Tifo
04 Gennaio 2023

Barletta e Austria Salzburg, storia di un'amicizia

Una giornata di calcio vero, antico, profondo.

Nella Barletta del calcio si respira un clima di rinascita. Dopo il fallimento del 2015 ed un inferno lungo 7 anni in Eccellenza, fatto di alti e bassi anche nella quinta serie, i biancorossi sono riusciti a vincere il campionato grazie ad una cavalcata storica che li ha visti, nell’ordine, vincitori del girone A dell’Eccellenza Puglia, vincitori della Coppa Italia Dilettanti prima Puglia e poi Nazionale, nonché vincitori dello spareggio contro il Martina Franca, prima nell’altro girone di eccellenza pugliese. Approdata in Serie D, la squadra di mister Francesco Farina sta conducendo un torneo da matricola terribile: al 28 dicembre è seconda in classifica, grazie ai 32 punti conquistati in 17 partite, a -4 dalla Cavese capolista, e si sta giocando questo torneo a viso aperto, con la leggerezza di chi vuole sognare e l’ambizione di chi sa di meritarsi quei sogni.

Nel mercato dicembrino la società, cavalcando l’onda dell’entusiasmo della piazza (che in questa stagione sta facendo registrare numeri al botteghino spesso oltre i 3000 spettatori) ha rinforzato la squadra con calciatori di spessore per alimentare il sogno del ritorno in Serie C, che a queste latitudini manca da proprio dal fallimento del 2015 ed è senza dubbio l’habitat naturale del Barletta (39 campionati nella sua storia tra C unica, C1 e C2).

Una tifoseria da grandi palcoscenici / Foto di Simone Meloni

Con questi presupposti mi approccio con grande curiosità alla giornata del 28 dicembre: in occasione dello stop dei campionati per le festività, il Barletta ha sfidato in un incontro amichevole l’Austria Salzburg, squadra di Salisburgo militante in Regionalliga (terza serie semi-professionistica austriaca) e fondata dai dissidenti del RB Salzburg, con cui il Gruppo Erotico del Barletta, principale gruppo organizzato biancorosso, ha una storica amicizia più che ventennale. L’occasione è propizia per festeggiare, in una giornata dedicata al tema con la partita in serata come culminazione di una serie di eventi, il 35° anniversario del suddetto Gruppo Erotico, nonché il centennale del Barletta Calcio, nato nel 1922.

Mi avvio verso Barletta nel primo pomeriggio, in un tiepido pomeriggio di sole di dicembre. Subito mi dirigo allo Stadio “Cosimo Puttilli”, epicentro della giornata nonché casa felicemente ritrovata dal popolo biancorosso. Dopo un lungo travaglio anche infrastrutturale, che ha visto il Barletta peregrinare tra il “San Sabino” di Canosa e il “Manzi-Chiapulin”, i biancorossi sono potuti ritornare nel proprio Stadio all’inizio di questa stagione sportiva. Uno stadio a misura d’uomo, il “Puttilli”: c’è sì la pista d’atletica (come d’obbligo nella città di Pietro Mennea), ma ciò non compromette la visuale più di tanto; alle spalle delle tribune e della curva ci sono delle ampie aiuole che contribuiscono a dare al luogo quel tocco rustico e spontaneo che lo rende ancor più accogliente.

Un gruppo unico, forgiato dal tempo e dalle categorie (e dalla goliardia) / Foto di Simone Meloni

Quando arrivo allo stadio sta terminando la mostra fotografica e di materiale iniziata in mattinata. Gruppetti di tifosi scrutano quelle foto rievocando ricordi e aneddoti di quella partita o di quell’altra trasferta. Mi accoglie Luigi, un tifoso barlettano di vecchia data che mi istruisce sulle origini del gemellaggio con i biancoviola austriaci. «Ci sono due ricostruzioni: una, più attendibile, fa risalire il primo scambio di corrispondenze tra le due tifoserie tramite la rivista Supertifo; l’altra, più dal carattere di leggenda metropolitana, ritiene che l’inizio di tutto sia stata una gita scolastica di barlettani in quel di Salisburgo». Per avere ulteriore conferma Luigi mi indirizza da Cosimo e Alex, rispettivamente i principali fautori del gemellaggio dalle due parti. Spiega Cosimo:

«Non c’erano mail, internet o social, così tramite Supertifo siamo riusciti a collegarci con gli ultrà del Salisburgo per i primi scambi di sciarpe e adesivi nell’autunno 1999. Io e Alex eravamo adolescenti e avevamo appena fondato due gruppi, noi a Barletta i Boys, loro a Salzburg gli Unions».

Alex rilancia: «Venimmo per la prima volta qui ad aprile 2000 in occasione di Barletta-Taranto. Quanto casino…». Mi soffermo con lui perché voglio capirne meglio l’esperienza di tifo. Il SV Austria Salzburg, come già detto, nasce dalla scissione creatasi nel 2005 con il Red Bull Salzburg; la società di Mateschitz, infatti, proprio in quell’anno prelevò l’allora SV Salzburg, cambiandogli i connotati in tutto e per tutto. Via il vecchio nome; via il vecchio logo; via i colori sociali storici; eradicata del tutto un’identità, oltre settant’anni di storia.  

Il biancoviola che non si arrende, in quel di Barletta / Foto di Vincenzo Fasanella

«Adesso siamo nella merda da 17 anni – dice Alex – Quando nel 2005 la Red Bull comprò il Salzburg, nelle prime settimane eravamo contenti, perché per noi era un motivo d’orgoglio che una società così importante del nostro territorio rilevasse la nostra squadra di calcio; eravamo in un momento chiaroscuro e volevamo risalire. Solo dopo abbiamo capito l’inganno: ci hanno tolto il nome, i colori. Ci hanno portato via tutto». Da lì, la ripartenza dalla settima serie. «Siamo ripartiti da zero, riscalando la piramide del calcio austriaco fino alla nostra seconda serie, ma avevamo fatto troppo in fretta: le spese erano alte, i criteri per gli stadi stringenti. Siamo tornati giù, in terza serie, dove ci troviamo adesso. L’anno prossimo avremo tagliato tutti i debiti, vogliamo risalire».

Faccio appena in tempo a terminare la chiacchierata con Alex che parte la conferenza stampa a più voci indetta dal Gruppo Erotico. Intervengono a vario titolo Antonio, che conduce le danze e introduce i suoi ‘fratelli ultras’, Vito, fuorisede che vive a Palermo e segue la squadra con la pezza “GE Palermo”, Ciccio, Cosimo e un altro Antonio, denominato “Cammello”. Tra gli altri, Cosimo rimarca come nelle settimane di stop del campionato austriaco, ogni domenica, ci sia sempre stata una delegazione di tifosi austriaci a Barletta, mentre Ciccio ci tiene a rimarcare non solo i rapporti con i gemellati di Salzburg, ma anche con gli altri gruppi amici presenti come quelli di Cerignola, Andria e Catanzaro.

L’atmosfera fuori dal Puttilli / Foto di Vincenzo Fasanella

Appena terminata la conferenza interpello Antonio sulle origini del nome ‘Gruppo Erotico’, un inedito del Barletta che nel tempo ha ispirato nomi di altri gruppi. «Il nome nasce dalle avventure di cinque ragazzi che, ad ogni trasferta, il sabato sera si avventuravano nelle discoteche del posto e la mattina della partita raccontavano ad altri le loro conquiste amorose. Dai primi sfottò goliardici nasce il Gruppo Erotico, il cui striscione viene esposto nella prima volta in occasione di Barletta-Taranto del 13 dicembre 1987». Ricorre la sfida contro il Taranto, un crocevia nella storia di questa tifoseria. La nostra discussione si sposta presto dal passato più lontano a quello più recente: i sette anni di Eccellenza come un’esperienza forgiante, un momento fondamentale per rafforzare ancor di più le fondamenta del tifo barlettano.

«Gli ultimi sette anni sono stati molto lunghi. Se penso che siamo passati in pochi mesi da Salernitana-Barletta (ultima partita prima del fallimento, nda) in cui eravamo in vantaggio contro una neopromossa in B, a Novoli 3-1 Barletta, mi vengono i brividi. Abbiamo dovuto tenere duro: in questi anni non siamo mai mancati, su tutti i campi. Per noi ogni riunione per organizzare le trasferte era importante, e se capitava che qualcuno ne saltasse qualcuna ci incazzavamo con chi mancava. Abbiamo sempre organizzato pullman in ogni trasferta, siamo andati in campi umilissimi a farci valere. Gli spalti pieni adesso sono solo una conseguenza: ora è facile venire allo stadio a cantare, ma noi in Curva ci siamo sempre stati».

Contro tutto e tutti, sempre presenti / Foto di Vincenzo Fasanella

Le tifoserie presenti trascorrono quindi un momento di convivialità, chiacchiera e scambio di esperienze, cori, birre e Borghetti. Su Barletta cala d’improvviso un nebbione (“Non vogliono farci festeggiare” ironizza qualcuno), che però non rovina l’atmosfera, anzi, le fornisce uno spirito intimista. Non si riescono più a distinguere i vessilli delle due squadre: le facce che ho attorno vestono sciarpe, felpe, cappelli e magliette di un bianco-rosso-viola che mescola i colori sociali delle due tifoserie, con qualche spruzzata qua e là di giallorosso (Catanzaro), biancazzurro (Andria) e gialloblù (Cerignola). Si percepisce un clima di condivisione, in tutto e per tutto: «Quando siamo arrivati c’era un clima quasi estivo per noi, sicuramente adesso è più adatto alle nostre abitudini» dice Stefan scherzando, mentre ci offre una Peroni e brinda con noi.

Dopo una mezz’oretta ci spostiamo all’esterno del “Puttilli, dove, dopo qualche minuto di preparazione, viene allestito un corteo con lo striscione “Eternamente GE”: torce rosse, braccia al cielo e cori in onore di Barletta e del Barletta. Lì mi soffermo con un altro tifoso austriaco, Benjamin, che parla un po’ di italiano avendo lavorato in un ristorante italiano a Vienna ma preferisce esprimersi in inglese. «Noi siamo venuti in aereo: è la prima volta per me che vengo qui, ma conosciamo i tifosi del Barletta perché sono venuti da noi. Questa, per noi, è un’esperienza speciale: per noi l’Italia è la Marvelland del tifo, siamo contenti di essere qui. Apprezziamo molto la vostra ospitalità. Non è semplice spostarsi durante le feste, dovendo stare con la famiglia, ma ne vale la pena essere qui».

Mentalità, da Salisburgo a Barletta / Foto di Simone Meloni

Se da un lato gli austriaci (così come i tedeschi) vedono l’Italia come un locus amenus del mondo ultras, tanto da esporre anche parecchi striscioni in lingua italiana, dall’altro è evidente che Barletta guardi con ammirazione a quanto fatto dai tifosi biancoviola. Accettare un presente molto più magro e modesto, proprio dopo aver vissuto il periodo più florido della propria storia (il Salzburg vinse tre campionati negli anni novanta, tra cui quello con Trapattoni, giocando ripetutamente in Champions League e Coppa Uefa) è qualcosa che in Italia difficilmente vedremmo accadere. «I ragazzi di Salisburgo hanno sempre voluto imparare da noi sul tema ultras, ma la verità è che siamo noi ad aver capito tanto da loro, che ci hanno trasmesso mentalità» spiega ancora Antonio, a cui fa eco Cosimo:

«Il rapporto tra Barletta e Salzburg va oltre il tifo: coinvolge madri, padri, mogli, mariti, fratelli e sorelle. I nostri figli sono amici».

Nel frattempo è calato il tramonto. Ci dirigiamo verso il Bar Da Vinci per trascorrere la coda del pomeriggio, dove si passa il tempo tra chiacchiere, paglie ed un altro bicchiere. Dei giovanotti appoggiati ad un guardrail si rallegrano dei colori di cui si sono arricchiti scambiando sciarpe, affaccendati a collezionare adesivi. Ne vedo di tutti i colori, letteralmente: il giallo del Cerignola mischiato al verde del Fürth, ancora una volta il rosso del Barletta assieme al viola del Salzburg, e ancora molto rosso Barletta, qualcuno gialloblù del Cerignola. La maggior parte dei membri del gruppetto ha 14 anni, sono ragazzi che hanno cominciato a seguire assiduamente il Barletta da 2-3 anni. «Adesso si è creata una bellissima atmosfera: per noi venire allo stadio è un piacere».

Ci soffermiamo a chiacchierare dei loro idoli di biancorosso vestiti: Loiodice (esterno molto estroso) è il più gettonato, ma sono particolarmente apprezzati anche Petta, Russo, Cafagna e non solo. Campioni non meno valorosi di stelle internazionali, agli occhi di un ragazzino: cambiano le proporzioni delle popolazioni stregate, ma non l’intensità del percepito. Leggo negli occhi di questi ragazzi l’energia della continua scoperta, quella dei primi anni di Curva, il sogno del doppio salto (dall’Eccellenza alla C in due anni), la purezza di chi ha visto campi umili e adesso comincia ad affacciarsi a realtà più consone alla grande passione del pubblico biancorosso.

Tra fumogeni, bandiere, amicizie, grandi e piccini, una giornata di tifo come una volta. Il calcio è questa cosa qui / Foto di Simone Meloni

Tornato allo Stadio per il prepartita, scambio due chiacchiere con Christian Bruckner, tifogiornalista di Vienna, groundhopper e autore del blog Brucki, che mi spiega: «Salzburg è divisa in due parti: il centro città, più ricco e borghese, e Lehen, un quartiere molto ampio e socialmente meticcio, quello più vissuto dai tifosi biancoviola. Lì si trovava lo stadio precedente dell’Austria Salzburg, il Lehener Stadion, che è stato demolito quindici anni fa. Adesso il Salzburg gioca in uno stadio vicino all’aeroporto, che i tifosi non sentono loro: si sentono fuori casa anche lì». Una sorta di parallelismo non voluto con i fratelli barlettani che non fa altro che aumentare l’empatia tra le due tifoserie.

«Ci sono programmi per costruire un nuovo stadio, ma ovviamente non è semplice conciliare tutte le componenti politiche, burocratiche ed economiche».

Le tribune del Puttilli cominciano a riempirsi un’oretta prima dell’inizio della partita. Al botteghino saranno poco meno di 5000 gli spettatori a recarsi allo stadio barlettano per questa festa di sport. La Curva Nord si riempie subito, colma fino all’inverosimile, e comincia a scandire ad uno ad uno i nomi delle tifoserie amiche – Catanzaro, Andria, Cerignola, ovviamente Salzburg, tutte presenti a questo grande banchetto assieme ad altre tifoserie amiche (nel dettaglio Salernitana, Martina Franca, Molfetta e Bari) – prima di passare a intonare il proprio nome, con un’energia e un ritmo da categorie superiori.

Nel settore opposto si sistemano gli ospiti austriaci, arrivati nell’ordine di 300-350 unità, che non mancano di far sentire la propria voce e sostenere anche i cori dei padroni di casa. Accanto ai loro stendardi tipici, svetta uno adibito per l’occasione che recita: “Due città, eine Einheit”, cioè due città ma un solo legame, più forte che mai.

barletta calcio e austria salzburg
Legami profondi: più forti dei risultati, delle festività, del tempo / Foto di Vincenzo Fasanella

Nell’ampio prepartita sfilano le bandiere delle due squadre, sventolate dai tifosi attorno alla pista d’atletica, ma anche le vecchie glorie del Barletta, molte degli anni Ottanta-Novanta, periodo più florido del club (4 anni in Serie B): Fioretti, Ferazzoli, Lancini, Rovani, Incarbona, Pesce, Lanotte, Daleno. Nomi che per molti, sicuramente per chi non segue da vicinissimo le vicende del Barletta, non dicono nulla, ma che sono vissuti e raccontati con una tale passione dai barlettani da farteli sentire familiari. Prima dell’inizio dell’incontro, suonano i due inni della squadra, che rispecchiano le due anime della città di Barletta e dei suoi abitanti.

Il primo è “Barletta alé”, di Gino Pastore, risalente al 1987 e composto per l’occasione della storica promozione in B. La seconda strofa recita: “Fieramòsch s’abbrèzz a Solomòn/Ch tutt i cavallìr s’n vann satt a Rè”. Il riferimento è a Francesco Salomone ed Ettore Fieramosca, condottieri protagonisti della celebre Disfida di Barletta del 1503 tra 13 cavalieri italiani (sotto la corona aragonese) e altrettanti francesi, che vide la vittoria italiana. Qui si rispecchia l’identità pugnace del barlettano, combattivo e rusticano di natura, che si riflette nel logo della squadra (un cavaliere che aizza la sua spada in primo piano) e si sublima nel tessuto economico fortemente industriale – Barletta è uno snodo ferroviario molto battuto.

Il passaggio dei treni fa da sottofondo durante tutto il soggiorno nella città adriatica, ed offre la sensazione di un luogo sempre in movimento e fermento. L’altro inno, a dire il vero abbastanza tipico per le squadre di città balneari, è “Gente di mare”. Barletta è una città marinara nell’animo; il richiamo della spiaggia è sentitissimo dal popolo biancorosso.

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Il tifo, una splendida malattia (contro l’evidenza) che dura tutta una vita / Foto Vincenzo Fasanella

Arriva il momento della partita. Durante l’ingresso delle due squadre in campo le due tifoserie espongono le scenografie preparate per l’occasione: da un lato il Barletta, con uno spettacolare stendardo centrale che rappresenta i simboli delle città di Barletta e Salisburgo, attorniato da bandierine biancorosse da un lato e biancoviola dall’altro. Nel dettaglio, per i padroni di casa è raffigurato il Colosso di Eraclio, una statua in bronzo situata nella Basilica del Santo Sepolcro di Barletta che la leggenda narra abbandonata dai veneziani sulle sponde dell’Adriatico successivamente al sacco di Costantinopoli; per gli ospiti Wolfgang Amadeus Mozart, simbolo per eccellenza della città salisburghese.

Dall’altro il Salzburg rappresenta due ragazzi in biancorosso e biancoviola che si abbracciano con i rispettivi anni di nascita delle due squadre (1922 e 1933), con bandierine bianco-rosso-viola in un’unica disposizione. La partita scorre gradevole e interessante, sebbene la nebbia abbia oramai avvolto anche il campo e renda la visuale via via più difficile. Si confrontano due stili di gioco abbastanza opposti: la qualità del Barletta, che si schiera con 4 punte dal primo minuto, contro la maggior intensità e aggressività del Salzburg. Verrebbe quasi da pensare che, rispetto alla Red Bull, gli ideali e la mentalità li abbiano divisi ma il gegenpressing li unisca.

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Durante la partita, il tifo è da Serie A / Foto di Simone Meloni

Dopo una prima mezz’ora equilibrata il Barletta passa in vantaggio col rigore di Loiodice (sempre lui, l’idolo delle folle) e il raddoppio di testa di Telera. Nel secondo tempo la partita cala di tono: le due squadre prendono la partita per quello che è, un allenamento, e abbassano i giri del motore alla distanza. Ciò che non cambia di un decibel è il sostegno incessante da parte del tifo dal primo all’ultimo istante, intervallato da striscioni, un’altra coreografia biancorossa ed un’altra scenografia celebrativa dei 35 anni del GE. Il clima è sereno e celebrativo: il Barletta guarda al domani con curiosità e intraprendenza; l’Austria Salzburg, dal canto suo, sta ben figurando in campionato e sogna in grande.

La partita si conclude senza ulteriori sussulti sul 2-0 per i padroni di casa, tra un “Salisburgo&Barletta” e un coretto intonato sulla falsariga di “Jingle Bells” a tema natalizio. I calciatori delle due squadre si recano assieme sotto le due Curve per ricevere l’abbraccio delle tifoserie, che celebrano insieme la loro passione. Sipario. Il futuro, in netto contrasto con il cielo sempre più nebbioso e imperscrutabile, è chiaro e limpido. Oggi è bello tifare Barletta, ma questi ragazzi se lo sono guadagnato.


Ringraziamo Simone Meloni e Vincenzo Fasanella per le foto, preziosissime. E la città di Barletta per la splendida accoglienza. Lunga vita al calcio della gente!


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