Altri Sport
03 Maggio 2021

Ducati è l’Italia vincente

Miller e Bagnaia portano in alto la Rossa.

La doppietta Ducati a Jerez ha rievocato due totem della storia di Borgo Panigale: Casey Stoner e Loris Capirossi. L’inno australiano sul podio, a celebrare la vittoria di Jack Miller nel GP di Spagna, ha risvegliato l’atavica passione del popolo ducatista: quello tra la Rossa e l’Australia è un rapporto più che osmotico, dai trionfi di Troy Bayliss in Superbike al titolo in MotoGP di Stoner nel 2007.

 

 

Miller, passato nel team ufficiale dopo il buon apprendistato in Pramac, racchiude il talento di Bayliss e l’emotività di Stoner. Dopo il successo, arrivato al termine di un inizio di stagione al di sotto delle attese, si è lasciato andare a una confessione:

 

«So che all’apparenza sono uno molto sicuro di sé, ma nelle ultime settimane ho fatto tanta fatica a fidarmi di me e questo è il punto fondamentale, fidarmi di ciò che so fare in moto. Ho avuto tanti dubbi su me stesso.

 

La mia durezza è solo una maschera: lo sanno tutti che sono un po’ sensibile, mi metto a piangere davanti la televisione. È sempre tutto una montagna russa per me, ho iniziato a esultare poi a piangere, poi esultare di nuovo e ancora a piangere».

 

Quella di Jerez de la Frontera non è stata una vittoria banale. Il circuito andaluso è storicamente ostile alla Rossa, con l’ultima vittoria che risaliva al 2006 con Capirossi, altro monumento della storia ducatista. Corsi e ricorsi storici, ma è bene focalizzarsi sull’attualità: la doppietta centrata da Miller e Bagnaia – su una pista che non esalta il potente 4 tempi di Borgo Panigale – dice molto sulla qualità della Desmosedici GP21 e della nuova coppia di piloti, subentrata al duo Dovizioso-Petrucci.

 

La Ducati ha puntato molto su Jack Miller (Ph Mirco Lazzari gp/Getty Images)

 

 

I ducatisti, scattati alle spalle di Fabio Quartararo e Franco Morbidelli (ottimo terzo alla bandiera a scacchi), hanno approfittato della debacle del francese (dolorante a un braccio e sprofondato dal primo al tredicesimo posto), lanciando un chiaro messaggio al campionato e alla rivale Yamaha, con una Suzuki che paga ancora i postumi della sbornia iridata.

 

 

A completare la giornata di gloria Ducati è il primo posto di Pecco Bagnaia nella classifica mondiale. Il piemontese comanda con due punti di vantaggio su Quartararo, sedici su Vinales e diciassette sul campione del mondo Mir. Per Pecco tre podi in quattro gare: manca ancora l’appuntamento con la prima vittoria in top class ma l’inizio è promettente.

 

I prossimi tre appuntamenti in calendario (Le Mans, Mugello e Barcellona) rappresentano un ghiotto assist per incrementare il bottino.

 

Su tre piste di motore, Bagnaia e Miller potrebbero approfittare della superiorità tecnica della Desmosedici e scavare un ulteriore solco con la concorrenza anche se la Yamaha (ammesso che ritroverà un Quartararo nel pieno dell’efficienza fisica) continua a sembrare la favorita per il titolo. Dietro il trionfo Ducati c’è tanta Italia. La Desmosedici racchiude il fascino della bellezza associata alla potenza, nel puro stile del Made in Italy motoristico.

 

 

Ducati è una moto che seduce. Una donna bellissima che non accetta compromessi: amore vero o addio inevitabile. La Ducati la si ama o si odia. La sua storia in MotoGP racconta di amori e tradimenti: Stoner, Capirossi e Dovizioso ma anche Rossi e Lorenzo, fuggiti a gambe levate per rincorrere l’amore in altri lidi. Ducati ne è rimasta ferita ma orgogliosa, forte di una passione inebriante e uno spirito puramente ‘ducatista’, divenuto cult tra gli appassionati.

 

Francesco Bagnaia ci sta facendo sognare (Ph Mirco Lazzari gp/Getty Images)

 

 

La nuova creatura di Borgo Panigale ha riacceso la speranza dei tifosi. Negli anni bui di Valentino Rossi e della Ferrari, Ducati ha calamitato su di sé le attenzioni (e attrazioni) dell’Italia dei motori. Con il titolo costruttori 2020 in bacheca, la Rossa dà l’assalto al mondiale più ambito: quello piloti.

 

Con Miller e Bagnaia, 26 anni il primo e 24 il secondo, sembra essere scattata la scintilla: in squadra c’è sintonia e la festa sul podio di Jerez testimonia un clima sereno all’interno del box.

 

Un successo che va oltre la pista. Nel 2020 Ducati (dal 2012 sotto l’egida finanziaria di Audi e Volkswagen) ha fatturato 676 milioni di euro, consegnando oltre 48 mila moto in tutto il mondo. Vendite in crescita in Cina (+26%), in Germania (+6,7%) e in Svizzera (+11,1%), con l’Italia che rimane il primo mercato, seguita dagli Stati Uniti. Risultati accompagnati dalla crescita del brand: Ducati è bellezza, potenza, qualità. Percezioni rinvigorite dalla pista: con il titolo piloti in MotoGP Ducati darebbe lo scacco definitivo ai colossi nipponici Yamaha, Honda e Suzuki. Un autentico miracolo italiano: Ducati è l’Italia. Bella e vincente.

 

 

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