Papelitos
05 Agosto 2024

Su Chiesa ci siamo illusi tutti quanti?

Dipende dal tipo di giocatore che crediamo sia.

Quando Federico Chiesa, ormai più di tre anni fa, puntava con occhi di fuoco e muscoli d’acciaio i difensori spagnoli Garcia e Laporte, fulminando Unai Simon con un destro imparabile, eravamo tutti convinti di avere tra le mani uno dei migliori talenti del calcio europeo. Dopo lungo penare, Donnarumma a parte, anche l’Italia poteva vantare una gemma degna di essere paragonata ai grandi nomi del football mondiale tra le sue fila. Nel nome di Federico Chiesa ci siamo esaltati, nel suo nome ci siamo pure illusi.

D’accordo, senza l’infortunio al ginocchio, a gennaio 2022 contro la Roma, probabilmente quell’esaltazione sarebbe perdurata, trovando nel campo il suo riscontro insindacabile. Ma da quell’infortunio sono ormai passati due anni e mezzo. Un arco di tempo decisamente troppo ampio per poter essere prolungato nell’attesa delle cose che verranno. Chiesa, con la sua storia travagliata e complessa certo, è però questo qui: un calciatore incompleto, a metà, difficile da collocare sul piano tattico, bravo sì ma non un campione come molti – compreso chi scrive – l’avevano dipinto.

Come già scriveva il nostro Niccolò Longo a febbraio, «ciò non significa che Chiesa non sia un talento, anzi, ma è un talento “costruito”, che fa dello strappo e di un gioco dispendioso, muscolare la sua forza. Tradotto, senza una condizione fisica ottimale Chiesa rischia di andare in difficoltà, a maggior ragione se coinvolto in un ‘equivoco tattico’ da cui non riesce ad uscire».

L’equivoco tattico, questo possiamo dirlo con certezza, è conseguenza del giocatore Chiesa e non causa del suo render meno, da due anni a questa parte. Prima di Thiago Motta, che l’ha messo fuori rosa di fatto svalutandolo – ma lui, si legge sui giornali, non ha fretta –, già Max Allegri, crocifisso per averlo lentamente reinserito e messo fuori ruolo, e poi Luciano Spalletti, sempre in difficoltà sulla sua precisa collocazione in Nazionale, avevano avuto non pochi problemi con il calciatore.

Che Chiesa non sia più un enigma di quanto non sia attualmente un calciatore fatto e finito lo indica la discrepanza tra il sentimento comune, che lo vede ancora come un giovane, e l’effettiva età anagrafica, dove è scritto anno di nascita 1997. Chiesa ha 27 anni, un’età che per la totalità dei calciatori significa non solo maturità raggiunta, ma potenziale declino dopo due, massimo tre anni – a meno che non ti chiami Cristiano Ronaldo, Karim Benzema o Toni Kroos, naturalmente.

È senz’altro vero, come aveva suggerito Capello alla vigilia di Euro 2024, che Chiesa «resta il giocatore più internazionale della nostra Nazionale [con] scatti, strappi, cambi di ritmo, alta intensità», tutti ingredienti in linea con lo sviluppo del calcio contemporaneo. Ma c’è da chiedersi, in ogni caso, se quello descritto da Don Fabio sia il Chiesa attuale o quello di due anni fa. Una domanda che per noi ha già una risposta, ma non per il club che deciderà di investirci cospicui soldini e una buona dose di coraggio.

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