Franco Morbidelli e Valentino Rossi. L’allievo e il maestro. Franco, italo brasiliano cresciuto sotto l’ala protettrice del Dottore, ha iniziato a camminare da solo. O meglio, a correre. Dopo la sbornia del primo successo in MotoGP sul circuito di Misano, Morbidelli ha dominato il Gran Premio di Teruel rilanciando le proprie ambizioni iridate: il pilota della Yamaha Petronas è a 25 punti di distanza dallo spagnolo Joan Mir. Con la crisi di Andrea Dovizioso, Morbido raccoglie su di sé tutte le ambizioni italiane per il pazzo mondiale 2020.

 

 

Morbidelli meglio di Dovizioso, Bagnaia e Rossi. Già, Valentino. Il Dottore, costretto ancora all’isolamento dopo la positività al Covid-19, ha celebrato la seconda vittoria stagionale di Franco, oltre all’ennesimo successo della sua VR46 Riders Academy.

 

Franco Morbidelli si sta facendo largo tra i migliori piloti della Moto GP (Ph Mirco Lazzari gp/Getty Images)

 

 

Morbidelli è nato e cresciuto alla corte di Rossi. Pochi chilometri fuori da Tavullia, a metà strada tra l’Adriatico e la Romagna, una schiera di colline accompagna l’orizzonte. Ai piedi dei vigneti dei Colli Pesaresi sorge il regno di Valentino. Lo chiamano il Ranch, il giardino segreto che il maestro ha aperto ai propri discepoli. Due chilometri e mezzo di curve e controcurve dai nomi evocativi. C’è il Carro, la Quercia, il Cucchiaio, la Rossi Graziano. Ad accogliere è un’antica cascina restaurata e le parole “Motor Ranch” incastrate tra due pistole, come a ricreare un’atmosfera da Far West. L’omaggio morriconiano si disperde nella marea gialla che travolge le mura.

 

Due lettere e un numero: VR46. Il simbolo spicca come gli scudi nobiliari che decoravano i saloni di corte.

 

Il Ranch è una pista da flat-track sterrata alquanto complessa, di quelle che piacciono a Vale. È nata dalla matita del Dottore e di papà Graziano: uno schizzo su un foglio bianco e via. L’hanno percorsa per la prima volta Rossi, Marco Simoncelli e Mattia Pasini. Era il 2009. Layout promosso, sarebbe stato un luogo di allenamento oltre che di ritrovo. Sarà molto di più. La struttura comprende anche un ovale di 800 metri e una pista di soft cross da 1,1 chilometri. Tutte omologate dalla Federazione internazionale.

 

 

Il Ranch è il cuore della VR46 Riders Academy, l’accademia creata da Valentino per aiutare ad emergere i giovani centauri italiani. È una scuola in cui non ci si iscrive ma si viene scelti. L’Academy pensa a tutto: allenamenti in pista, nutrizionisti, preparatori fisici e persino insegnanti di inglese. I piloti prescelti ricevono anche consulenze contrattuali e manageriali. Ogni talento della VR46 Academy viene seguito da un team di specialisti, che lo accompagna lungo tutto il percorso professionale.

 

Il numero 46 rappresenta un impero motociclistico (Ph Mirco Lazzari/Getty Images)

 

 

Il progetto è nato nel 2014 e Valentino può già fregiarsi del titolo di Professore, oltre che di quello di Dottore. Sotto l’egida del pesarese sono arrivati in MotoGP Franco Morbidelli e Pecco Bagnaia, i fiori all’occhiello dell’Academy. I due sono gli unici ad aver portato al Ranch un titolo mondiale: Franco nel 2017, Pecco l’anno seguente. Entrambi in Moto2. Oggi Morbidelli guida una Yamaha Petronas e nella prossima stagione sarà affiancato dal maestro Vale. Bagnaia corre sulla Ducati del Team Pramac e nel 2021 sarà uno dei piloti ufficiali di Borgo Panigale. E Rossi gongola.

 

 

Il punto più alto della sua breve storia, la VR46 Riders Academy lo ha raggiunto nell’ultimo Gran Premio di San Marino. Primo Morbidelli, secondo Bagnaia. Rossi quarto e fuori dal podio dopo aver battagliato invano contro i due delfini. “Ma chi me lo ha fatto fare?!”, ha confessato il Dottore dopo la gara, contento per i due “figliocci” me deluso per il proprio risultato. Sempre a Misano, che guarda il Ranch al di là delle colline, la VR46 Academy ha gioito per un’altra doppietta in Moto2: primo Luca Marini, secondo Marco Bezzecchi.

 

Senza girarci troppo intorno: è l’accademia di Valentino Rossi che sta risollevando il motociclismo italiano dopo stagioni di buio.

 

Esiste già un pre e post Academy. Prima dell’intuizione del Professor Vale, gli ultimi mondiali italiani erano fermi al 2008 (con Simoncelli in 250) e al 2004 (con Dovizioso in 125). Tutto al netto dell’ultima gemma di Rossi targata 2009. L’Academy, che grazie alla partnership con Sky può vantare due team proprietari in Moto2 e Moto3, ha ridato slancio ad un movimento che navigava nella tempesta. Oggi il motociclismo italiano è tornato a mandar giù titoli come un tempo: Morbidelli e Bagnaia nella classe di mezzo ma anche Lorenzo Dalla Porta in Moto3. Quest’ultimo con un passato nell’Academy. Esperienza servita ad affinare lo stile e il carattere. Obiettivi fissati sulla lavagna del professor Rossi.

 

Il trionfo di Morbidelli in occasione del GP di San Marino (Ph Mirco Lazzari gp/Getty Images)

 

 

Valentino nei panni di Professore. Chi frequenta l’Academy dice che parla poco ma il giusto. Rossi semina consigli almeno quanto le derapate nei curvoni sabbiosi del Ranch. Abbiamo già parlato della nuova dimensione del Dottore. Ecco, se possibile, Valentino è andato oltre. Ha saputo programmare, costruire e sviluppare. Ha messo in mostra interessanti doti manageriali insieme al suo team di fedelissimi (chissà che non pensi ad un futuro in Dorna…). Valentino, ed è questo il lato più decadente, ha creato un vortice che lo sta via via risucchiando.

 

 

La VR46 Academy sta prendendo il sopravvento sul proprio fondatore. Chissà che non sia una mossa preventivata. Sta di fatto che l’Academy è lo specchio del Valentino dei bei tempi. Il Dottore ha costruito il suo giardino di casa aprendolo soltanto a pochi eletti: è come se avesse consegnando l’eredità nelle mani dei suoi discepoli. Con la vittoria ad Aragon, Morbidelli sembra vicino al definitivo salto di qualità. Lo stesso pilota romano aveva confessato quanto fosse maturato dopo le due deludenti stagioni in MotoGP. “Ho lasciato da parte la mia metà brasiliana”, spiegava in una recente intervista.

 

Meno feste, più professionalità. All’Academy insegnano anche questo.

 

In attesa dell’esplosione di Bagnaia, tocca a Morbidelli sventolare il vessillo tricolore e quello giallo della VR46. Chi assiste da spettatore alla crescita dei suoi pupilli è proprio Valentino. “Questo non lo avevamo previsto”, disse il Dottore all’indomani del successo iridato di Franco nella Moto2. Oggi tutto è diverso.

 

Lo stile in pista del figlioccio del Dottore (Ph Mirco Lazzari gp/Getty Images)

 

 

Morbidelli è il simbolo di una scuola nuova, voluta e costruita da Valentino, che eclissa quella vecchia. Un inevitabile ricambio generazionale con il benestare del Dottore. In fondo il motociclismo italiano è (e sarà ancora) roba sua. Morbidelli deve tutto a Valentino e all’Academy: «Io non vengo da dove sono venuti la maggior parte dei piloti che stanno correndo con me. Io arrivo dalla Serie B, ho un’altra scuola e quando sono entrato nel motomondiale non ho mai voluto strafare».

 

 

La svolta è l’arrivo di Valentino: «Sono qui grazie a lui, ha creduto in me quando ancora non ero nessuno. So che il nostro rapporto può apparire strano perché corriamo uno contro l’altro ma a gara finita ritorniamo ad essere amici». Nella prossima stagione saranno compagni di squadra in Yamaha Petronas, una suggestione anche per Vale, che non manca di ricordare come l’Academy abbia risollevato Morbidelli da una carriera destinata ad altre strade:

 

“Ci abbiamo creduto molto quando molti pensavano non potesse farcela. Lo abbiamo preso quando sembrava che il suo futuro fosse in Superbike, abbiamo fatto qualche forzatura ma alla fine il risultato è eccellente. E adesso ci deve una pizza”.

 

Morbidelli è solo l’inizio perché la VR46 Academy sembra destinata a sfornare altri talenti. Marini (fratello di Rossi da parte di madre) e Bezzecchi sono in odor di MotoGP. Vietti, Migno, Antonelli e Manzi hanno tutto per affermarsi in Moto3. Il tempo passa e il mondo cambia. E una sentenza è stata già pronunciata: l’Academy è diventata più grande di Valentino. E gli allievi più forti del maestro.