Calcio
04 Ottobre 2026

La guerra totale del Brasile alle scommesse online

Una piaga che sta funestando il Paese.

Molto si dice e si è detto sull’America Latina. Un continente inquieto, diseguale, violento. Il continente con il maggior numero di omicidi al mondo proporzionalmente alla popolazione, pur non essendo teatro di alcun tipo di conflitto bellico. Nel solo Brasile nel 2025, gli omicidi registrati sono stati oltre 40mila – pur diminuiti rispetto all’anno precedente, in controtendenza rispetto ai femminicidi – su una popolazione che conta 213 milioni di persone. Oltre 19 morti ogni 100mila abitanti. Vorremmo poter dire che “il diavolo si nasconde nei dettagli”, ma di dettaglio non è più possibile parlare.

C’è una piaga (in)visibile che affligge la società carioca, che (forse) non uccide, quantomeno non direttamente, ma che indiscutibilmente mette in ginocchio la società, l’economia, la speranza brasiliana: la dipendenza dalle scommesse sportive. Uno studio condotto da IBEVAR (Istituto Brasiliano dei Dirigenti del Commercio al Dettaglio) e dalla FIA Business School ha rivelato che le piattaforme di bet online sono la principale causa di indebitamento della popolazione, superando l’impatto dei tassi di interesse – storicamente molto alti in Brasile (e che ad oggi si aggirano intorno al 14%) – sui portafogli dei cittadini.

Il gioco d’azzardo registra cifre spaventose: le scommesse online hanno trascinato con sé circa 39,5 milioni di brasiliani, come risulta da un’indagine condotta nel 2025 dalla CNDL (Confederazione Nazionale dei Commercianti) e da SPC Brasil (Servizio di Tutela del Credito). Nel solo 2025, le società di scommesse autorizzate ad operare in Brasile hanno fatturato 37 miliardi di reais. Tale valore rappresenta l’ammontare totale delle scommesse, escluse le vincite pagate.


Neanche a dirlo, le famiglie economicamente vulnerabili subiscono i danni maggiori, con le scommesse ad assorbire una parte consistente del loro reddito e costringendole a ricorrere a “soluzioni” molto dispendiose come carte di credito e scoperti di conto. Dallo scorso anno, il debito complessivo delle famiglie è passato dal 48,4% al 49,7%, rischiando di far scivolare i cittadini nella buia spirale dell’insolvenza. Le perdite per scommesse registrate dai brasiliani nel 2025 ammontano a 62 miliardi di reais (62.000.000.000 R$).

Perdere il denaro, l’automobile, la casa, la famiglia. Smarrire il senso. Quante perdite in quel numero a troppi zeri.

Imperativo categorico (e strategico): intervenire drasticamente per bloccare il declino. E l’inquilino di Palácio da Alvorada non se l’è fatto ripetere due volte. Lo scorso 25 settembre, attraverso una Medida Provisória a soli nove giorni dalla tornata elettorale che lo vede contendersi lo scranno presidenziale con l’erede al trono dell’ex Capo di Stato condannato per tentato golpe Jair Bolsonaro, il Presidente Lula Da Silva ha vietato l’offerta, l’intermediazione e la pubblicità delle scommesse a quota fissa nel Paese.

A partire dalla firma del provvedimento, non sono consentiti nuovi depositi da parte degli scommettitori, i quali hanno tempo fino al 5 ottobre per prelevare il saldo residuo dai propri wallet digitali collegati alle piattaforme di betting.

“È come il cancro. O rimuoviamo il tumore o il tumore ci ucciderà”.

Queste le parole di Lula, a giustificare una misura drastica ma necessaria ad affrontare una peste virulenta, la cui diffusione capillare è stata paragonata a quella del crack dei primi anni ‘90. Naturalmente, le rivolte da parte del mondo del betting non si sono fatte attendere. Il lunedì successivo all’entrata in vigore del provvedimento, le società di scommesse hanno presentato ricorso alla Corte Suprema, chiedendo la sospensione della norma.

La regolamentazione federale delle scommesse a quota fissa è formalizzata dalla Legge 14.790 del dicembre 2023. Il testo stabilisce le regole per la gestione delle scommesse su eventi sportivi e giochi online e prevede un sistema di autorizzazioni rilasciate dal Ministero delle Finanze. La versione aggiornata della legge elenca già le disposizioni abrogate dal Decreto Legge n. 1394 del 2026 (decreto Lula).

Tuttavia, trattandosi di una misura provvisoria, la trasformazione definitiva del decreto in legge è subordinata all’analisi del Congresso nazionale. È proprio su questo intervallo temporale che intercorre tra l’istituzionalizzazione della norma e la sua definitiva approvazione che si basa parte dell’offensiva condotta dalle società di scommesse davanti alla Corte Suprema Federale.



La rivoluzione pro-bets ha arruolato come guerriglieri anche le società calcistiche e la stessa Federazione di calcio verdeoro. Difficile aspettarsi il contrario, considerando che 14 delle 20 società della Serie A brasiliana annoverano tra i principali sponsor agenzie e siti di scommesse online. Il pericolo è quello dell’insostenibilità finanziaria: i grandi team e le principali federazioni statali (come quella di Rio de Janeiro e di San Paolo) lo hanno definito un “colpo fatale al calcio brasiliano”.

Le perdite causate dallo stop alle sponsorizzazioni sono stimate a circa 1 miliardo di reais (oltre 160 milioni di euro). Le ulteriori argomentazioni dei club evidenziano la scorrettezza di tale disposizione nei confronti dei tifosi che “non possono pagare questo conto” – “Com’è umano Lei!” – e sottolineano che gli scommettitori non diminuiranno, semplicemente vireranno sul mercato nero e l’illegalità. I club, in tutto ciò, sono stati convocati dal Governo per valutare l’effettivo impatto economico sui bilanci aziendali di una norma che prevede una pena dai 2 ai 4 anni di carcere per la pubblicità di scommesse.

In opposizione alle società calcistiche, la maggioranza dei tifosi appoggia il decreto Lula (circa il 75% dei brasiliani è favorevole al blocco delle scommesse).

L’impatto sociale (e sanitario) del gioco d’azzardo sulla vita delle persone è considerato fin troppo devastante per non essere limitato. I torcedores, inoltre, sostengono a gran voce la necessità per i club calcistici di autosostenersi economicamente, senza vincolarsi a piattaforme di vera e propria speculazione sui cittadini. Principio nobile e sostenuto dallo stesso Presidente Lula. Purtroppo avulso dal calcio capitalistico del XXI secolo.

Inevitabile leggere tra le righe della medida varata dal Presidente-operaio un timore elettorale che fa vacillare la prospettiva di un suo quarto mandato, un tentativo potenzialmente vano di racimolare qualche voto in più all’alba dell’appuntamento ai seggi. Abbiamo deciso, tuttavia, che non è la speculazione politica ciò che vogliamo portarci a casa di tutta questa storia, bensì il velo finalmente e irrimediabilmente squarciato su un virus altamente contagioso e dalla letalità spaventosa. Una distorsione sociale ormai innegabile, che chiunque andrà ad occupare il Quirinale carioca non potrà esimersi dall’affrontare.

Tra poche ore conosceremo l’esito del referendum popolare presidenziale – sebbene sia altamente probabile il celebrarsi del ballottaggio previsto per il 25 ottobre – e di conseguenza anche le sorti del decreto anti-scommesse. Le vittime di tutto questo, in un senso o nell’altro, restano le persone. Danni collaterali di un genocidio silenzioso, che non porta con sé nemmeno più il rumore delle bische, bensì quello dei click compulsivi su piattaforme digitali. Vuote, fittizie, solitarie. Perché se il diavolo, come in questo caso, non si nasconde nei dettagli, sì siede al tavolo da gioco. O dietro lo schermo di un computer.

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