Motori
07 Giugno 2026

Kimi Antonelli: a Monaco, i segnali del campione

Perché ieri Kimi ha lasciato un segno.

Dove tutti quelli veri nella storia hanno lasciato un segno, un altro passo del percorso di Kimi Antonelli per trasformare in atto le sue potenzialità. A Monaco una gara che rimarrà negli annali, nonostante il regolamentismo di questa F1, suggellata da un podio assieme a Lewis Hamilton. Derapando all’ultima Rascasse, la quinta vittoria consecutiva, tra i grandi di oggi e di sempre, con una facilità che – oltre alla sua Mercedes dominante – sembra un’inevitabilità storica, quasi fatale.

Nel contesto di una Formula 1 in crisi tecnico-regolamentare (che sta già pensando a un ritorno ai motori termici e ruggenti), che ha perso l’aura, il fascino di essere apice del motorsport, per fare spazio all’adorazione del lusso, della ricchezza, e dell’élite da parte del suo pubblico – valore generazionale in diffusione che ovviamente si specchia in questo Circus, lo spettacolo puro e sportivo visto a Monaco, come altrove, è latente se non inesistente, soprattutto in un Gran Premio dove è impossibile sorpassare, il peggiore della stagione nonostante lo smagrimento dimensionale delle monoposto di questa generazione.



Eppure, nonostante tutto questo, il weekend del Principato mantiene un allure sportiva particolarmente importante, soprattutto dei valori simbolici. Le strade attorno a Montecarlo hanno sempre il merito di appiattire le differenze tra vetture e far emergere il pilota. Storicamente, poi, i campioni hanno dato un segnale qui, un guizzo della propria arte. Non serve scendere nella retorica per dire che non si è davvero Piloti con la p maiuscola se non si è lasciato il proprio segno a Monaco. E questo ha fatto Kimi Antonelli questo weekend, ha firmato una pole position davanti a Max Verstappen e Lewis Hamilton, con un’auto certo performante ma non la favorita del pronostico (almeno qui).

Qualifica di Monaco che resta una delle cose più belle da vedere nel panorama della Formula 1, i piloti in sfida contro loro stessi e il cronometro, a sfiorare i muretti e i guard rail, a millesimi l’uno dall’altro. Ed è proprio questa, la Pole Position, storica, annichilendo il suo più esperto compagno di squadra George Russell, uno dei passi simbolici del percorso che lo porterà ad essere campione. E poi di egual misura simbolica, il suo dominio in gara, culminato con il doppiaggio al compagno di team, annichilito in mezzo al traffico. E la ripartenza finale, gestita magistralmente.

Roberto Chinchero, in diretta su Sky, lo definisce “un esame di laurea, per performance, per nervi, per gestione, tutto.”

Kimi scappa sin dai primi metri e non lascia scampo a nessuno: Hamilton insegue, le Ferrari provano a restare in scia, ma la Mercedes si conferma anche qui imprendibile, soprattutto – anzi, solo – nelle mani e nel sedere del bolognese. La corsa si trasforma presto nel teatrino caotico che Monaco sa costruire meglio di qualsiasi altro circuito, con Max Verstappen che si ferma già al primo giro. Russell impazzisce nel traffico e accumula penalità su penalità, fino al drive-through che lo spedisce in fondo al gruppo, un disastro tutto interno che mostra la dark side di Mercedes.

Dopo che Leclerc sbaglia alla ripartenza e va a muro, a dieci giri dal traguardo, Antonelli non trema, e alla seconda ripartenza tiene dietro Hamilton e comincia a macinare giri veloci, allungando in modo inesorabile fino alla bandiera a scacchi. Un grand chelem completo — pole, vittoria, giro veloce e ogni giro in testa — che lo consacra anche come il più giovane vincitore nella storia del GP di Monaco.

Il ragazzo d’oro d’Italia che moltiplica il tifo degli italiani, davanti alla Ferrari, una cavalcata di un talento cristallino, pur vestito di grigio e non di Rosso, con la Stella e non il Cavallino. Non chiamatelo predestinato, perchè sembra esserlo per davvero. Solo il tempo ce lo dirà, i segnali – dopo questo Gran Premio – sono inequivocabili.

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