Altri Sport
16 Marzo 2021

Cosa significa amare un pilota

L'amore irrazionale delle compagne dei piloti da corsa.

Tra le più interessanti prospettive umane che l’ambiente motorsportivo fornisce vi è senz’altro la forma che assume l’amore nel cuore e nell’anima delle donne che si innamorano di un pilota da corsa. Enzo Ferrari definiva i piloti – solite definizioni tranchant tipiche del Drake di Maranello – carne da macello. Ecco, c’era chi si innamorava di questa carne da macello.

 

 

Un macello tanto ingiusto quanto insensato, ovviamente, se dovessimo ragionare coi parametri contemporanei, sull’altare della competizione velocistica a benzina e quattro ruote. Un esempio di amore disinteressato, consapevole, rispettoso delle volontà e degli istinti seppur irrazionali dell’amato ancor più dei propri. Sentimento studiato nelle analisi del filosofo francese Jacques Lacan, il quale sosteneva come l’amore fosse la massima espressione del rispetto verso l’essenza dell’altro.

 

 

Anche in questo caso vengono in aiuto dei lavori intellettuali straordinari come le interviste di Enzo Biagi che, nella sua innumerevole raccolta di approfondimenti giornalistici, riuscì a trovare spunti di riflessione con alcune ex compagne di piloti vittime delle corse in circuito; da qui emerge una lettura romantica, filosofica, umanissima del pilota da corsa e della forma che il rapporto amoroso assume.

 

Lorenzo Bandini e Margherita Freddi: una coppia separata soltanto dalle fiamme

 

 

Uno di questi amori fu quello tra Delia Scala e Eugenio Castellotti. Il pilota-playboy, così venne soprannominato l’erede di Ascari, frequentava le corse e i circuiti con lo stesso fascino con cui frequentava i salotti e le belle signore. Dopo i flirt con Edy Campagnoli e Sandra Milo, si fidanzò con Delia Scala (il cui vero nome era Odette Bedogni). La “simpatica per antonomasia”, fu un’attrice storica del teatro italiano tra il 1950 e il 1960 e i suoi ruoli si accompagnarono a personaggi del calibro di Totò, Manfredi e Modugno.

 

 

Giovanissimi, Castellotti e Scala si amavano e si lasciavano prigionieri delle loro passioni, la velocità per lui, il teatro e lo spettacolo per lei. Arrivarono a promettersi di sposarsi e lasciare tutto, le corse e la recitazione. Mentre lui era a Firenze ad assistere ad uno spettacolo teatrale della fidanzata, fu convocato all’improvviso da Ferrari per battere un record stabilito dalla Maserati, l’odiata Maserati.

 

Racconta Umberto Zapelloni che quella notte per Castellotti fu una notte in bianco a litigare con la sua amata. E il giorno dopo, la stanchezza per quel via vai notturno da Firenze, dal suo amore, l’errore di guida, la conseguente rottura meccanica. Non si seppe mai con certezza.

 

Ma a 26 anni e mezzo, il suo cuore smise di battere in un test Ferrari nel circuito di Modena, proprio quando avrebbe potuto raccogliere altri trionfi, il 14 marzo 1957. E Delia Scala definisce l’amore avuto per Castellotti il più intenso mai provato anche “grazie” a quella fine.

 

L’amore immenso tra Eugenio Castellotti e Delia Scala

 

 

Un’altra testimonianza – che forse scava ancor di più a fondo l’amore nella dialettica pilotesca tra vita e morte – la fornisce Margherita Freddi, compagna di Lorenzo Bandini. In un vecchio filmato Rai, Bandini a proposito dei rischi del pilota diceva:

“La vita è comunque tutto un destino”.

Morì il 10 maggio dopo un incidente al GP di Monte Carlo 1967. Al suo destino era legato quello di Margherita, lì presente quel giorno, che ricorda:

“A 28 anni mi è crollato tutto, ho speso per la lapide gran parte dei 10 milioni dell’ assicurazione. La gente mi fermava per strada, perché per tre giorni il TG tenne l’Italia con il fiato sospeso”.

Uno scatto dell’inferno che si prese la vita di Lorenzo Bandini (Ph Victor Blackman/Express/Hulton Archive/Getty Images)

 

 

Ma è un altro intervento della signora Bandini Riccardelli che è un trattato di conoscenza empatica della persona amata:

 

“Io sono convinta che se Lorenzo avesse potuto scegliere come vivere, cioè tra fare una vita normale o perlomeno correre con delle macchine normali e vivere a lungo o correre con la Ferrari ma consapevole di dover poi concludere la sua vita molto presto, precocemente, lui avrebbe scelto di correre con la Ferrari”.

 

Quanto di umano c’è in questa affermazione, quanto c’è in una donna che nel ricordo del suo amato pilota sa che quella tragica fine, per il suo amato, è stata in fondo il compimento del suo sogno più grande.

 

 

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