Altri Sport
17 Febbraio 2026

Il conflitto culturale tra Verstappen e Norris

Due dichiarazioni, due mondi contro.

Mentre le nuove regole tecniche entrano in vigore in vista della stagione 2026, e le squadre si confrontano con il secondo turno di test in Bahrain, al netto dei tempi sul giro e delle considerazioni tecniche e filosofiche su questo nuovo corso della massima serie automobilistica, che non tratteremo qui, a infiammare il paddock sono le dichiarazioni dei protagonisti. In particolare, Max Verstappen e Lando Norris, i due personaggi di questa era, l’ex campione e il campione in carica, insomma non due a caso. Due perfetti rappresentanti della F1 contemporanea.

Il quattro volte campione del mondo Max non ha utilizzato mezzi termini nel descrivere il suo primo approccio alle nuove monoposto. Per Verstappen, la F1 così com’è oggi “non è molto divertente da guidare” e il lavoro sul bilanciamento tra motore a combustione e componente elettrica – la famosa Power Unit, che quest’anno sostanzialmente distribuisce 50/50 la potenza dei propulsori (motore termico 1.6 V6 turbo ≈ 400 kw, motore elettrico MGU-K ≈ 350 kW) – ha trasformato l’esperienza di guida e la performance in qualcosa di distante dall’idea classica di corsa.

Parlando alla stampa, ha detto senza mezzi termini che “più che guidare… si tratta di gestire” l’energia, arrivando a un paragone che ha subito fatto il giro della stampa: le vetture sembrano “una Formula E sotto steroidi”.

Per Verstappen non si tratta di un capriccio: la sua lamentela riguarda l’essenza stessa della competizione, evidenziando come il continuo calcolo e la gestione del recupero energetico abbiano preso il posto dell’istinto di guida e del confronto diretto di velocità.

Queste parole risuonano come un dissenso non solo tecnico ma culturale: una visione dello sport in cui il pilota è ultimo interprete della macchina, dove il limite è spinto al massimo e la performance si misura nel rapporto diretto tra uomo, macchina e cronometro. Nel pensiero di Verstappen, la sua critica si spinge oltre il mero gusto personale, toccando un principio fondante della Formula 1 storica – quella in cui l’elettronica, pur presente, non dettava il ritmo dell’azione in pista.



A questa visione si è contrapposta quasi immediatamente la risposta di Lando Norris, campione del mondo in carica, che ha adottato un tono radicalmente diverso parlando ai giornalisti sempre dal Bahrain. Per Norris, le nuove regole e le loro conseguenze sullo stile di guida non sono motivo “di lamento” quanto un nuovo stimolo da affrontare. “Ci divertiamo un sacco”, ha detto, sottolineando che, e qui c’è la spaccatura culturale quasi antropologica tra i due, in fin dei conti i piloti “vengono pagati una cifra assurda per correre” e che “non si può davvero lamentare” delle sfide che questa Formula 1 evoluta presenta.

“Le sue parole sono state molto divertenti. Se vuole ritirarsi, può farlo… Veniamo pagati cifre assurde, e non ci si può lamentare. Non è obbligato a stare qui. Per me è una sfida divertente, bisogna guidare in modo diverso e gestire in modo diverso… Io continuo a correre, a viaggiare per il mondo e a divertirmi un sacco”.

La frase che più ha fatto discutere – “Se vuole ritirarsi, può farlo” – è apparsa quasi come un invito diretto all’olandese a considerare altre strade se l’attuale incarnazione della F1 non lo soddisfa. Per Norris, la carriera di un pilota non è fatta solo di guida, prestazione, limite, velocità e sfida: è un’esperienza globale che include viaggi, visibilità mediatica e il rapporto con i fan. In questa prospettiva, l’adattamento alle regole è parte naturale dell’evoluzione di uno sport spettacolare, non un tradimento dei suoi valori. E poi – parafrasando ancora di più – in fondo che bello essere pagati per essere viaggiare, che senso ha lamentarsi per dei princìpi. È dunque più importante stare in F1 che preoccuparsi di ciò che rappresenta. Una cultura molto simile a quella del potere di oggi.



Il contrasto tra le posizioni non è casuale: da un lato, la visione di Verstappen incarna una cultura agonistica assoluta, in cui la priorità è la velocità e il confronto crudo con il limite, le sue critiche toccano nervi sensibili attorno al ruolo e al rapporto pilota–macchina e della percezione di ciò che rende emozionante ma soprattutto sensata una corsa. Dall’altro, la risposta di Norris riflette una acceptance della Formula 1 come status, dove spettacolo, intrattenimento, sostenibilità green e adattabilità convivono.

In un momento in cui la Formula 1 cerca di (s)bilanciare sport e spettacolo, il dibattito apertosi dopo i test di Bahrain mette a nudo due anime della disciplina che sono lo specchio della società, e non è un caso che emergano da due tra i suoi giovani protagonisti più seguiti. Una dialettica dai contorni esistenziali e politici, tra purismo agonistico e modernità dello spettacolo, che non riguarda solo la percezione dei piloti, ma parla al cuore di una comunità – tifosi, appassionati, cultori, nuovi fan – che continua a interrogarsi su cosa significhi “essere Formula 1”.

Ti potrebbe interessare

Formula 1 Horror Show
Altri Sport
Giacomo Cunial
30 Agosto 2021

Formula 1 Horror Show

Il Gran Premio di SPA 2021 ha sancito il punto più basso nella storia della Formula 1.
L'ultimo bacio del marchese de Portago
Altri Sport
Michele Larosa
14 Maggio 2024

L'ultimo bacio del marchese de Portago

Il 12 maggio del 1957 moriva uno straordinario pilota e con lui la Mille Miglia.
Verstappen e Leclerc, il talento nella bolla
Altri Sport
Giacomo Cunial
28 Marzo 2022

Verstappen e Leclerc, il talento nella bolla

Da Jeddah, Arabia Saudita, arrivano conferme.
Il tempo è galantuomo
Altri Sport
Giacomo Cunial
26 Novembre 2018

Il tempo è galantuomo

Robert Kubica e Fernando Alonso: quando le vite di due campioni si incrociano.
L'automobilismo ecologico non piace a nessuno
Altri Sport
Luca Pulsoni
24 Gennaio 2021

L'automobilismo ecologico non piace a nessuno

La svolta green rischia di snaturare la Formula 1 (e non solo).