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Calcio
22 Luglio

Il calcio del futuro: un reality show di rigori

Paolo Pollo

10 articoli
Vi raccontiamo in anteprima la finale di Champions League 2029.

Al 21 luglio, nelle 342 gare di serie A disputate, sono stati concessi 165 rigori. Record assoluto. Una media di quasi 5 a giornata che indica una proiezione a fine campionato di oltre 180 tiri dal dischetto. Ma, come si sono chiesti in molti, non saranno un po’ troppi questi rigori? Forse sì, forse no. In ogni caso è inutile stupirsi. Abbiamo permesso alla tecnologia di entrare nelle nostre case, nelle nostre stanze da letto, nei nostri bagni e naturalmente nei nostri stadi.

 

 

Abbiamo preteso, in nome di un calcio più equo, che l’occhio scientifico, oggettivo e rigoroso, sostituisse la fallacia di quello umano, con le sue imprecisioni e interpretazioni. Abbiamo voluto un approccio tecnologico, sposando la tesi che “oggi un rigore dato o non dato può costare milioni di euro e influenzare le scelte strategiche di un club”. Dunque basta lamentarsi. Sarà sempre più così. Prepariamoci al futuro. A questo proposito, vi raccontiamo in anteprima la finale della UEFA Champions League 2028/2029.

 

 


 

Mercoledì 20 giugno 2029. Benvenuti all’Ullevaal Stadion di Oslo, ribattezzato Burger Arena, per l’atto conclusivo della principale competizione europea. A contendersi “la coppa dalle grandi orecchie”, saranno il Real Madrid e il Bayern Monaco. Il calcio d’inizio è previsto a mezzanotte in punto. Una scelta presentata come ideale dal punto di vista meteo: la temperatura prevista nella capitale norvegese è di una quindicina di gradi, perfetta per un match di altissimo livello. Inoltre, le tenebre leggere del nord Europa di questa stagione rendono tutto più magico.

 

 

In realtà, la decisione è stata presa seguendo altre logiche: a Pechino sono le sei di mattino, quindi tutti possono guardare la partita prima di andare a lavorare. Nell’America Latina, mercato di lingua ispanica che vale miliardi in merchandising, siamo più o meno all’ora dell’aperitivo. L’audience è dunque assicurata. Calcio d’inizio per il Bayern Monaco. Prima azione. Su un cross dalla trequarti di Jandt, il difensore centrale del Real Madrid, Baraques, scivola e per poco non combina un guaio. La difesa rimedia.

 

 

Ma nella sorpresa generale, viene immediatamente fischiato un rigore. Si tratta di una clamorosa ingenuità del portiere del Real. Dimenticandosi che tutte le voci dei giocatori iscritti alla Champions League sono state registrate, catalogate e inserite in un database all’inizio della stagione, il giovane Melendez si è lasciato andare a un “put…” che è stato udito dai 187 traduttori simultanei collegati in auricolare con l’arbitro. A nulla valgono le proteste dei madrileni: l’imprecazione, peraltro non completa, era rivolta ad un compagno di squadra maldestro, non ad arbitro, avversari o pubblico. Ma su questo punto l’ UEFA è inflessibile: il linguaggio troppo colorito va represso.

 

Cominciò tutto almeno un decennio fa (Photo by Justin Setterfield/Getty Images)

 

 

Si discute a lungo, il traduttore armeno ha qualche dubbio. Non che la sospensione temporanea abbia riflessi particolarmente negativi: dal 2027, le partite prevedono due tempi di dieci minuti effettivi. Il rigore viene assegnato. Holler trasforma. Bayern 1 Real Madrid 0. Sono trascorsi solo 28 secondi di gioco, anche se i calciatori girano per il campo da oltre venti minuti chiacchierando fra di loro, ascoltando musica e facendosi selfie. L’arbitro chiama pertanto il primo cooling break.

 

 

La pausa rinfrescante non sarebbe proprio necessaria, visto che ci troviamo nel cuore della notte scandinava, però è stata inserita obbligatoriamente all’inizio di tutte le partite (quando gli ascolti sono più alti e il risultato è in bilico) in virtù di un accordo ventennale stipulato con una nota marca di integratori. L’incontro riprende, il Real si getta nella metà campo avversaria per recuperare lo svantaggio. Al 3’, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, avviene un altro episodio chiave: sembra che la palla abbia sfiorato la seconda falange del dito mignolo di un difensore del Bayern. La panchina spagnola scatta immediatamente in piedi e richiama l’attenzione dell’arbitro. Si passa alla verifica.

 

Da quest’anno sono quattro i gradi di giudizio obbligatori che vanno completati. Più uno discrezionale.

 

C’è prima la Control room review, che comprende un team di arbitri, ex giocatori, oftalmologi e registi di cinema specializzati in film di fantascienza. Si passa poi alla On field review. Il direttore di gara, assistito dal nono uomo (sono diventati nove), da un docente di biomeccanica e da un rappresentante delle forze dell’ordine (entrambi locali per garantire imparzialità) esprime il proprio parere, considerato però non vincolante e puramente empirico.

 

 

Il terzo grado è rappresentato dalla Algo review: con algoritmi sofisticati, si incrociano i dati riguardanti la stessa azione, svoltasi nello stesso punto, con la stessa dinamica e lo stesso numero di giocatori in prossimità della palla di tutte le partite disputate in ogni competizione, anche dilettantistica, dal dopoguerra ad oggi. Una pratica rapida ed efficace per stabilire quante volte è stato fischiato il rigore in situazioni analoghe.

 

 

L’ultimo passaggio, infine, è la recentissima Technical review. Funziona così. Un gruppo di ragazzi di “Football Geek”, start up di successo con sede in un bunker di Zurigo, si collega alla pagina web di una prestigiosa società aerospaziale, partner della manifestazione. Grazie a un complesso sistema di satelliti, la società scansiona l’area (di rigore ma anche quella circostante fino a un raggio di 1500 km) per creare una foto in altissima risoluzione. L’immagine viene inviata in tempo reale a un laboratorio specializzato di Basilea che la verifica e, dopo alcuni istanti, la gira all’arbitro. Quest’ultimo la controlla sul proprio smartwatch (uno dei sei in dotazione) e la trasmette a sua volta agli addetti dello stadio che la proiettano, a beneficio del pubblico, su un maxischermo.

 

 

In caso di parità nei verdetti, e solo in quello, si ricorre alla Courtroom review. Una novità assoluta. A fianco dell’allenatore, non siedono più i giocatori, i tecnici e i sanitari. Quelli stanno in tribuna. In panchina c’è invece uno staff di avvocati (ammessi non più di 23) che difendono gli interessi del club in ogni area, dal penale al civile, dal diritto internazionale a quello sportivo, dai diritti commerciali ai diritti umani. Nel caso specifico, il Bayern schiera oggi a capo del suo legal team Horst Von Kremer, leggendario principe del Foro di Stoccarda.

 

All’inizio alcuni avevano provato ad opporsi al glorioso progresso garantito dalla tecnica: prontamente rieducati in appositi centri di recupero, svolgono oggi uno stage non retribuito presso la UEFA che li ha resi testimonial di una grande campagna di sensibilizzazione tecnologica (Photo by Alex Pantling/Getty Images)

 

 

Gia in semifinale contro il Liverpool, Von Kremer è riuscito ad ottenere un sesto rigore a favore del Bayern per “ipotetica volontà di effettuare un tackle falloso 16 cm dentro l’area”, estorcendo al difensore inglese una confessione davanti a un miliardo di telespettatori. Un’impresa magistrale che gli è valsa l’ammirazione degli appassionati di tutto il mondo, polverizzando ogni record di conversazioni sui social. Con una certa malizia, si sussurra che sia proprio lui il miglior acquisto del Bayern negli ultimi tempi. Ma ora, collegato in video con un tribunale situato in un luogo top secret, e accompagnato dalla trepidazione dei tifosi tedeschi, Von Kremer deve affrontare un’altra sfida durissima: convincere gli 11 giudici (numero volutamente simbolico) che non era fallo di mano.

 

 

Questa volta il miracolo non gli riesce. La sentenza arriva dopo otto minuti di camera di consiglio, utilizzati per un secondo cooling break. Rigore per il Real Madrid. Alejandro lo trasforma con freddezza: 1-1. Mentre le squadre tornano a centro campo, l’arbitro si porta la mano all’orecchio e alza il braccio. La regia centrale segnala che è successo qualcosa di grave, di molto grave: una delle 54 videocam collocate sulla traversa ha catturato uno sguardo sospetto di Alejandro all’indirizzo del portiere del Bayern dopo la realizzazione del goal. Si cerca di capire se l’espressione contenesse elementi di superbia, di ilarità o, peggio, di scherno nei confronti dell’avversario.

 

 

Mezz’ora di grande tensione. Il verdetto è choccante: rigore per il Bayern, espulsione di Alejandro e Real in inferiorità numerica! Si scatena il finimondo. Josè Luis Hernandez Villar, capo dello staff legale dei blancos, viene prima allontanato dal campo e poi addirittura arrestato dalla polizia norvegese per “insulti intollerabili”. In realtà sembra che abbia detto solamente “Es una pena” (“È una vergogna”), dimenticandosi però le norme sul turpiloquio e un ulteriore aspetto altrettanto rilevante. Nel corso dell’ultima riunione UEFA, avvenuta 24 ore prima, il regolamento è stato modificato e adesso l’art.2361 recita testualmente:

“Il calcio di rigore può essere assegnato, anche per infrazioni avvenute lontano dall’area di rigore, per qualsiasi motivo giudicato valido dagli organi ufficiali”.

Formula ancora un po’ ambigua, sulla quale si lavorerà in futuro.

 

L’importante è che ci siano più rigori che tifosi. La Serie A 20919/2020 aprì le porte (Photo by Daniele Badolato – Juventus FC/Juventus FC via Getty Images)

 

 

Si torna comunque sul dischetto e Van Leuven riporta in vantaggio i bavaresi. Il primo tempo termina sul 3-2 per il Bayern, che non riesce però a contenere il ritorno del Real Madrid nella ripresa: i tempi regolamentari si chiudono sul 5-5 con tutti i goal realizzati dal dischetto. Aboliti i supplementari, non graditi dal pubblico asiatico dopo alcune ricerche di marketing, si va subito… ai calci di rigore. Se ne tirano 11, per aumentare la spettacolarità, e ogni giocatore, anche se infortunato, è obbligato a calciare il suo. Al Real Madrid, rimasto in dieci, viene concesso di coinvolgere un uomo della panchina. Il settimo dell’elenco sarà quindi un penalista di Toledo, specializzato in omicidi, delitti e stragi. Scelta astuta, che evidenzia il tentativo di esercitare pressione psicologica sugli avversari.

 

 

Dopo tre ore e mezza vissute in un’altalena di emozioni (ogni rigore è stato rivisto per circa 10 minuti in modo da analizzare correttamente posizione del tiratore, della palla, del portiere, dell’arbitro, dei guardalinee, dei compagni a centrocampo, dei fotografi, degli steward e degli spettatori sugli spalti), arriviamo al momento decisivo. Hector Robredo, talentuoso attaccante colombiano in forza al Real Madrid, ha sui piedi la palla della vittoria. Robredo avanza, caracolla un attimo e poi piazza la palla con precisione alla sinistra del portiere. Goal. I tedeschi, furibondi, circondano l’arbitro sostenendo che Robredo abbia interrotto la rincorsa per qualche centesimo di secondo in più del consentito.

 

 

I quattro gradi di giudizio non risolvono la questione. Si ricorre di nuovo alla Courtroom review. Qui si consuma un piccolo dramma. Robredo, incalzato aggressivamente da Von Kremer, ha un crollo nervoso. Originario di Bogotà, l’attaccante giura fra le lacrime di aver solo imitato un passo di salsa tipico del suo barrio. Cita addirittura una canzone, “Hoy estoy feliz”, nella quale il ballerino si ferma per un istante durante la danza. Von Kremer non ci sta, pretende un’ulteriore prova. Vengono scaricate da YouTube intere compilation di salsa, corredate da video, per verificare l’autenticità delle parole del colombiano. Dopo altre due ore di attesa arriva il verdetto: innocente.

 

Per i mondiali, ad esempio, c’è ormai un a.V. (ante var) e un d.V. (dopo Var): l’edizione del 2018 segnò l’anno zero.

 

 

Il Real Madrid trionfa in Champions League per la ventunesima volta nella sua storia! Anche la cerimonia di premiazione è speciale. Il numero uno dell’UEFA, Spiky, si avvia verso il centrocampo per consegnare il trofeo al capitano Ruiz. La coppa la tiene in bocca, non in mano, e già questo particolare è significativo di una piccola rivoluzione. Spiky, infatti, è un setter irlandese, nominato presidente del massimo organismo calcistico continentale al termine di una lunga battaglia, antidiscriminatoria e di eguaglianza, condotta dalle principali associazioni animaliste.

 

 

Alle 7.15 ora locale, la finale della Champions League 2029 va in archivio. Le due tifoserie sciamano pacificamente per le strade di Oslo. Non c’è euforia da una parte, non c’è depressione dall’altra. Solo una comprensibile stanchezza. È stata una notte lunga e indimenticabile. L’UEFA può essere soddisfatta. Certo, a Pechino è ormai primo pomeriggio e tutti i telespettatori si sono persi l’epilogo.

 

 

Bisognerà pianificare meglio gli orari in futuro. Certo, la regola che consente l’attribuzione di un penalty anche lontano dall’area di rigore, va ancora affinata. E a dire il vero, l’idea di nominare un setter irlandese come presidente dell’ UEFA appare dettata da motivazioni più socio politiche che sportive. Ci sarà tempo per parlarne. Di sicuro, un elemento non è più in discussione: il ruolo del supporto tecnologico. Quello ormai è un argomento superato. Un argomento vecchio. Un argomento di cui si parlava molti anni fa, nel lontano 2020.

 

 

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