di oltre 8.000 indigeni uccisi durante l’espropriazione dell’Amazzonia e d’un numero indefinito di eversori, scomparsi o incarcerati.

 

Un ventennio di anticomunismo viscerale e benedizioni da parte degli USA, come da programma secondo il piano Condor, che avrebbe imposto il militarismo vicino a Washington su tutti i territori dell’America Latina. Ma con l’avvento liberale, anche il Cruzeiro fu trasportato dall’aria di di libertà, mettendo al mondo talenti indiscussi. Sotto l’egida di Vanderlei Luxemburgo, si aprirà l’ultimo grande ciclo prima del collasso, in cui si toccherà l’impensabile vetta della tripla corona con ben 100 punti realizzati in campionato.

 

C’è un fil rouge che collega l’epoca d’oro al baratro della retrocessione iconica: Fred.

 

Il cast d’eccezione è composto da Alex De Souza, Cris, Luisao, Sorin, Dida e, senza bisogno di presentazioni, Ronaldo il Fenomeno. C’è un fil rouge che collega l’epoca d’oro al baratro della retrocessione iconica. Fred, noto ai più in veste Lione o durante la Confederations Cup del 2013, è tornato nella squadra del suo cuore dopo una lunga trafila in lontananza, con lo stupore di chi trova, citando Fabri Fibra, “… un altro cognome sul campanello…”.

 

Catapultato non più a gestire le geometrie delle gemme con cui brillava, bensì le sfuriate di uno spogliatoio spaccato, in preda al caos di alcune mine vaganti. N’è l’esempio lampante Sassà, traslitterato spesso in Sassalotelli; presenziatore delle notti brave, arrivò al Mineirao presentandosi piuttosto male. Posta una foto con il contante del trasferimento, per poi presentarsi al primo allenamento in netto ritardo, ammettendo condizioni inidonee per la seduta. All’esordio si fa espellere per un litigio col compagno di squadra Airton, e poco tempo dopo guadagna 6 giornate di squalifica per un pugno rifilato all’avversario Mayke.

 

I volti spaesati e delusi dei tifosi del Cruzeiro, dopo la storica retrocessione ufficializzata l’8 di dicembre (foto DOUGLAS MAGNO / AFP)

 

Una situazione gravosa che, come anticipato, coincide con l’elezione di Jair Bolsonaro. Questo 2019 è l’annus horribilis del club, così come per gran parte dell’opinione pubblica brasiliana, indignata dinanzi al nazionalismo che il neo eletto presidente ha messo più volte in campo. Le tenebre stavolta, però, hanno travolto più il Cruzeiro che la Nazione intera: lo scorso 9 dicembre si è infatti consumato il dramma della retrocessione. Il mandante è stato il Palmeiras, gli esecutori Zè Rafael ed Eduardo Pereira.

 

Sono bastati due gol per cancellare 98 anni di massima categoria e scatenare l’inferno dentro e fuori l’impianto, in una situazione di guerriglia, come se ne vedono in piazza nel Brasile odierno, così disomogeneo e a tratti classista. Seggiolini in frantumi, lacrimogeni e bombe carta hanno addirittura costretto l’arbitro, Marcelo de Lima Henrique, a sospendere la gara, decretando anzitempo la triste caduta di un’altra grande formazione dopo la Chapecoense, a sua volta retrocessa.

 

“Voglio ringraziare Dio per il gol, che dedico al grande Jair Bolsonaro”, sono le parole di Felipe Melo, capitano del Palmeiras, dopo una realizzazione nel corso del torneo, a sottolineare la vicinanza dell’intera tifoseria con il candidato.

 

Si dice che la morte non sia la più grave perdita della vita, e forse l’avrà pensato negli ultimi istanti Dona Salomè, 86enne fanatica del Cruzeiro, passata ad altra dimensione durante la conclusione di quel maledetto giorno. Forse non tanto il dolore del fatto, quanto la consapevolezza filosofica di non poter sorridere di lì in poi alla vista di uno stemma stellato e un pallone, l’ha portata via. Sarebbe bastata una semplice vittoria per agguantare il Cearà al sedicesimo posto del Brasileirao ed evitare la catastrofe, e invece la quinta sconfitta di fila per gli uomini Batista ha trapassato la leggenda, in un epilogo dai connotati romanzeschi.

 

“Voglio ringraziare Dio per il gol, che dedico al grande Jair Bolsonaro”, sono le parole di Felipe Melo, capitano del Palmeiras, dopo una realizzazione nel corso del torneo, a sottolineare la vicinanza dell’intera tifoseria con il candidato. Durante le ultime elezioni appunto, le torcidas si sono divise fra Haddad e Bolsonaro, così come hanno fatto calciatori del calibro di Ronaldinho e Rivaldo. Casualità, la curva del Cruzeiro ha appoggiato il socialista, mentre i verdi sono saliti sul carro del vincitore. Sono circolate numerose polemiche a proposito della particolare aggressività del Palmeiras durante la partita, pur non avendo questi ultimi alcun obiettivo. Una punizione politica? Un alibi per nascondere la disfatta? E’ difficile trovare una risposta, benché una verità storica ci sia: prima del 1942, nel Campionato Brasiliano esistevano due team chiamati al contempo “Società Sportiva Palestra Italia”. Provate a indovinare quali fossero.

 

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