Ultra
13 Aprile 2024

Grigio tenebra

Tifare Alessandria è un atto profondo di fede.

E dire che, se non spuntassero le colline del Monferrato, celate tra un palazzo e il campanile di San Baudolino, non vi sarebbe orizzonte da scrutare. Pianura schietta, ovunque ti giri. Nemmeno la soddisfazione di intravedere, nelle terse giornate invernali, la silhouette del “Re di Pietra” stagliarsi a Occidente, mentre dalle sue rocce scorre imperterrito il Po.

Troppo distanti le Alpi. Ancora presto per sentir il profumo dei boschi appenninici. Chiusa tra due corsi d’acqua. Campi umidi, che si perdono all’infinito. In mezzo al nulla, tra Torino e Genova. Nè carne, nè pesce. Come descrivere Alessandria, e l’Alessandria, a un “foresto” se lo stesso che batte i tasti sul pc è anch’egli straniero? Ci si affida alle sensazioni. A chi ancora affolla il deserto del vecchio “Moccagatta” per assistere a ciò che resta dei derelitti Grigi.

Serie D ufficiale e siamo solo a inizio Aprile. Un’umiliazione agonizzante, durata quasi due anni. I dati hanno lo stesso effetto di una telecronaca Rai. Noiosi, soporiferi, eppuri utili, in questo contesto, tanto da sprecare un paio di righe per dipingere un quadro chiaro del grottesco appena trascorso. Una stagione con 38 giocatori, 6 allenatori, 4 team manager, 4 addetti stampa, 2 direttori sportivi, 1 direttore dell’area tecnica, 2 direttori generali. Ancora qualche mese e si batteva in scioltezza il record dell’Ancona 2003/2004. Magari avrebbero anche acquistato il pingue e indolente Jardel. A una retrocessione ci si abitua, specie tra le sponde di Bormida e Tanaro. Alle farse meno, ma dobbiamo digerire anche questa.

“Siamo grigi come la città”. Lo dicono in tanti, i “mandrogni” che abitano il capoluogo. La “erre” arrotata alla francese. Pare sia un’eredità di Napoleone. Il generale, da queste parti, ha lasciato il famoso platàno a perenne memoria e, nel mentre, vinto una delle battaglie più sofferte della sua infinita collezione. In rimonta. Quasi senza accorgersene. Con il generale Desaix che si immola per il suo cesare, lasciando che il sangue sgorghi dal corpo ferito a morte nella polvere di Marengo, il 14 giugno del 1800. Ci vorrebbe proprio un tipo alla Bonaparte a tirar fuori dalle secche i poveri Grigi.

I tifosi, oramai, sono abbonati al peggio. Abituati alla sofferenza, in 112 anni di pallone ne hanno viste troppe.

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