Carrello vuoto
Ritratti
9 Novembre

Sandro Ciotti

Matteo Mancin

12 articoli
L'uomo, l'artista, l'inconfondibile voce.

Quel giorno a Città del Messico piove a dirotto. L’amazzonia delle piogge torrenziali è qualche migliaio di chilometri più sotto, ma la capitale messicana quel giorno sembra una vera foresta pluviale. Si stanno svolgendo i giochi olimpici, siamo nel 1968, e come sempre la rassegna olimpica non è solo una festa di sport, ma anche un check up approfondito sullo stato culturale dell’umanità. È l’anno delle Black Panthers sul podio olimpico, dell’assassinio di Martin Luther King e di Bob Kennedy, della guerra del Vietnam e delle rivolte studentesche. In mezzo a questo mare di storia, l’acqua che scende dal cielo quel giorno a Città del Messico non è che una goccia, ma sta copiosamente riversandosi sullo stadio olimpico da oltre 14 ore.

 

In quello stadio Sandro Ciotti sta affrontando una delle dirette radiofoniche tra le più massacranti della sua carriera, ma da autentico professionista qual’è non lesina impegno e porta a termine la sua giornata di lavoro con immutato trasporto per quello che sta raccontando. La mattina dopo, quando si sveglia, la sua gola è in fiamme e la sua voce, già resa ruvida da migliaia di sigarette, è completamente rauca. Ciotti all’epoca ha 40 anni, è un radiocronista Rai già abbastanza affermato ed apprezzato, e torna a Roma dalla trasferta messicana consapevole che il suo ferro del mestiere, la voce, è irrimediabilmente compromessa. Ama il suo lavoro e l’idea di doverlo lasciare per questo malanno cronico lo angoscia, ma viene rassicurato dai suoi capi della redazione sportiva, Sergio Zavoli e Paolo Rosi, che in maniera lungimirante scommettono sul fatto che quel particolare timbro vocale possa diventare nel tempo un marchio di fabbrica.

 

 

“Santo Dio era ora”

 

Il tempo darà ragione ai due mostri sacri del giornalismo sportivo italiano, contribuendo a crearne a loro volta un altro: possiamo affermare che la carriera di Sandro Ciotti nasce proprio lì, da quell’edema alle corde vocali che lo consacrerà all’immortalità giornalistica italiana. Sarebbe però ingiusto ridurre l’apporto che Ciotti ha dato al mondo del giornalismo ad una semplice particolarità vocale. Sandro Ciotti è infatti un raffinato uomo di cultura, di interessi multiformi ed originali.

 

Nasce a Roma nel 1928, figlio del giornalista Gino Ciotti, ed il suo padrino di battesimo è nientemeno che Trilussa, il celebre poeta dialettale romano. Cresce negli ambienti intellettuali romani, appassionandosi in particolare allo sport e alla musica. Prende per anni lezioni di violino dal maestro Corrado Archibugi (nonno della regista Francesca) che fu collaboratore di Arturo Toscanini ed insegnante tra le altre di Claretta Petacci prima che questa diventasse l’amante ufficiale di Mussolini. Pratica molti sport, ma quello che più lo appassiona è il calcio, nel quale dimostra anche una certa dimestichezza. Entra nelle giovanili della Lazio, gioca in Serie C con Forlì e Ancona, poi Frosinone e Torino con il quale non scenderà mai in campo. Terminata la carriera sportiva, intervallata da qualche esibizione musicale con alcune orchestre da ballo, decide di seguire le orme del padre ed inizia a collaborare come giornalista per “la voce repubblicana” nel 1954.

 

Maria Teresa Ruta conduce con Sandro Ciotti “La domenica sportiva”

 

Nel giornalismo dimostra la sua natura culturale multiforme, interessandosi oltre che di calcio anche di musica e cinema. Entra in Rai con queste credenziali nel 1958, e diventa prima inviato e poi ideatore di fortunate rubriche come “l’uomo della domenica” e “Ciak”, la prima rubrica radiofonica sul cinema in collaborazione col grande Lello Bersani. La sua avventura principale inizia però nel 1960 quando è chiamato come radiocronista in “tutto il calcio minuto per minuto”. Nella radiocronaca infatti le qualità di Sandro Ciotti si esaltano. La sua arguzia era provvidenziale e lo aiutava a capire il momento come nessun altro nella sua epoca: viene a lui attribuita la frase più celebre delle radiocronache sportive, quel “Clamoroso al Cibali che ha sfondato il suo recinto di appartenenza, per entrare nella lingua italiana come vero e proprio modo di dire.

 

Il suo stile è davvero inconfondibile, e ruota attorno alla sua sottile e raffinata ironia con cui colora ogni radiocronaca. Durante il racconto di oltre 2400 partite nella sua carriera regala perle senza tempo, che lo caratterizzano e lo fanno entrare nell’immaginario collettivo: locuzioni ricercate come “ventilazione inapprezzabile” oppure “Siamo giunti al minuto che intercorre tra il 16° e il 18°” sono suoi marchi di fabbrica. Durante la radiocronaca della partita che sancirà il Cagliari campione d’Italia 1970, riesce a fotografare la spasmodica attesa dell’isola intera, raccontando un episodio di cronaca occorso pochi minuti prima del fischio d’inizio, quando due latitanti sardi vengono arrestati dalle forze dell’ordine perché sorpresi a chiedere autografi ai propri beniamini, ironizzando sul fatto che per l’autografo più ambito, quello di rombo di tuono Gigi Riva, i due malcapitati avrebbero dovuto attendere di scontare la loro pena detentiva.

 

 

Vignetta di Luca Galimberti

 

Questo era Sandro Ciotti, un professionista che riusciva attraverso la tagliente ironia a raccontare tutto quello che c’era da sapere sull’evento che stava descrivendo. Questo suo stile così peculiare era il perfetto contraltare dell’altro radiocronista principe della sua epoca, Enrico Ameri, di cui Ciotti fu sempre secondo e rivale nelle lunghe domeniche pomeriggio alla radio. Non potevano essere più diversi, in effetti, i due radiocronisti, e il loro dualismo è stato uno degli ingredienti principali delle fortune della trasmissione. Ameri era probabilmente tecnicamente più bravo di Ciotti, con la sua voce chiara ed impostata e il suo eloquio cosi fitto e puntuale. Ciotti lasciava invece più spazio a qualche volo pindarico e qualche divagazione, sempre però funzionale alla descrizione dell’evento.

 

Volendola riportare in ambito calcistico potremmo dire che se Ameri era il vero regista e metronomo della trasmissione, Ciotti era il numero 10, il fantasista che non disponeva della regolarità del suo rivale ma poteva districarsi in ogni situazione grazie a dei colpi di genio non alla portata del suo avversario. La loro rivalità, sempre sottintesa e mal celata da entrambi, ebbe un picco quando Ameri insultò Ciotti, reo di averlo interrotto con il suo classico “Scusa Ameri”, per raccontare un inutile gol dal secondo campo in collegamento: credendo di aver abbassato il potenziometro e di non essere quindi in onda, Ameri diede apertamente dell’imbecille (eufemismo) al collega. Dopo questo episodio, ascoltato da milioni di orecchie in tutta Italia, il rapporto tra i due si incrinò definitivamente, rimanendo nell’ambito di una civile, ma pur sempre aspra rivalità.

 

“Siamo stati costretti a respingere l’attacco di un tifoso laziale che voleva entrare in cabina”.

 

Accanto alla sua attività di radiocronista Ciotti segue per la Rai numerose edizioni del festival di Sanremo, confermando il suo amore per la musica, e riuscendo anche in questo campo a dare il proprio apprezzabile apporto. Era infatti, grazie agli studi giovanili, molto competente in materia, e rimangono celebri addirittura alcune sue incursioni da autore musicale, come l’indimenticabile “Veronica” scritta per Jannacci o “il volo” scritta per Peppino di Capri. Grande amico di Luigi Tenco toccherà proprio a lui l’ingrato compito di raccontarne il suicidio avvenuto durante l’edizione del 1967 della kermesse sanremese, ed in seguito gli dedicherà un appassionato documentario. Durante gli anni 80’ Ciotti divenne poi anche volto televisivo conducendo dal 1986 e per otto edizioni la domenica sportiva, riportando anche sul piccolo schermo tutte le sue peculiarità, dando spesso un tono ironico e raffinato alla storica trasmissione. Durante gli otto anni alla guida del programma, affiancato prima da Maria Teresa Ruta e poi da Simona Ventura, gli tocca però il triste compito di comunicare a milioni d’italiani la scomparsa di Gaetano Scirea, la sera del 3 settembre 1989, dando dimostrazione di grande compostezza e professionalità ancora una volta.

 

Durante gli anni di conduzione della DS continua comunque il suo lavoro da telecronista, e stavolta da prima voce dopo il pensionamento di Ameri a partire dal 1991. Con il passare del tempo la sua caratteristica voce s’increspa ancora di più se possibile, piegata dalle milioni di parole lasciate alle radiocronache e da altre migliaia di sigarette senza filtro, e nei sui ultimi racconti delle partite della domenica, oramai quasi si fatica a capirne le parole dette al microfono. Si congeda dal suo amato mezzo radiofonico il 12 maggio 1996, al termine di un Cagliari-Parma valevole per l’ultima di campionato. Il suo è un addio quasi commosso, e nelle sue parole traspare la fatica degli ultimi tempi e il grande amore verso i radioascoltatori.

 

“Soltanto dieci secondi per dire che quella che ho appena tentato di concludere è stata la mia ultima radiocronaca per la Rai, un grazie affettuoso a tutti gli ascoltatori, mi mancheranno!”.

 

https://www.youtube.com/watch?v=0m5i3WSZOe0

Elegante, serio e commovente

 

Queste sono le sue esatte parole di quel pomeriggio, per un commiato sottolineato anche dai colleghi in studio, desiderosi di rendere omaggio a quello che era divenuto oramai un vero mostro sacro della professione. Ciotti regalerà ancora al pubblico, grazie a comparsate ed inviti vari, le sue argute e pungenti digressioni calcistiche. Nei suoi ultimi anni si concentrerà però principalmente sul versante musicale, divenendo ancora ospite fisso delle edizioni del festival di Sanremo, che lui stesso considerava un suo grande divertimento prima che un lavoro. Del resto Sandro Ciotti era la perfetta immagine dell’uomo libero e difficilmente si sarebbe imbarcato in cose per lui non interessanti.

 

La sua personalità in questo senso era spiccata e molto conosciuta, a partire dalla sua decisione di rimanere sempre scapolo, perché troppo amante delle donne e delle serate interminabili al tavolo a giocare a scopone scientifico di cui si professava gran giocatore. Muore a Roma, nel luglio del 2003, omaggiato dall’intero mondo dello sport e della cultura italiana, a dimostrazione di come sia stato non solo un gigante del giornalismo nostrano, ma anche una delle personalità culturali più peculiari della sua epoca, pieno di scintillanti sfaccettature dalle forme più originali e disparate.

 

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Tifo
Nicole Pezzato
9 Giugno 2022

A Venezia i bambini non tifano l’Unione

Marketing, sabermetrica ed una società confusa.
Papelitos
Valerio Santori
7 Giugno 2022

Non potrebbe più esserci un Gianni Clerici

In un'epoca come la nostra di piattume e pesantezza.
Tifo
Domenico Rocca
4 Giugno 2022

Nel nome di Antonio De Falchi

04/06/1989: il buio a San Siro.
Italia
Luca Pulsoni
30 Marzo 2022

I ragazzi che diventeranno uomini senza l’Italia ai mondiali

Storia di un disamore antico: quello tra i ragazzi italiani e il pallone.
Italia
Valerio Santori
28 Marzo 2022

La disfatta dell’Italia senza un capro espiatorio

Perché la conferma di Mancini è una buona notizia per il movimento.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
26 Marzo 2022

Capello: seguire il modello tedesco, non quello (defunto) di Guardiola

Don Fabio indica la via al calcio italiano.
Papelitos
Andrea Antonioli
25 Marzo 2022

È giusto così

Il male oscuro dell'Italia è tornato.
Papelitos
Matteo Paniccia
9 Marzo 2022

Non tifare, investi! (e perdi)

Perché i fan token sono pericolosi.
Podcast
La Redazione
23 Febbraio 2022

Il più sudamericano dei nove italiani

Un podcast con Bruno Giordano.
Ritratti
Emanuele Iorio
22 Febbraio 2022

La telecronaca è una cosa seria

Ritratto di Nando Martellini.
Cultura
Giuseppe Gerardi
18 Febbraio 2022

Creuza de mä

La storia d'amore tra il Genoa e Fabrizio De André.
Italia
Alberto Fabbri
12 Gennaio 2022

Palermo vive di calcio

Il tifo per i rosanero, il Palermo Calcio Popolare e l'amore per il meraviglioso gioco.
Tennis
Vito Alberto Amendolara
6 Gennaio 2022

Bruciamo le autobiografie sportive

Liberiamoci da questa piaga.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
22 Dicembre 2021

Elogio del sercio, il pallone di una volta

Quanti chili pesava la sfera della nostra scuola calcio?
Cultura
Gabriele Fredianelli
30 Novembre 2021

Luciano Bianciardi e quella notte speciale a Cagliari

Conversazioni alcolico-notturne con Scopigno tra Hegel, Guttuso e Gershwin.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
12 Novembre 2021

A nessuno frega più niente della nazionale

E forse a nessuno gliene è mai importato davvero.
Altri Sport
Gabriele Fredianelli
26 Ottobre 2021

Stefano Cerioni diventerà il Mancini della scherma?

Un parallelo tra i CT del fioretto e del calcio.
Papelitos
Federico Brasile
20 Ottobre 2021

L’Europa chiama, l’Italia non risponde

Il calcio italiano deve guardarsi allo specchio.
Ritratti
Matteo Mancin
17 Ottobre 2021

Beppe Viola, l’anticonvenzionale

Ritratto della breve e memorabile esistenza di Pepinoeu.
Interviste
Leonardo Aresi
21 Settembre 2021

A tu per tu con Dino Zoff

Conversazione con il campione friulano.
Italia
Michelangelo Freda
4 Settembre 2021

Il modello del Südtirol

La Bolzano biancorossa sogna il calcio che conta, ma è divisa tra tedeschi e italiani.
Papelitos
Marco Armocida
26 Agosto 2021

Ci vuole equilibrio

La stampa italiana e la sindrome da titolite.
Altro
Michelangelo Freda
19 Agosto 2021

I talebani amano il cricket (e ora pure il calcio)

Il rapporto tra gli studenti del Corano e lo sport.
Ritratti
Lorenzo Santucci
18 Agosto 2021

Cambiasso, il cervello in campo

Storia del Cuchu, il nobile proletario.
Estero
Eduardo Accorroni
9 Agosto 2021

Il calcio in Cina è pura propaganda?

Per il governo cinese, il calcio è molto più di un semplice sport.
Estero
Marco Armocida
8 Agosto 2021

Lukaku al Chelsea è già Superlega

Sul ponte (italiano) sventola bandiera bianca.
Podcast
La Redazione
4 Agosto 2021

Mamma Italia

Un podcast con Bruno Pizzul.
Podcast
La Redazione
13 Luglio 2021

Lasciateci il pallone

Due chiacchiere con Francesco Repice.
Papelitos
Lorenzo Santucci
8 Luglio 2021

Mai più Europeo itinerante

Una formula fallimentare su tutta la linea.
Ritratti
Marco Metelli
3 Luglio 2021

La leggenda di Osvaldo Bagnoli

Compie oggi 86 anni un mito della panchina.
Tifo
Alberto Fabbri
10 Giugno 2021

NOIF: una legge per l’azionariato popolare

Intervista a Massimiliano Romiti, presidente del comitato "Nelle Origini Il Futuro".
Papelitos
Alessio Nannini
10 Giugno 2021

La banalità ha (sopran)nomi e cognomi

Dal Gallo a Supermario, da Ivan il Terribile a Lorenzo il Magnifico.
Estero
Paolo Cammarano
9 Giugno 2021

La guerra (delle radio) più assurda di sempre

Un potere che in Spagna superava quello dei club.
Ritratti
Marco Metelli
5 Giugno 2021

Alberto Malesani, l’ultimo degli umani

Sorridere in faccia al fallimento.
Ritratti
Luca Giannelli
29 Maggio 2021

Bruno Pesaola, napoletano d’adozione

Le estrose geometrie calcistiche attraverso il fumo delle sigarette.
Ritratti
Pierfilippo Saviotti
20 Maggio 2021

Nereo Rocco, il Paròn degli italiani

A lui il nostro calcio deve successi e identità.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
19 Maggio 2021

La lezione del calcio sudamericano

E la brutta figura del nostro calcio.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
20 Aprile 2021

È arrivato Robin Hood

Florentino Perez è venuto a “salvare il calcio”.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
28 Marzo 2021

Viva il pragmatismo degli Azzurrini di Nicolato!

Lotta, sudore, sacrificio: ma per De La Fuente è l'anticalcio.
Editoriali
Gianluca Palamidessi
23 Marzo 2021

Il calcio è diventato noioso

La meccanica del gioco ha vinto sull'intuizione dei singoli.
Interviste
Giuseppe Cappiello
12 Marzo 2021

US Fasano, il calcio del suo popolo

Il pallone come rito e bene collettivo.
Tennis
Alessandro Imperiali
2 Marzo 2021

La radio come antidoto al coronafootball

Le radiocronache sono tornate di moda.
Estero
Alberto Maresca
26 Febbraio 2021

Tunisia andata e ritorno: il calcio del popolo

Reportage dall'Africa settentrionale.
Ritratti
Alberto Fabbri
12 Febbraio 2021

Giacomo Bulgarelli, eterna bandiera

Di Bologna figlio, del Bologna sposo.
Calcio
Luca Pulsoni
8 Febbraio 2021

Suning naviga in cattive acque

Nel frattempo l'Inter non può concedersi distrazioni.
Calcio
Gianluca Palamidessi
1 Febbraio 2021

L’onnipotenza delle radio romane

L'amico/nemico di Roma e Lazio.
Ritratti
Matteo Mancin
25 Gennaio 2021

Giovanni Galeone l’integralista

Compie 80 anni un uomo del paradosso, “padre” di Max Allegri.
Calcio
Alessio Masala
21 Gennaio 2021

Il Totocalcio alla conquista dell’Italia

Come la schedina è diventata rito di popolo.
Tennis
Alberto Fabbri
13 Gennaio 2021

Fulvio Bernardini, una vita per il pallone

Giocatore, allenatore, giornalista, dirigente. Dottore del calcio italiano.
Calcio
Annibale Gagliani
8 Gennaio 2021

David Bowie e Andres Iniesta, gli illusionisti

Riflessioni oniriche in onore di David Bowie, che avrebbe compiuto 74 anni.