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Tennis
4 Gennaio

La legge di Novak

Federico Brasile

66 articoli
La trattativa Stato-Nole si chiude con la vittoria del serbo.

«Buon anno a tutti! Vi auguro tutta la salute, l’amore e la felicità e che possiate provare amore e rispetto verso tutti gli esseri su questo meraviglioso pianeta. Ho trascorso momenti fantastici con i miei cari durante la pausa e oggi sto partendo per l’Australia con un permesso di esenzione. Andiamo 2022!». Così Novak Djokovic ha annunciato su Instagram che sarà presente agli Australian Open: un’esenzione medica per il vaccino gli consentirà di entrare in uno stato, quello di Victoria (in cui si trova Melbourne e si disputeranno gli AO), che prevede la vaccinazione obbligatoria per tutti gli atleti professionisti impegnati sul territorio.

Lo ha fatto non limitandosi a dire che sarà presente, né di aver trovato un accordo. Nessun politichese tipico degli atleti, anzi la rivendicazione di non essersi vaccinato: di aver vinto la battaglia, piegato la resistenza di uno stato, imposto la sua legge. Figli e figliastri, io sono io e voi.. beh io sono io, poi voi fate quello che vi pare. Fantastico. Devo essere onesto con voi, con il mio bel certificato verde e in attesa della terza dose: io Nole non riesco ad “odiarlo”. Non per la sua scelta – onestamente che si sia inoculato o meno mi interessa il giusto, e questa crociata contro i non vaccinati paragonati a sorci e terroristi la trovo francamente stucchevole – ma perché così il serbo torna davvero nel suo ruolo di antagonista.

Già me lo immagino, lui che vince il suo 21esimo Slam (superando Federer e Nadal in questa speciale classifica), da condonato, con un’esenzione medica, da aggiratore della legge. Nel biasimo e nelle accuse generali.

In fondo, comunque la si pensi, è difficile contestarne la coerenza. Nole sarebbe stato disposto a non partecipare pur di mantenere le proprie (più o meno discutibili) posizioni, a differenza di altri sportivi e tennisti “no vax” che hanno accettato di vaccinarsi per giocare. Avrebbe rinunciato al torneo “di casa”, e alla possibilità di entrare nella storia del tennis, per agire secondo convinzione. In uno sport in cui ci lamentiamo sempre di avere automi che dicono tutti le stesse cose, almeno Nole resta umano: a suo modo, certo, ma almeno rappresentando un’eccezione interessante da approfondire e raccontare. Nel bene e nel male.



Dovremmo anche smetterla, poi, di ridicolizzare e insultare chi non la pensa come noi: qui il problema non è Djokovic, che ha trovato un’opinabile scappatoia per non scendere a compromessi. Chi ipocritamente lo accusa di essere un pericolo per gli altri forse non conosce le condizioni di controllo a cui è sottoposto un atleta soprattutto se non vaccinato: tra isolamento e tamponi continui, Nole sarà molto più “sicuro”, a livello sanitario, di un suo collega con due dosi. Senza voler parlare dell’obbligo di vaccinazione previsto per gli Australian Open, una misura politica prima che sanitaria che al momento è stata introdotta solo in Australia.

Ma il punto non è questo, è chiaro che il problema non sia sanitario. Chi invece da tutta questa storia esce malissimo, in un’imbarazzante disfatta planetaria, è proprio l’Open d’Australia e con esso il governo di Victoria: dopo che lo stesso direttore del torneo aveva ricordato i requisiti per giocare, uguali per tutti, e dopo che i politici dello stato avevano ribadito che nessuna esenzione sarebbe stata prevista, ecco il trattamento speciale rivolto al numero 1 del mondo, nove volte campione a Melbourne. Una pessima figura, tanto agli occhi dei cittadini quanto dell’opinione pubblica mondiale (per non parlare degli altri tennisti). A uscirne vincitore il serbo, ma forse neanche troppo.

Già investito dalla bufera social, accusato nel migliore dei casi di essere un apprendista stregone e nel peggiore un mezzo disertore, Nole si ritroverà gran parte del pubblico contro: ancora una volta e ancora di più. Già solo alle nostre latitudini hanno espresso criticità in tantissimi: da Paolo Bertolucci a Paolo Condò, il quale si è augurato che «gli avversari si rifiutino di affrontarlo, per una questione di principio»; da Mauro Berruto («questa notizia è uno scandalo clamoroso, un precedente dalla pericolosità inaudita e merita soltanto il disgusto di tutti gli sportivi che credono nel rispetto delle regole») a Marco Mazzocchi («se io fossi un tennista, quindi obbligato a vaccinarmi per giocare il torneo, lo boicotterei»), passando per Alessandro Antinelli:

«Djokovic va incontro a un danno di immagine incalcolabile perché manca di rispetto a colleghi che rispettano le regole».

Antinelli ha ragione da vendere: Djokovic subisce un danno di immagine devastante e in più sarà travolto dalla pressione, inchiodato al proprio status (non solo vaccinale), messo all’indice ed osservato speciale. Dopo tutto questo casino e la trattativa Stato-Novak, in cui l’ha spuntata usando tutti i mezzi a propria disposizione, non si torna più indietro: per i prossimi anni, in cui Djokovic si dovrà assumere le responsabilità del suo comportamento, e per il prossimo torneo, che potrà solo vincere. Altro che la pressione degli US Open. Stavolta ci sarà il peso di dover trionfare a tutti i costi, da no-vax condonato in piena pandemia e con il grande ricatto sbattuto in faccia all’Australia.

Giusto così, per quanto ci riguarda, era destino. Se Nole vuole entrare nella storia del tennis, e imporre una volta per tutte il suo totalitarismo, deve farlo contro tutti e tutti, fregandosene del popolo e delle regole. Molti nemici e molte vittorie, per una transizione ad antagonista finalmente completa. Almeno, è un personaggio da raccontare.


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