Altri Sport
07 Settembre 2026

Il cielo è argento sopra Monza

Andrea Kimi Antonelli entra nella Storia.

Oggi, per novanta minuti, si può fare un’eccezione alla critica di sistema. Il ragazzo di Bologna, Andrea Kimi Antonelli, il ragazzo che guida una Mercedes, ha spazzato via i dubbi di chi lo voleva troppo bambino, troppo protetto. Ha reso onore al Motorsport italiano in un weekend molto difficile. Raccogliere l’eredità di Ludovico Scarfiotti, ultimo italiano a trionfare a Monza, nel 1966, quando il cuoio odorava di olio bruciato, “when sex was safe” direbbero gli inglesi, dopo sessant’anni e farlo vestito d’argento, una freccia d’argento, quel mito delle auto tedesche degli anni ‘30, proprio nel Tempio che respira passione rossa, è il paradosso più bello di questa Domenica di piena fine estate.

Da ultimo a primo, dal fondo della griglia al gradino più alto del podio. Antonelli prosegue il suo percorso da predestinato, prendendosi la scena anche a casa nostra, a Monza, a casa della Ferrari.

Una stranissima sfida sportiva che lo ha visto protagonista nel duello colorato di rosso, argento e tricolore, contro la Ferrari, tra gli alfieri del Cavallino e quella Stella tedesca, che oggi ci tocca tifare. Una sfida che alla vigilia sembrava impossibile, vista la penalità che ha costretto l’italiano a partire dal fondo. Ma il talento non si tiene a bada, soprattutto se assecondato dalla tecnologia e dal mezzo meccanico, e Antonelli ha scatenato la sua furia gentile su tutti, compagno di squadra compreso. Un George Russell che completa la doppietta di una Mercedes-Benz dominante, ma torna a casa annichilito, ancora una volta.



Dopo il sigillo del campione a Montecarlo, ora arriva un’altra impresa storica per la F1 e per l’Italia. Andrea Kimi ha fatto alzare in piedi tutti i ferraristi, ha emozionato tutti gli appassionati, vecchi e giovani, un ponte generazionale, ha trasformato amaramente il cielo sereno di Monza, da rosso a grigio, argento.

“Sto ancora cercando di realizzare. La vittoria era un sogno, dopo la seconda partenza mi sono detto: la devo vincere, devo vincere”.

Erano sessant’anni esatti, correva l’anno 1966, l’era del romanticismo e del cuoio impregnato d’olio bruciato, che un pilota tricolore non saliva sul gradino più alto del podio di casa. L’ultimo fu Ludovico Scarfiotti, cavaliere d’altri tempi su una Ferrari 312. Immagini che molti hanno stampate nella mente. E forse è questo, non solo il fatto, ma l’aspetto più importante di una domenica speciale di motorsport. Antonelli si ricongiunge con dei miti assoluti della cultura italiana moderna, quegli eroi di molte generazioni, leggendari, di altri tempi, a cui ormai eravamo abituati a rivolgerci con nostalgia e malinconia per vivere l’orgoglio nazionale dei motori.

Essere lì con loro è un traguardo meraviglioso, finalmente la Storia viene ripresa in mano e scritta con pagine nuove, fresche. Questa vittoria diventa anche la n. 50 per un pilota italiano nei GP di Formula 1. Il nome di Antonelli si aggiunge a quelli di Ascari, Patrese, Farina, Alboreto, Fisichella, De Angelis, Fagioli, Taruffi, Musso, Baghetti, Bandini, Brambilla, Nannini, Trulli e Scarfiotti.



Il sapore della Domenica italiana, però, è dolce ma anche agro, amaro, per una Ferrari in difficoltà e un Charles Leclerc sempre troppo croce e delizia del Cavallino. Il momento della Scuderia è delicato, con una gestione della vettura ma soprattutto dell’energia (potenza della Power Unit) che non è all’altezza dei diretti avversari, in particolare in piste di velocità come Monza.

Un bruttissimo incidente per Leclerc, che perde il controllo della sua vettura a 230 km/h in piena accelerazione. L’impatto da 50G laterali contro le barriere della curva Parabolica lascerà il segno: potrà risvegliare consapevolezza nel monegasco? Già in prima variante aveva sgomitato aggressivamente per tenersi la posizione su Hamilton portandolo fuori in una manovra al limite, poi l’errore che ha rovinato definitivamente la gara.

“lo ero davanti in Curva 1. Charles dice che siamo andati troppo oltre? Non esiste nessun noi. lo ho sempre corso in modo pulito, lo rivendico”.

Hamilton a fine gara è lapidario. Lewis si sta prendendo sempre più spazio e leadership nel box, Charles continua ad essere più mediterraneo che freddo, e la classifica soffre. È sicuramente tempo di bilanci tecnici e umani in casa Ferrari.



Il sapore agrodolce viene anche da questa F1, definita perfettamente da Hammertime Magazine come “Scempio della velocità” nel Gran Premio di Monza. I numerosi sorpassi hanno spesso l’odore del finto, spesso non sono sorpassi ma “superamenti”, non si capisce mai chi sia davvero più veloce o se ci siano variabili nascoste che permettano o meno di fare la differenza. Piloti in balia di auto che perdono e guadagnano potenza in modo del tutto casuale. Questo non è motorsport. E speriamo che lo spettacolo cambi il prima possibile.

Ad ogni modo, Kimi Antonelli ha vinto da fenomeno puro, dimostrando che il talento cristallino sa ancora fare la differenza: persino sopra una Formula 1 che fa di tutto per livellare l’umano al meccanico, e per relegare lo sport a mero spettacolo.


DPPI/PNewsZ/Insidefoto


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