Cultura
08 Ottobre 2024

La maschera dell'Uomo Tigre

Un Giappone parallelo, un popolo orfano.

La maschera dell’Uomo Tigre è una maschera tragica. Assomiglia agli eroi omerici, semidei afflitti dal dono della mortalità e per questo avidi di vita. All’opposto, Naoto Date, la persona dietro alla tigre, potrebbe essere un hibakusha, i sopravvissuti ai bombardamenti atomici, reietti espulsi dalla società perché fanno paura e perché ricordano con la ferocia delle loro ustioni un orrore che si vorrebbe già dimenticato. Ma gli hibakusha sono anche una metafora del Giappone del Dopoguerra.

Date è orfano e come tale egli rappresenta una generazione di orfani, non soltanto dei propri genitori bensì di un tempo, di un Giappone avvizzito dai bagliori delle bombe di Hiroshima e Nagasaki, insudiciato dalla pioggia nera delle ricadute radioattive, umiliato da una occupazione meno brutale di altre ma pur sempre portatrice di atrocità in una atmosfera di desolazione, depressione e decadenza. Tra le macerie lasciate dai bombardamenti si diffonde il mercato nero, la prostituzione, il consumo e l’abuso di alcool e droga alimentato dalla presenza di truppe straniere.

Il Giappone del dopoguerra è orfano, disperatamente bisognoso di nutrimento per lo spirito prima ancora che per i corpi, orbato di volontà e coraggio, prostrato da sacrifici imposti da una spietata classe dirigente militarista che ha gonfiato la rana di hybris fino a farla scoppiare.



La condizione di orfano di Date lo lega al mito della maschera eroica. Perché tutti gli eroi della letteratura sono orfani e non potranno che generare orfani, essendo, come scrive Natalia Ginzburg, incapaci di diventare loro stessi padri. Eppure Date è stato un ponte tra generazioni, come ha raccontato Alessio Lana, poiché in Italia arriva soltanto nel 1982, quasi vent’anni dopo la sua uscita in Giappone grazie al fumettista Ikki Kajiwara, nom de plume di Asaki Takamori.

Anche lui un triste ritratto di un bambino cresciuto sotto le bombe, sfollato, che giunge a Tokyo con la famiglia e nell’immediato dopoguerra diventa un delinquente di quartiere, un ladruncolo che abbandona la scuola ma trova redenzione nella scrittura e che, per sua fortuna, non visse abbastanza per vedere la figlia, Pai Hsiao-yen, rapita, torturata e assassinata nel 1997 da un gruppo di criminali che si comportarono come l’Arancia Meccanica giapponese […]

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