Catilina è una delle figure più controverse dell’epoca classica. Apparteneva alla Gens Sergia, una delle più importanti famiglie romane, ed è stato uno dei rappresentanti più noti della fazione dei Populares in epoca Repubblicana. Dal momento che perse per ben tre volte l’elezione per diventare console, cercò di organizzare una rivolta, repressa dal suo principale rivale, l’arpinate Cicerone. Nella battaglia decisiva l’esercito romano ebbe la meglio su quello organizzato da Catilina. Tuttavia da Sallustio fu scritto che morì solo con ferite frontali, a testimonianza che non si voltò mai per scappare. Molti diranno di lui che fu croce e delizia di uno dei periodi più confusi della storia romana.

 

Tre bronzi e un argento ai mondiali, una Sanremo e una Vuelta sono nel suo palmarès.

Tre bronzi e un argento ai mondiali, una Sanremo, una Vuelta e sette tappe al Tour de France sono, tra le altre vittorie, nel suo palmarès.

 

Duemila anni dopo a Masbaraud-Mèrignat, paese che conta circa 300 abitanti, nasce Raymond Poulidor, uno dei più forti ciclisti di tutti i tempi. Ha origini umili: a testimoniarlo sono i commenti dei suoi avversari che, dopo i primi premi in denaro, lo accoglievano deridendolo:

“Hey, Pouli can buy himself another cow!”.

Nel 1960 inizia la sua carriera professionistica alla Mercier, storica produttrice di biciclette francese, che per motivi di sponsor non gli farà correre mai il Giro d’Italia. Poupou, così soprannominato dai tifosi, è passato agli annali per le sue caratteristiche di scalatore ma non solo. Il corridore Francese aveva infatti rispetto agli altri una luce negli occhi diversa, una ferocia che lo differenziava dal resto del gruppo. Quando doveva attaccare non si faceva scrupoli, sfrontatezza e coraggio erano le sue doti principali. Vince subito la Milano-Sanremo nel 1961, confermandosi nel campionato nazionale francese dello stesso anno. Vince anche un Giro di Spagna e una delle classiche del Nord più celebri, la Freccia Vallone.

 

Adesso Raymond Poulidor ricopre il ruolo di ambasciatore del Tour de France, spesso presenzia agli arrivi delle tappe della Grande Boucle.

Adesso Raymond Poulidor ricopre il ruolo di ambasciatore del Tour de France, spesso presenzia agli arrivi delle tappe della Grande Boucle. Foto LP/MAtthieu de Martignac.

 

Tuttavia ogni volta che saliva su una bicicletta era costretto a portarsi una gravosa etichetta: l’eterno secondo. Paradossalmente infatti, la corsa che consegnò il suo nome alla storia ciclistica fu l’unica che non vinse mai, il Tour de France. A ostacolare la sua scalata alla vittoria furono sempre i più forti, da Hinault a Merckx, ma la sua bestia nera e acerrimo rivale fu senza dubbio Jacques Anquetil, calcolatore in corsa e snob nella vita. Jacques è perfetto, raziona le proprie forze come un naufrago che, approdato su un’isola deserta, gestisce i viveri che gli sono rimasti. Si può dire che questa fosse una vera e propria qualità dal momento che in quest’epoca non esistono ancora i telefoni, figuriamoci computer o dispositivi che contano le energie rimaste nel corpo dei corridori. Vinse 5 Tour de France.

 

"PouPou" duella con il suo eterno rivale Jacques Anquetil sul Puy de Dôme nel 1964.

“PouPou” duella con il suo eterno rivale Jacques Anquetil sul Puy de Dôme nel 1964.

 

L’acmè della sfida si raggiunge nel 1964: Anquetil sulle grandi salite è piegato sulla sua bicicletta, ma domina nelle tre prove contro il tempo. Poulidor invece è lucidissimo e nella tappa con arrivo sul Puy de Dôme guadagna moltissimo tempo sul suo avversario.Tra lui e la maillot jaune ci sono solo 14 secondi. L’ultima tappa è un’altra prova a cronometro: Anquetil è insuperabile, così Poulidor è costretto a salire nuovamente sul secondo gradino del podio.Quest’ultimo non solo non vincerà mai il Tour de France,ma non correrà neanche un chilometro con la Maglia Gialla. Si dice che quando Anquetil, giunto ormai al capolinea di una vita passata con le sue numerosissime mogli e nel lusso, si trovò sul letto di morte, rivolgendosi a Poulidor disse:

“Hey, Poupou, sei arrivato per secondo anche qui”.

Secondo i Pitagorici dopo la morte l’anima trasmigra in un altro corpo; la chiamano Metempsicosi. Seppur suggestivo e improbabile, sembra che lo spirito di Catilina abbia preso residenza nel corpo di Poulidor. Negli occhi del ciclista sembra esserci quella ferocia, lodata dallo stesso Sallustio al congiurato romano. Entrambi hanno nemici più potenti a fronteggiarli, che alla fine avranno la meglio sui nostri protagonisti. Ciò che rende ancora più veritiera la somiglianza è ciò che rappresentano: il cosiddetto “blocco sociale”, composto dalle classi sociali più basse dell’antica Roma Repubblicana e la classe operaia francese degli anni 60′, che proprio allora inizia a ribellarsi allo sfruttamento e alle condizioni deplorevoli in cui i proletari sono costretti a lavorare. Entrambi sconfitti, ma nei libri di Storia uno, negli almanacchi sportivi l’altro. Cicerone, in una delle sue più famose orazioni, invitò Catilina a smettere di abusare della pazienza della popolazione romana, ma era spinto senza ombra di dubbio solo dalla sua ideologia politica, perché di personaggi come Catilina e come Poulidor, maledetti e fieri, perdenti ma affascinanti, non se ne potrà mai fare a meno.