Papelitos
03 Aprile 2021

L'Italia calcistica vive di momenti morti

Poco intuito, troppa tattica e pause arbitrali.

Tempo fa parlavamo del divario tra il calcio italiano e quello europeo. Un divario che è prettamente tecnico, fisico e caratteriale. Un articolo di Fabrizio Salvio, uscito ieri sulla Gazzetta dello Sport, non fa che confermare quanto già sostenevamo.

 

Secondo Salvio, che si basa su dati Opta, il tempo effettivo in Serie A è maggiore di quello della Premier League, della Bundesliga e della Ligue 1 francese. Diverso è il discorso in Champions League, dove si giocano in media 3 minuti in più a partita. A fare la differenza, però, è soprattutto il ritmo delle altre competizioni.

 

All’estero i giocatori vanno più forte e mantengono in media una velocità maggiore. A incidere in maniera sostanziale, in Italia, c’è anche l’aspetto arbitrale. I nostri direttori di gara sono quelli che fischiano di più. Nei dati poi non compare il numero di discussioni dopo ogni fallo, ambito in cui l’Italia eccelle senza alcun dubbio. Detto in altre parole: all’estero non ci sono i vari Bonucci e Mertens e alle decisioni degli arbitri non seguono quasi mai simposi filosofici.

 

L’arbitro Pasqua, bersagliato da Rebic e da tutto il Milan nel corso dell’ultimo match (Marco Luzzani/Getty Images)

 

Autorevole e importante è poi il pensiero di Maurizio Viscidi, coordinatore delle nazionali giovanili azzurre. Secondo Viscidi, il problema maggiore che affligge il nostro calcio è la modalità con cui si allenano i giocatori. La tecnica è ormai totalmente trascurata: pochissimi allenatori basano gli allenamenti essenzialmente sul pallone e sulla sua trasmissione fatta ad alta velocità. I calciatori non sono abituati a esercitarsi nell’uno contro uno.

 

Ecco perché ci vengono in mente le parole recenti di Massimiliano Allegri (guarda caso l’italiano che più è andato vicino al successo in Europa di recente) su Barzagli e Chiellini pronunciate al club:

 

in allenamento mi divertivo a osservare Barzagli e Chiellini nell’uno contro uno. Era incredibile vedere quanto godessero ad affrontare l’uomo e si esaltassero nelle situazioni di difficoltà”.

 

Per Viscidi, poi, in Italia si fa troppa tattica. Fin da bambini i giocatori italiani sono educati con mille nozioni tattiche, che li vincolano e frenano la loro fantasia. Le informazioni sono troppe (e quasi solo sulla fase difensiva) e soprattutto quasi mai applicate a situazioni in cui è previsto un normale 11 contro 11. Banalmente, si presuppone che gli insegnamenti tattici possano essere trasmessi e basta, senza avere un riscontro reale sul campo.

 

Per citare nuovamente Allegri, non si producono “giocatori pensanti”, ma robot schiavi di un tatticismo eccessivo. L’uso costante della tecnologia si riflette poi anche nel lavoro fisico. In Italia si fa un uso esasperante della telemetria e dei GPS, non abituando mai i giocatori ad andare oltre alla soglia della fatica. Quando in Italia si arriva al limite, ci si ferma. All’estero invece si continua. In questo modo i benefici sono molti, anche psicologici: è così che si abituano i calciatori alla sofferenza e alla disponibilità al sacrificio.

 

Ci dispiace citare nuovamente Allegri, ma praticamente nessuno in Italia fa come lui, che per scegliere gli undici titolari spesso si affida all’intuito, stando attento soprattutto alle gambe nell’allenamento di rifinitura. Un po’ come si fa con i cavalli. Dunque, il fallimento europeo ha soprattutto una base tecnica, fisica e caratteriale. Non facciamone una questione tattica. Anzi, facciamo meno tattica: qualcosa potrebbe cambiare in meglio.

 

 

SUPPORTA !

Ormai da anni rappresentiamo un’alternativa nella narrazione sportiva italiana: qualcosa che prima non c’era, e dopo di noi forse non ci sarà. In questo periodo abbiamo offerto contenuti accessibili a tutti non chiedendo nulla a nessuno, tantomeno ai lettori. Adesso però il nostro è diventato un lavoro quotidiano, dalla prima rassegna stampa della mattina all’ultima notizia della sera. Tutto ciò ha un costo. Perché la libertà, prima di tutto, ha un costo.

Se ritenete che Contrasti sia un modello virtuoso, un punto di riferimento o semplicemente un coro necessario nell'arena sportiva (anche quando non siete d’accordo), sosteneteci: una piccola donazione per noi significa molto, innanzitutto il riconoscimento del lavoro di una redazione che di compromessi, nella vita, ne vuole fare il meno possibile. Ora e sempre, il cuore resterà il nostro tamburo.

Sostieni

Gruppo MAGOG

Marco Armocida

26 articoli
Barak, l’artista silenzioso
Ritratti
Marco Armocida
24 Agosto 2022

Barak, l’artista silenzioso

Il ceco è un giocatore d'altri tempi.
Su Lukaku aveva ragione Di Canio
Calcio
Marco Armocida
22 Giugno 2022

Su Lukaku aveva ragione Di Canio

E forse lo ha capito lo stesso Romelu.
La Salernitana è una lezione di sport (e di vita)
Papelitos
Marco Armocida
25 Aprile 2022

La Salernitana è una lezione di sport (e di vita)

Comunque dovesse andare a finire, è già epica.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Sarri 3 Inzaghi 1
Papelitos
Gianluca Palamidessi
27 Agosto 2022

Sarri 3 Inzaghi 1

Anche tra gli allenatori esistono le categorie.
Se i giornali sportivi muoiono, di chi è la colpa?
Papelitos
Gianluca Palamidessi
24 Settembre 2022

Se i giornali sportivi muoiono, di chi è la colpa?

L'addio di Federer, il nulla della carta stampata italiana.
Giovanni Galeone, il marinaio del pallone
Ritratti
Jacopo Gozzi
23 Settembre 2022

Giovanni Galeone, il marinaio del pallone

Un uomo di cultura, quindi di calcio.
Giuseppe Pastore: l’Italia vive una crisi di attaccanti e attaccati (alla maglia)
Interviste
Gianluca Palamidessi
22 Settembre 2022

Giuseppe Pastore: l’Italia vive una crisi di attaccanti e attaccati (alla maglia)

Intervista sulla Nazionale ad uno dei più bravi e preparati giornalisti italiani.
Cosa significano i deliranti cambi di Inzaghi
Calcio
Valerio Santori
21 Settembre 2022

Cosa significano i deliranti cambi di Inzaghi

Responsabilizzare i giocatori è una prassi superata.