“Le chiavi per il successo sono la pazienza, la persistenza e un’ossessiva attenzione per i dettagli”. Sembra proprio una frase tipica di un allenatore di calcio, di quelle che vengono ripetute come un mantra, di settimana in settimana. Eppure la citazione è di Jeff Bezos, fondatore, presidente e amministratore delegato di Amazon – un’azienda piuttosto lontana, finora, dal mondo del calcio in senso stretto. Finora, appunto: pare infatti che il più grande e-commerce del mondo abbia acquistato la possibilità di trasmettere in esclusiva le migliori gare dei mercoledì di Champions League in Italia (e non solo) per il triennio 2021-24, battendo la concorrenza rappresentata da Sky e Dazn.

 

A meno di clamorose smentite – o di una seconda cessione dei diritti a un’altra emittente – sarà quindi Amazon Prime Video, la piattaforma di streaming legata alla società americana, la cornice attraverso cui vivremo i prossimi tre anni del grande calcio europeo.

 

In realtà la storia tra Amazon e l’industria del calcio parte da molto lontano. Più precisamente dall’Etihad Stadium in Manchester, che nel 2018 è stato teatro dell’unica stagione di All or Nothing: Manchester City, la serie tv che ha aperto al grande pubblico le porte dello spogliatoio dei Citizens. Con lo stesso titolo, Amazon ha prodotto in esclusiva per i clienti Prime altre due serie analoghe, una dedicata alla Nazionale brasiliana e l’altra alla travagliata stagione 2019-20 del Tottenham Hotspur. Insomma non è la prima volta che l’intrattenimento di Amazon passa attraverso le big del calcio mondiale, ma dall’anno prossimo l’oggetto di questo intrattenimento diventerà un grande evento sportivo in diretta, attraverso un passaggio tutt’altro che indifferente.

 

 

In questo senso, Amazon ormai da anni non si occupa più solo di spedizioni, ma ha attuato un’intelligente strategia di estensione orizzontale verso il settore dello spettacolo. Già due anni fa – in occasione dell’acquisto dei diritti tv di alcune partite della Premier League da parte di Amazon – Mike Ozanian su Forbes spiegava il motivo dell’improvviso interesse di Bezos verso il business del calcio:

“Il vantaggio di Amazon (sugli altri servizi di streaming online, ndr) è che il suo modello non solo porta incassi da sottoscrizione e da spazi pubblicitari venduti, ma aumenta anche il suo business di vendita. Per le altre compagnie, non è facile giocare allo stesso tavolo di Bezos”.

L’abbonamento Prime infatti include, oltre ai contenuti in streaming, anche la possibilità per i clienti di effettuare qualsiasi genere di acquisto online e ricevere la spedizione entro 24 ore. Insomma, trasmettendo la Champions League, Amazon prende i classici due piccioni con una fava: nell’immediato, ottiene incassi da sottoscrizioni e pubblicità; sul lungo periodo, vedrà anche un aumento delle sue spedizioni in tutto il mondo.

 

 

Senza dimenticarci che il calcio d’élite europeo ospita al suo interno alcuni fra i volti più commerciabili del mondo: basti pensare a Cristiano Ronaldo o Messi, ma anche a idoli nazionali come Salah e Mané. Per questi motivi Bezos vede nel calcio una grande opportunità di espansione e, a questo punto, viene da pensare che nei prossimi anni la presenza di Prime Video possa diventare sempre più centrale per i palinsesti calcistici.

 

A Seattle sanno bene che il calcio, ad oggi, è probabilmente l’unico fenomeno popolare capace di unire parti del mondo diverse e lontanissime (Photo by Atsushi Tomura/Getty Images)

 

 

Anche dalla prospettiva dei club infatti Amazon rappresenta una gran bella occasione. La crisi dovuta all’epidemia da Coronavirus ha messo a nudo una fragilità strutturale del sistema economico del calcio internazionale. I ricavi generati dalla vendita dei diritti televisivi rappresentano infatti una fetta sostanziosa delle entrate dalle singole squadre, e nel momento in cui il calcio si è dovuto fermare molte emittenti in tutto il mondo hanno sospeso il pagamento delle rate acquistate per la trasmissione delle partite – banalmente perché le partite non c’erano. A causa di questo meccanismo diverse società si sono trovate all’improvviso in situazioni finanziarie molto gravi, tanto che in alcuni casi è stato necessario ricorrere ad un rinvio degli stipendi dei dipendenti.

 

 

In breve, è meglio evitare di scherzare col fuoco e per le squadre di calcio i diritti TV sono benzina imprescindibile per mandare avanti l’intero business. Amazon, in questo senso, potrebbe garantire una maggiore solidità nel periodo di grande incertezza che ci attende fin quando non ci saremo messi la pandemia definitivamente alle spalle. D’altronde le istituzioni – al pari delle analisi più oggettive degli eventi degli ultimi mesi – non fanno altro che ricordarci quanta incertezza ci sia sulle reali possibilità di portare a termine questa stagione, almeno in modo regolare.

 

In questo contesto un gigante come Amazon, che secondo le stime di Google supera i 280 miliardi di euro di fatturato annuo, potrebbe probabilmente permettersi di pagare regolarmente quanto pattuito anche se la stagione calcistica dovesse essere sospesa (a patto che ovviamente si possa garantire che in un qualche modo venga portata a termine).

 

Ciò renderebbe più difficile il verificarsi di situazioni come quella ancora in divenire in Ligue 1, dove Mediapro si è rifiutata di pagare la rata da 172 milioni di euro per la trasmissione domestica delle partite del campionato francese, chiedendo che le condizioni attuali vengano ritrattate. Ora pare che l’assemblea generale della LFP abbia chiesto un prestito bancario da 112 milioni, nell’ottica di coprire il buco attuale nelle finanze dei club e poter procedere per vie legali contro Mediapro.

 

 

Amazon, bypassando di fatto il problema grazie al suo strapotere economico, in una situazione analoga potrebbe addirittura avere l’opportunità di mettere ancora più in risalto produzioni come All or Nothing, che proprio durante il “lockdown” hanno conosciuto un consistente aumento di visibilità. Su queste basi, il rapporto tra il grande calcio e Prime Video sembra destinato ad essere lungo e proficuo.

 

Anche un modo per sondare il terreno, un esperimento pienamente riuscito

 

 

Anche perché la storia non finisce ai confini del mondo del calcio. Amazon infatti sta applicando il modello di cui abbiamo parlato – che potremmo semplificare come “documentari prima, trasmissione di eventi in diretta poi” – per approcciarsi ad altri sport. Un esempio: Prime Video in questi giorni è stato nominato ufficialmente come broadcaster della prossima edizione del Roland Garros, a poco meno di un anno dalla pubblicazione del cortometraggio sulla carriera di Andy Murray e dall’acquisizione dei diritti (negli Stati Uniti) degli US Open, dei Master 1000 e 500 e dei tornei femminili.

 

 

Anche la prima competizione internazionale di rugby dopo la pausa da COVID-19, la Autumn Nations Cup, sarà un’esclusiva di Amazon Prime Video – dove nel 2018 è stato pubblicato All or Nothing: New Zealand All Blacks. E, sempre a proposito di All or Nothing, con lo stesso titolo sono disponibili altri cinque documentari su altrettante squadre di football americano, e indovinate chi trasmetterà in streaming le gare di NFL del giovedì nella prossima stagione? Esatto, sempre Amazon, che a ben vedere si era già assicurata per 105 milioni i diritti dei 20 match dell’ultimo Boxing Day.

 

Amazon Prime Video è l’ultima frontiera dello sport moderno, a portata di smartphone e spettacolarizzata come se fosse una serie TV, con buona pace di qualche inguaribile romantico che proprio non riesce a farsene una ragione.

 

D’altronde, è da un bel po’ che il calcio non è più quello dei nostri padri – qualcuno penserà purtroppo, qualcun altro per fortuna. Superati però i tanti dubbi etici su un fenomeno che comunque continuerà a fare il suo corso, non ci resta che accettare ma ancor prima comprendere la situazione: il calcio è oggi a tutti gli effetti un business, un business talmente sterminato da far gola a tanti, comprese le nuove piattaforme di servizi streaming che ci si stanno buttando a capofitto.

 

 

Il vecchio mondo sta per scomparire, e mentre lo stesso Sky non riesce più a sostenere le evoluzioni del mercato ed è costretto a stipulare ticket con le varie realtà emergenti (da Netflix a Dazn), il calcio visto come consumo sta dispiegando tutte le sue possibilità pratiche, teoriche e tecnologiche. In fondo il pallone, facendo leva su una passione (più o meno) inscalfibile ma ancor prima su un mercato in continua espansione, rappresenta un investimento naturale per i nuovi giganti dello streaming. Bezos lo ha capito, ma siamo certi che non sia l’ultimo. 

 


Immagine di copertina © Rivista Contrasti