8 giugno. Il cancelliere venezuelano Jorge Arreaza comunica che nel giro di una settimana ai cittadini peruviani sarà concesso l’ingresso nel Paese solo tramite un visto specifico. Una chiusura a guscio, volta a isolare il Venezuela da chi potrebbe compromettere quel gioco di ruolo iniziato mesi fa, una sorta di oligarchia involontaria dalla soluzione ignota. Potrebbe essere stata l’ultima direttiva varata dall’entourage di Maduro, o forse la prima del suo secondo mandato, resta indubbio il retroscena politico di tale decisione, mentre quello sportivo sarebbe stato impensabile. La partecipazione del Venezuela alla Copa America è un gesto d’innato eroismo, nonostante la fame popolare, malgrado la recessione da Adidas a Givova come sponsor tecnico, con il mondo intero a tifare per il petrolio.

 

Ironia della sorte, il Venezuela ha inaugurato la manifestazione proprio contro i peruviani, in una gara dove il Barbaro Guerrero ha guidato il proprio veliero a suon di cannonate, lasciando presagire più volte la vicinanza al vantaggio. Invece, così come nella burocrazia, anche sul campo il Venezuela ha chiuso la porta al Perù, tra pali, traverse e il guardiano Fariñez a respingere l’impossibile. A un passo dal baratro, il popolo venezuelano è sempre riuscito a farsi forza. A tale attitudine hanno dato un verbo ad hoc: caribear.

 

La battaglia di Porto Alegre col Perù (Photo by Lucas Uebel/Getty Images)

 

Difatti, i locali avvertono un certo distacco dal resto del sub continente, trovandosi geograficamente nei pressi immediati del Mar dei Caribi. Potrebbe sembrare erroneo, ma per loro vi sono ben 860.000 chilometri quadrati marittimi appartenenti allo Stato, non opinabili. Effettivamente, dando il via ai moti indipendentisti del subcontinente, con il distacco dalla corona spagnola nel 1811, i venezuelani hanno seguito un percorso inverso ai vicini, facendo del nazionalismo l’elemento accomunante in periodi di crisi. Un sentimento talmente forte da riversare a Caracas migliaia di rivoltosi nell’89, perché se ci sono due cose alle quali sono legati, i venezuelani, queste sono la Vinotinto e il petrolio.

 

Affinché l’oro nero restasse sotto il controllo governativo, in 3500 persero la vita durante il Caracazo, eppure oggi ciò delimita il labile confine tra pseudo-democrazia e dittatura. Hanno caribeato persino i presidenti, la motivazione di proporre lo stesso trattamento ai potenti brasiliani era troppo ghiotta. Citare i pronostici è inutili, ma dopo il primo intervento del VAR, il percorso della gara ha cominciato a prendere forma. Due gol annullati e un’indefinita quantità di salvataggi, secondo 0-0 di fila e un impensabile matchpoint con la Bolivia.

 

Dopo il secondo gol alla Bolivia (Photo by Pedro Vilela/Getty Images)

 

 

Il Paese dove due figure al contempo reclamano il comando, ha paradossalmente avuto bisogno semplicemente di un generale col pallone fra i piedi per riscattarsi. Potrebbe essere stata la partita più difficile per Tomas Rincòn, poiché una sconfitta avrebbe tolto il velo dalla squadra che ha in parte attutito la situazione, c’era bisogno di una grande prestazione. El General ha impartito ordini, mentre è salito in cattedra Darwin Machis con una doppietta, dritta al volto di chi spera nella catastrofe per speculare.

 

Nell’ultimo biennio, il Fondo Monetario Internazionale ha previsto che il Venezuela potrebbe raggiungere l’inflazione al 1600%, soprattutto in seguito all’iniziativa dei carnet della Patria. Tali tessere consentono ai cittadini di ricevere quantità razionate di cibo al prezzo di mercato ridotto, paralizzando difatti l’economia e lo scambio monetario, del caro e vecchio bolivar non c’è più traccia. La stima dell’FMI arrivò contemporaneamente alla finale del mondiale under 20 tra Venezuela e Inghilterra, persa poi dai ragazzi di Dudamel. Lo stesso CT ha promosso quei giovani che aveva allenato, costruendo la formazione adesso ai quarti di finale della Copa America, senza pensare alle statistiche. Chi finalmente potrà stampare la nuova moneta venezuelana, ha l’obbligo morale di imprimervi il volto di Rafael Dudamel e dei 23 uomini al suo seguito.