Carrello vuoto
Calcio
17 Giugno

La Coppa Italia è antidemocratica

Antonio Torrisi

14 articoli
Un torneo che ci rappresenta: da rifondare, ma sempre domani.

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, e sulla nostalgia. Sulle belle storie ma sulla legge del più forte: il calcio raccoglie questi temi e li mette insieme spiegandoli in termini pratici. Da sempre. O più o meno da quando esiste la Coppa Italia. Parafrasando Gary Lineker, che ha consegnato alla storia una tra le più famose citazioni calcistiche, la Coppa Italia è quella competizione in cui «22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine una scudettata vince». Concetto ai limiti della tautologia.

La finale tra Juventus e Napoli segue i principi del paradosso storico che accompagna, quasi da sempre, la seconda competizione italiana per importanza: anche quest’anno ad alzare il trofeo sarà una delle teste di serie alla composizione del tabellone. La Coppa Italia è infatti strutturata per favorire chi subentra dopo, agli ottavi; è la formula stessa del torneo ad essere pensata con questo intento e, malgrado le continue richieste di riforma, resta sempre uguale a se stessa in una tipica e perversa storia italiana.


Torneo elitario, scientifico e vanitoso


Quando nella finale di ritorno del Romeo Menti, e per di più allo scadere dei supplementari, Rossi e Iannuzzi (dopo Maini) ribaltarono il gol di Pecchia dell’andata al San Paolo, il calcio italiano pensò di aver trovato finalmente una soluzione al problema della Coppa Italia: di certo non credeva di assistere all’ultimo rantolo. L’epilogo dell’edizione 1996/97 fu l’inimitabile canto del cigno di una competizione che in quel Vicenza-Napoli aveva letto simboli di speranza futura: una quasi-piccola, che chiuderà il campionato all’ottavo posto, contro un avversario che nella sua storia aveva già vinto almeno uno Scudetto, e che però finirà tredicesimo.

Più in generale, caos e libero arbitrio applicato al calcio: e non basta attribuire eccessive responsabilità alle riforme UEFA di fine anni ‘90. Il fatto è che il calcio in Italia non sembra provare alcun tipo di stanchezza nel guardarsi ripetutamente allo specchio e dirsi quanto si è belli se vince una squadra di vertice. Perché questo accada ci si affida ad un metodo praticamente scientifico: l’inserimento in tabellone delle teste di serie (le prime otto del campionato precedente), direttamente agli ottavi di finale.

Nelle ultime diciassette stagioni a vincere la Coppa è stato sempre un club con almeno uno Scudetto in bacheca e con campionati di vertice in serie negli anni. L’unica quasi-eccezione, a volerla trovare, riguarda l’edizione 2008/09 che vide trionfare la Lazio (decima in classifica) contro la Sampdoria (tredicesima): ma sia la Lazio che la Sampdoria avevano già vinto almeno uno Scudetto e una Coppa Italia nella loro storia. Non basta neanche il mezzo miracolo del Palermo arrivato in finale nel 2011: stesso epilogo. Una marea di aspettative frantumate dall’indefinibile arroganza della realtà, e delle grandi. Dell’élite.

Nel 1997 il Vicenza compì l’impresa, ma quella squadra non era certo una “piccola”: qui ad esempio i tifosi biancorossi festeggiavano per la vittoria in campionato contro la Juventus che poi avrebbe conquistato lo Scudetto (Vicenza v Juventus 2-1, 19-10-1996, Foto Getty Images/Mandatory Credit: Claudio Villa/Allsport)

Perché la FA CUP ci dà fastidio


Wigan, Portsmouth e le altre ci ridono in faccia: la FA Cup è il tema perfetto se vuoi improntare una discussione polemica su ciò che calcisticamente funziona in un altro Paese (sul resto, del “modello inglese”, bisognerebbe discuterne). L’ingresso ai trentaduesimi delle squadre di Premier League, con sorteggio integrale, è il metodo migliore per presentarsi alle fasi ultime con almeno un club outsider: e, com’è noto, funziona.

Questo non può che darci fastidio: perché le probabilità di assistere ad un “giant killing” o ad un ottavo equilibrato con l’eliminazione della grande squadrasono molto più alte, in termini di frequenza, di quelle che riguardano un’ipotetica sfida tra una provinciale di Serie C e un top club di Serie A (episodio comunque avvenuto di recente, nel 2016, con la sfida in semifinale tra Alessandria e Milan). 


Tra imprese e scarso spettacolo


Quello della Coppa Italia è invece un format obsoleto che favorisce nettamente i più forti, nei tempi e nei modi: tralasciando la qualificazione diretta agli ottavi, un altro tasto dolente è il fattore campo: sostanzialmente gioca tra le mura amiche chi, in relazione alla stagione passata, ha un rank migliore, per posizione o categoria. In numeri tutto questo si traduce, nelle ultime dieci edizioni, in una sola partecipazione in semifinale di una squadra di C (ovvero la sopracitata Alessandria), in due presenze ai quarti di una di B (lo Spezia 2015/16 e il Cesena 2016/17), e nelle belle figure di Pordenone (2017/18), Virtus Entella e Novara (2018/19), club di Serie C arrivati agli ottavi.

Quanto sia difficile, ai limiti dell’impresa, raggiungere risultati simili lo testimoniano tutte quelle squadre che, nelle categorie minori, neanche ci provano ad andare avanti. Schiacciate dal peso di trasferte proibitive e dalla gestione di forze, che quasi sempre corrispondono a rose adattate agli obblighi economici del campionato d’appartenenza, sono tantissime le piccole squadre che fanno turnover nei primi turni schierando magari le riserve o i ragazzi della primavera. D’altronde il ragionamento è semplice: se per trionfare devo battere le squadre più forti d’Italia, per di più a casa loro, perché mai dovrei sprecare energie inutili per i trentaduesimi/sedicesimi di finale?

Sul fronte appeal, poi, la Coppa Italia non riesce nemmeno a divertire. Bene la riforma che dopo anni d’angosce ha eliminato la finale andata-ritorno, ma gli stadi restano sempre vuoti: simbolo di un trofeo che anche tra i tifosi non suscita passioni travolgenti. Se guardiamo alla percentuale di riempimento degli stadi delle ultime vincitrici, si va dal 30,2% dell’Inter nel 2011 al 27% della Lazio nel 2019, passando per i picchi offerti dalla Juventus (93,6% nel 2015, 87% nel 2016, 93,6% nel 2017 e 93,2% nel 2018 – dati ricavati da Transfermarkt). Da un confronto con gli altri Paesi, il calcio italiano esce con le ossa rotte.

Coppa Italia dati pubblico
Qui i numeri delle presenze negli stadi delle maggiori leghe europee (stagione 2015-2016): l’Italia soffre un po’ ovunque ma soprattutto alla voce “Coppe nazionali”. 29% di affluenza contro l’88% tedesco, l’83% inglese, il 52% spagnolo; anche la coppa francese ci batte nettamente, con il suo 46%.

Leggendo il consueto “Report Calcio” di PwC degli ultimi anni si registrano due cose: in primis il numero altalenante degli spettatori dei top club nelle partite di coppa (dal 29% nella stagione 2015/16 al 36% di quella 2017/18), ma soprattutto una netta differenza con il dato estero che, tra il 2017 e il 2018, ha segnato il 57%, l’82% e il 73% delle presenze rispettivamente in Spagna, Germania e Inghilterra. Tutta un’altra storia, che dovrebbe farci riflettere.

Non serve una laurea in matematica per capire che il 36% italiano neanche si avvicina al dato spagnolo, venendo invece più che doppiato in Inghilterra e soprattutto Germania.

Coppa italia dati 2017/2018
Questo invece il grafico del Report Calcio 2019 di PwC che si riferisce alla stagione 2017/18.

Una questione sociale


Il fatto è che in ogni Italiano appassionato di calcio c’è questo insaziabile desiderio di belle storie da raccontare ai propri figli, contrastato costantemente dalla necessità quasi morale di veder vincere il più forte tra tutti, aggiungendo connotazioni nuove al concetto di supremazia. In poche parole, tutto questo si può tradurre nell’intento ultimo di non far morire mai un’abitudine ben consolidata, o se preferite lo status quo. Ed è per questo che la Coppa Italia rappresenta la bellezza spettrale della consolazione: elemento sociale che allontana la (necessaria) riforma.

«Il peggior conservatorismo che però si tinge di simpatia, di colore, di paillettes. In una parola: Platinette. Perché Platinette ci assolve da tutti i nostri mali, dalle nostre malefatte. […] Questa è l’Italia del futuro: un paese di musichette mentre fuori c’è la morte.» 

Dalla puntata “Ritorno al futuro” di Boris

Senza troppi giri di parole, citando uno dei capolavori che mai invecchiano nel panorama delle serie TV italiane, la Coppa Italia è la locura di Boris. L’elemento che fa saltare il banco, formalmente nuovo, ma fondamentalmente identico. In qualche modo, come Platinette, ci assolve dai nostri mali: riusciamo persino a vederci un rimedio agli obiettivi falliti in campionato, offre speranza alle piazze di provincia che negli anni si sono trovate a marcire nelle categorie minori. Vanagloria senza rimedio, rivalsa irrefrenabilmente annichilita (in semifinale se va bene, ma deve andare proprio bene), dalla più forte di turno. Troppo più forte.

Ed è qui che sta il valore beffardamente e ingenerosamente salvifico della Coppa: perché alla fine, in questa competizione che per Stanis La Rochele sarebbe «troppo italiana», è quasi giusto che vincano i grandi, per farci sentire migliori. Per deresponsabilizzarci e farci sentire in pace, offrendo copioni elitari da seguire e, rare volte, storie nostalgiche di cui nutrirci per vent’anni.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Italia
Valerio Santori
12 Maggio 2022

Non si vince per caso

Se non ci credete, chiedete a Marotta.
Tifo
Jacopo Benefico
20 Marzo 2022

Feyenoord v Ajax, il classico del calcio olandese

Due Olande diverse, due visioni del mondo inconciliabili.
Tifo
Alessandro Imperiali
15 Dicembre 2021

Andy Capp tra denuncia sociale e post-modernità

Icona Ultras, il fumetto ha radici storiche e politiche ben definite.
Tifo
Alberto Fabbri
12 Dicembre 2021

ToroMio: un altro Toro è possibile!

Intervista a Guido Regis, presidente della più attiva associazione di tifosi granata.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
9 Dicembre 2021

Non studio, non lavoro, non guardo la tv

Non vado al cinema, non faccio sport.
Tifo
Alessandro Imperiali
24 Novembre 2021

Francia violenta

Negli stadi d'oltralpe la situazione sta degenerando.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
12 Novembre 2021

A nessuno frega più niente della nazionale

E forse a nessuno gliene è mai importato davvero.
Tifo
Lorenzo Serafinelli
3 Novembre 2021

L’Europa tifa solo il giovedì

Se lo spettacolo non è in campo ma sugli spalti.
Tifo
Alessandro Imperiali
25 Settembre 2021

Tutti in piedi, in Inghilterra si torna a tifare

Sono tornate le standing areas.
Tifo
Alberto Fabbri
16 Settembre 2021

O tutti o nessuno: il tifo organizzato si divide ancora

Le curve si dividono sugli stadi al 50%, mentre gli ultras del basket chiedono un confronto alle istituzioni.
Papelitos
Valerio Santori
10 Settembre 2021

Salutava sempre

A suon di milioni, s'intende.
Tifo
Alberto Fabbri
10 Giugno 2021

NOIF: una legge per l’azionariato popolare

Intervista a Massimiliano Romiti, presidente del comitato "Nelle Origini Il Futuro".
Tifo
Alberto Fabbri
6 Maggio 2021

La presa di Old Trafford: un’opportunità per il tifo italiano

La rivoluzione deve essere innanzitutto culturale.
Tifo
Jacopo Benefico
24 Aprile 2021

I tifosi salveranno il calcio

Il calcio è del suo popolo, non dei consumatori.
Tifo
Valerio Santori
9 Aprile 2021

Il posto dei tifosi è all’inferno

Quello spot Nike in cui rappresentavano il Male.
Editoriali
Andrea Antonioli
30 Marzo 2021

Psicopatologia del tifo

L'ultima grande narrazione collettiva rimasta.
Papelitos
Matteo Paniccia
26 Marzo 2021

Tra Sky e Dazn ci rimettono i tifosi

La battaglia per i diritti tv ha più vinti che vincitori.
Interviste
Giuseppe Cappiello
12 Marzo 2021

US Fasano, il calcio del suo popolo

Il pallone come rito e bene collettivo.
Altro
Gianluca Palamidessi
28 Gennaio 2021

Lo Stadio Flaminio è un pezzo di storia

Riuscirà l'impianto a risorgere dalle (proprie) ceneri?
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
1 Gennaio 2021

Stadi Uniti

Il sogno americano non è un ideale sportivo.
Editoriali
Vito Alberto Amendolara
25 Dicembre 2020

Elogio degli stadi pieni

Il regalo che tutti vorremmo: tornare sulle gradinate.
Tifo
Alberto Fabbri
19 Novembre 2020

I colori dividono le torcidas, Bolsonaro le unisce

Le tifoserie organizzate unite contro il presidente.
Tifo
Alessandro Imperiali
11 Novembre 2020

Gabriele Sandri, storia di un omicidio

Tredici anni fa veniva ucciso un cittadino italiano.
Interviste
La Redazione
6 Novembre 2020

Pierluigi Spagnolo, una voce fuori dal coro

Intervista all' autore de' I ribelli degli Stadi e Contro il calcio moderno.
Calcio
Raffaele Scarpellini
24 Ottobre 2020

Il Valencia non vede più la luce

Il magnate Peter Lim sta portando il club nel baratro.
Calcio
Giuseppe Cappiello
23 Ottobre 2020

Cosa significa tifare la Bari

Una religione laica, tra San Nicola e la città vecchia.
Calcio
Gianluca Palamidessi
20 Ottobre 2020

Italiani, popolo di tifosi ma soprattutto di gufi

La partita dal trespolo si vede meglio.
Calcio
Dario Bezzo
16 Ottobre 2020

Morto uno stadio se ne fa un altro

Il travaglio del nuovo San Siro.
Calcio
Alberto Fabbri
6 Ottobre 2020

Arte e calcio, un amore lungo un secolo

Gli artisti hanno usato il pallone per raccontare la storia d'Italia nel '900.
Interviste
Alberto Fabbri
1 Ottobre 2020

Noi resistiamo: non c’è calcio senza tifo

Intervista ad Andrea Rigano, autore di #WeStand.
Calcio
Giuseppe Cappiello
20 Settembre 2020

Il calcio a Bari è un Ideale

Il pallone dal basso che non si arrende al business.
Tifo
Domenico Rocca
15 Settembre 2020

Supertifo, il peso del tempo

Parabola della prima storica rivista dedicata al tifo organizzato.
Papelitos
Jacopo Benefico
22 Agosto 2020

Se il calcio è mero spettacolo, noi tifosi siamo dei guardoni

Il nuovo pallone ha avuto la meglio sulla nostra umanità.
Tifo
Alberto Fabbri
18 Agosto 2020

In curva non sventola bandiera bianca

Malgrado il periodo più buio di sempre, i tifosi non si arrendono.
Interviste
Domenico Rocca
30 Luglio 2020

Il calcio dai tifosi e per i tifosi

Intervista a Supporters in Campo, il progetto italiano che promuove la partecipazione attiva dei tifosi.
Tifo
Alberto Fabbri
3 Luglio 2020

Il Virtual audio e il trionfo del grottesco

I cori registrati non potranno mai sostituire il calore di una curva.
Papelitos
Matteo Paniccia
14 Giugno 2020

Vogliamo ballare in Curva, non nelle discoteche

L'ultimo DPCM si è dimenticato dei tifosi, ancora una volta.
Calcio
Alberto Maresca
12 Giugno 2020

Tifare Sevilla tra sangue e sangria

I Biris Norte tra Federico García Lorca e Francisco Franco.
Tifo
Alessandro Imperiali
1 Giugno 2020

Il Casuals in Italia è solo questione di estetica?

Un fenomeno più mediatico che (sotto)culturale.
Tifo
Jacopo Benefico
21 Maggio 2020

Perché Florentino Perez obbliga degli attori a tifare il Real?

La scomparsa degli Ultras Sur e i nuovi pupazzi del Bernabéu.
Papelitos
Lorenzo Ottone
14 Maggio 2020

Non ci ribelliamo perché non andiamo (più) in Curva

Il lockdown, in realtà, non ci è pesato affatto.
Tifo
Alberto Fabbri
14 Maggio 2020

L’ora dell’azionariato popolare

L'ultima speranza per salvare e moralizzare lo sport italiano.
Tifo
Michelangelo Freda
6 Maggio 2020

L’altro volto del Paris Saint-Germain

La storia che non conoscete dietro al PSG.
Calcio
Lorenzo Ottone
4 Maggio 2020

Support your local team!

Un viaggio nell'utopia dei nuovi ultras del calcio amatoriale britannico.
Papelitos
Marco Gambaudo
2 Maggio 2020

Gli stadi nel post-umano

Dopo la carne non carne, arriva lo stadio non stadio!
Editoriali
Niccolò Maria de Vincenti
30 Aprile 2020

Il calcio o cambia o muore

Il nostro manifesto per una rinascita del pallone.
Papelitos
Federico Brasile
23 Aprile 2020

Siete voi che avete bisogno di soldi

Non la gente che ha bisogno di calcio.
Editoriali
Alberto Fabbri
22 Aprile 2020

Torneremo a cantare, ma non sui balconi

Siamo una tribù che non può rinunciare ai suoi riti.
Interviste
La Redazione
17 Aprile 2020

Ragazzi di stadio

Intervista a Daniele Segre, il regista che ha raccontato la nascita dei gruppi ultras italiani.
Tifo
Domenico Rocca
14 Aprile 2020

Reggina v Messina, nemmeno il ponte potrebbe unirle

Il destino ed il tempo scandiscono la storia del derby dello stretto.