Se la vostra idea di ‘’presidentissimo’’ corrisponde a mitologiche figure del calibro di Berlusconi, Moratti o Agnelli, forse non avete ben chiaro il vero significato del termine. Questi, seppur autori di importanti pagine per i loro club, hanno ben poco di ‘’spontaneo’’ e ‘’provinciale’’, tanto da sembrar lontani, appartenenti ad un altro mondo, più vicini al panorama finanziario piuttosto che a quel sentimentalismo eccentrico e senza restrizioni. ‘’Quegli altri’’ appartengono ad una diversa categoria comportamentale e sociale: caratteristiche che li proiettano nell’immaginario collettivo come vere e proprie icone di un calcio non ancora ‘’sistema economico’’, ma che da lì a poco lo diventerà. Sono diverse le piazze che hanno dato e ricevuto molto dai loro presidenti. Se per alcuni vi è un ricordo relegato ad almanacchi e libri societari impolverati e dimenticati, altri sono entrati di diritto nel jet set sportivo e folkloristico della scena calcistica, divenendo icone intramontabili di un calcio soppiantato da sponsor, finanza e pay tvRomeo Anconetani è senza dubbio uno di questi.

Il Pisa nella stagione 87-87 nel ”rito” della foto di squadra insieme al Presidentissimo

Amore e dedizione. Questa è la miscela emotiva che ha contraddistinto per molti anni il calcio a Pisa. Gli anni del presidentissimo, una figura così particolare da sembrar quasi il tipico personaggio di una classica commedia all’Italiana. Un uomo controverso, da un lato religioso e dall’altro scaramantico, per certi versi buono, per altri autoritario e irascibile. La figura di Romeo è certamente una di quelle più significative, non solo per Pisa, ma per l’intero calcio di quegli anni. In controtendenza con le attitudini imprenditoriali in voga all’epoca, la sua decisione di entrare nel mondo del calcio non rispondeva a determinate logiche economiche, ma alla sola passione. Non era un imprenditore, non aveva nessun marchio o capitale alle spalle, era stata la sua voglia e la sua lungimiranza a portarlo lì.

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In quel mondo ci stava già da tempo, prima come segretario in un piccolo club, poi dirigente e persino giornalista (da qui certamente prende avvio il suo schietto e duro rapporto con la stampa). Fin quando la sua intraprendenza non lo portò ad inventarsi ‘’letteralmente’’ un ruolo all’interno del valzer calcistico. Fu un avanguardista, con questa mossa precederà di qualche anno la nascita della vera e propria professione del ‘’procuratore’’, di cui ne sarà l’assoluto profeta. Venne chiamato in questi periodi ‘’mister 5%’’, la somma richiesta per sua la mediazione tra giocatore e società. Mossa che gonfierà molto le sue tasche, permettendogli qualche anno dopo di rilevare il Pisa.

 

Non era lui a gravitare intorno al calcio, ma era il calcio ad avvicinarsi costantemente alla sua orbita.

 

Il calciomercato per lui era un terreno di caccia. Si dice avesse a sua disposizione un arcaico database (ovviamente cartaceo) con più di 10,000 nomi e caratteristiche di giocatori. Una vera miniera d’oro in un ‘epoca dove – senza dati, statistiche, sistemi tecnologici di archiviazione e analisi – il mercato era tendenzialmente influenzato dalle ‘’sensazioni’’ e dalla lungimiranza. Anche grazie a questo ruolo di conoscitore ottenne uno spazio televisivo dove, in qualità di esperto ed opinionista, analizzava diverse tematiche riguardanti il calcio. Pioniere anche in questo campo il presidentissimo .

Parliamo con Romeo era una delle trasmissioni televisive più seguite dagli sportivi

L’ultimo giorno di mercato, nell’estate del ’73, all’interno del solito hotel adibito a ‘’sala trattative’’ è presente Romeo che, visto il suo ruolo di ‘’mediatore’’, non era del tutto autorizzato a gironzolare per le sale. Tutti chiudono un occhio data la sua notorietà nell’ambiente. Nel frattempo, in una delle tante camere di trattativa, il patron del Napoli Ferlaino appare particolarmente soddisfatto. L’ultima gioia della giornata sembra essere proprio del partenopeo che si aggiudica le prestazioni di un certo Giorgio Braglia, tesserato della Fiorentina. Quasi raggiunta la sala bar, viene avvicinato da Anconetani che gli intima animatamente di stracciare il contratto. Il giocatore è sotto il suo controllo e Ferlaino per acquistarlo non ha rispettato il suo ruolo da ‘’mediatore’’. Il clima si surriscalda ed Anconetani sferra due schiaffi ai danni di Ferlaino, che accenna solo una timida reazione prima dell’intervento dello staff e degli assistenti del verace Romeo. Proprio un suo assistente, domandando il motivo di questa sfuriata, gli ricordò che tra i suoi assistiti c’era un certo ‘’Braida’’, non ‘’Braglia’’. Aveva sbagliato nome.

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Acquistò il Pisa nel 1978 tramite il fratello, non ricoprendo la carica di presidente sulla carta. Anconetani infatti qualche anno prima venne coinvolto in un’inchiesta legata ad un goffo tentativo di compravendita di alcune partite, e perciò venne radiato. Il suo ingegno tuttavia gli permise, attraverso un accordo con la Camera di commercio di Pisa, di legittimare la sua presenza nel club come ‘’consigliere per gli acquisti’’. Il ruolo di presidentissimo si concretizzò circa quattro anni dopo aver rilevato la società, grazie all’amnistia giunta dopo la vittoria del mondiale nel 1982 (un’altra particolare pagina del calcio Italiano). Venne dunque proclamato a furor di popolo vescovo di Pisa.

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Del resto l’appellativo calzava a pennello con la sua forte religiosità (costrinse più volte la squadra a pellegrinaggi e ripetute visite al santuario della Madonna di Montenero) e con i miracoli calcistici, ossia le quattro promozioni nella massima serie e la vittoria delle due edizioni della Mitropa cup 85/86 e 87/88. A detta di molti Oronzo Canà, interpretato da Lino Banfi nel film ‘’ L’allenatore nel pallone’’, riprende una sua famosissima peculiarità. Il presidente con il rosario al collo era solito spargere il sale sul terreno di gioco prima delle partite importanti, come rito propiziatorio. In un Pisa–Cesena del 1990 sparse sul prato dell’Arena Garibaldi ben 26 chili di Sale. E nella stessa arena, qualche anno dopo venne colpito dal lancio di una bottiglia di vetro che per miracolo non gli costò la perdita dell’occhio.

Il rito del sale, emblema della sua personale battaglia contro la ”sfortuna”

Autoritario e totalitarista nei modi di gestire la squadra. Era attento ad ogni aspetto. Giunse persino a rimproverare in più riprese il cuoco per il modo in cui veniva preparata la pasta ed il medico sociale per lo smisurato consumo di garze. Con lui al timone gli allenatori si susseguirono, talvolta arrivò persino a imporre la formazione da schierare, nonché le tattiche da usare nella partita. Il ruolo dell’allenatore in quegli anni a Pisa era comprensibilmente un lavoraccio.

 

‘’In Italia comanda l’avvocato Agnelli, ma qui a Pisa comando io’’.

 

La grande capacità nello scovare, lanciare e poi rivendere campioni era l’unico modo per far cassa e ‘’mantenere in alto la provincia’’ in una serie A che, con l’arrivo di molti stranieri, iniziava ad aumentare il proprio peso economico, favorendo le piazze storiche, economicamente privilegiate, contro le quali più volte il buon Romeo espresse il proprio astio, sfidandole a viso aperto.

 

‘’Berlusconi è un personaggio di levatura Europea e forse anche mondiale, al calcio può dedicare solo una fetta del suo tempo, io dedico al calcio tutta una vita, ed è per questo che mi sento migliore o per lo meno pari a lui nell’ambiente del calcio’’

 

Tirò fuori dal cilindro molte stelle del calibro dei danesi Berggren (costato 270 milioni e rivenduto a 4 miliardi) e Larsen, gli Olandesi Kieft e Been, Claudio Sclosa ed infine il Cholo Simeone ed il futuro capitano del Brasile Caetano Bledor Verri detto ‘’Dunga’’. Quest’ultimi due campioni vennero acquistati da Anconetani via fax. Sembrerebbe che dal Sud-america arrivarono una serie di foto con rispettivi nomi e qualche caratteristica, che si andavano ad inserire nell’enorme bibbia prima citata, nulla più nulla meno, era l’ultimo giorno di mercato ed il Pisa aveva una rosa ancora incompleta e non altamente competitiva, servivano rinforzi. Romeo fissò le numerose foto e disse ‘’prendiamo questo qui e quest’altro qua, dalla faccia sembrano avere la cattiveria giusta’’. E la storia gli darà ragione.

Simeone si ambientò benissimo a Pisa, tanto da tornarci spesso negli anni successivi

 

L’immagine più emblematica e significativa, non solo di quello che era Romeo, ma della trascendentale passione che il calcio trasmetteva in quei fortunatissimi anni è senz’altro quella del presidentissimo in curva, in simbiosi emotiva con la gente di Pisa, della quale non sapeva fare a meno, nemmeno nella decisiva trasferta di Cremona per la promozione in serie A, che vedeva la squadra di casa prima a 43 punti, ed il Pisa secondo a 42. In quella partita, come per molte altre, il presidentissimo si adoperò per organizzare i cosiddetti ‘’treni speciali’’, altra icona tutta anni 80, che portavano vagonate di tifosi in trasferta in giro per l’Italia.

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Fu anche in questo uno dei primi. In quell’occasione specifica riuscì ad organizzare il pacchetto trasferta in treno e biglietto per lo stadio a soli 10.000 lire, attualmente circa 5,50 euro. Un calcio a misura di popolo. Sotto la sua grande ala protettiva i pisani intrapresero una sorta di volo Pindarico verso la massima serie, dove stazionarono per sei campionati, conditi da tre retrocessioni, tre promozioni, e tante partite entrate nella memoria storica di una città tra le più passionali d’Italia.

Romeo in basso, in curva tra gli Ultras Pisani. Nessun’altra foto potrebbe dipingere meglio il suo spirito

 

Scomparve nel 1999, quando il calcio era già irrimediabilmente diverso. Alla sua memoria è dedicato lo stadio di Pisa, l’Arena Garibaldi – Romeo Anconetani. Lui, come gli altri storici presidenti quali: Costantino Rozzi ad Ascoli, Sibilia ad Avellino, Massimino a Catania e molti, moltissimi altri, hanno lasciato questo mondo tra gli applausi dei propri tifosi. Non resta che il ricordo e la riconoscenza per aver dimostrato come l’urlo della provincia possa varcare i propri confini per giungere sino all’intera nazione.

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