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Estero
9 Marzo

Juan Sebastian Veron, il pallone nel destino

Diego Mariottini

52 articoli
Dal campo alla scrivania al campo.

Classe pura, visione di gioco, colpi d’artista. Pochi calciatori al mondo potrebbero intersecare queste eccellenze unendole alla concretezza in campo. Uno dei pochi si chiama Juan Sebastian Veron. L’ex di Estudiantes, Sampdoria, Parma, Lazio, Manchester United, Chelsea e naturalmente della Nazionale argentina è stato uno dei più grandi centrocampisti del suo tempo. Una carriera itinerante che alla fine lo ha restituito al primo amore, l’Estudiantes. Prima da giocatore, poi da presidente. Con qualche folle sorpresa, come vedremo.


FIGLIO D’ARTE


Nasce a La Plata, Argentina, il 9 marzo 1975. La Plata si trova a 60 chilometri da Buenos Aires e ha dato i natali a parecchi calciatori: al bomber del Boca Juniors Martin Palermo per esempio, o all’ex genoano Lucas Pratto; oppure a Leandro Cufrè, difensore della Roma diversi anni fa. La Plata ha visto nascere perfino Cristina Fernandez (de Kirchner), ex Presidente della Repubblica. Ma, politici di spicco a parte, la vera gloria cittadina è lui, Juan Sebastian Veron. A livello calcistico La Plata è rappresentata dall’Estudiantes e dal Gimnasia y Esgrima, un derby che in città si vive ogni giorno. In teoria il piccolo Juan Sebastian può scegliere da quale parte stare, in realtà il cognome non glielo rende possibile.

Suo padre è Juan Ramon Verón, attaccante dell’Estudiantes che vinse tre Libertadores di fila (1968-1969-1970) e una Coppa Intercontinentale, sempre nel ‘68. Verón senior è detto la Bruja (la strega), ma di esoterico in realtà possiede poco.

Ha una vaga somiglianza con un altro campione argentino, Osvaldo Cesar Ardiles, la costituzione fisica non è statuaria ma compensa con i piedi buoni. Poiché le “colpe” dei padri ricadono sui figli, per osmosi Juan Sebastian è la Brujita (la streghetta). In Argentina, dal soprannome non si scappa. A 19 anni il ragazzo è titolare nell’Estudiantes, con il compito di ricalcare la carriera del padre. Ma la sensazione è che il giovanotto sia anche più bravo del genitore: più classe, maggiori mezzi fisici e quando c’è da contrastare non si tira indietro. Ha un talento naturale straripante e quello che fa, lo fa con quella frazione di secondo d’anticipo che spesso segna la differenza fra azione e gol. 



BIGLIETTO DI SOLA ANDATA


A metà anni ’90 la squadra non naviga in acque tranquille e nella stagione 1995-96 viene retrocessa in seconda divisione. L’Estudiantes ha bisogno di soldi e vende i giocatori di maggior valore, tra cui anche Juan Sebastian, che passa al Boca Juniors. Dopo un anno passato alla corte dei “Genovesi” (il quartiere della Boca di Buenos Aires fu popolato in origine dai marinai liguri), Verón a Genova ci va davvero. Sven-Goran Eriksson, allenatore della Sampdoria, decide di portarlo in Italia per una cifra vicina ai 6 miliardi di lire. Somma consistente per un ragazzo di 20 anni ancora poco conosciuto. Dopo due stagioni con i blucerchiati viene ceduto al Parma. Il palmarès comincia ad avere peso e valore espliciti.

Nell’unica stagione in Emilia Verón conquista Coppa Italia e Coppa Uefa. Sembra un personaggio lunatico e incostante ma le sue giocate illuminano a giorno. Quando illuminano. Solo una stagione più tardi passa per 52 miliardi di lire alla Lazio di Sergio Cragnotti. Qui l’argentino dà il meglio di sé, aiutato dal fatto di poter contare su compagni, chi più chi meno, di straordinario valore tecnico (tra cui Roberto Mancini, già compagno alla Sampdoria e suo futuro allenatore all’Inter). Nel periodo 1999-2001 con la Lazio conquista una Coppa Italia, uno Scudetto, una Supercoppa italiana e una Supercoppa europea vinta nel Principato di Monaco contro il Manchester United (1999). Veron stesso dirà di sé: 

«La Lazio è il posto dove ho avuto maggiore costanza. Due anni sempre al massimo, senza cadute. Negli altri club ho fatto bene, ma ho anche avuto qualche calo di troppo». 

Nel 2001 la società biancoceleste comincia ad accusare forti perdite nel bilancio, dunque Cragnotti è costretto a cedere alcune stelle per fare cassa. Tra questi c’è la Brujita. Per una cifra poco inferiore ai 30 milioni di sterline la star del centrocampo laziale si trasferisce al Manchester United. Con i Red Devils Verón è protagonista per due stagioni, durante le quali conquista il suo primo e unico campionato inglese. Nella stagione 2003-2004 il Chelsea lo prende per poco più di 20 milioni di sterline. Ma a Londra Veron vive il periodo più nero della carriera: rimarrà li solo per un anno, dopo una stagione trascorsa più in infermeria che sul campo. Appena sette partite, andando in gol una sola volta. 

«Io lo so dal primo tocco se quel giorno il pallone in campo mi è amico o no. Se lo è, so che posso fare qualunque cosa, rischiare qualunque tipo di giocata. In caso contrario posso anche chiedere il cambio dopo dieci minuti»

Juan Sebastian Veron

Juan Sebastian Veron con un connazionale di eccezione, nell’epoca d’oro del calcio italiano

LA SECONDA GIOVINEZZA


Alla soglia dei 30 anni, Juan Sebastian Veron decide di tornare in Italia. Nell’Inter il campione argentino torna agli standard più elevati e conquista due Coppe Italia, uno Scudetto (quello della stagione 2005-2006, che viene revocato ai rivali della Juventus dopo lo scoppio dello scandalo di “Calciopoli”) e una Supercoppa italiana. Quando il contratto con l’Inter scade, Veron si lascia prendere da un’idea apparentemente folle e decide di ricominciare da dove era partito, con l’Estudiantes. Durante la seconda esperienza con la squadra di cui è tifoso, Veron raggiunge altri importanti traguardi, sia a livello di club sia sul piano individuale. Qualcuno pensa che si tratti del classico “vecchietto” che torna a casa per svernare e invece lui (esattamente come Roberto Mancini alla Lazio fra il 1997 e il 2000) è la pietra angolare di un progetto ambizioso.

L’Estudiantes non è un ripiego, né un’illusione: quello che il campione ascolta è un canto delle sirene suonato in stereofonia.

Con lui a dettare i tempi del gioco l’Estudiantes vince in due occasioni (2006 e 2010) il Campionato di Apertura e conquista nel 2009 la Copa Libertadores. La Brujita ottiene per due volte il Pallone d’ Oro sudamericano (2008 e 2009). Mica male per un “vecchietto”. Nel 2011 abbandona il calcio professionistico stabilendo come data del ritiro il 18 dicembre, giornata in cui si disputa l’ultima partita del Campionato di Apertura. Ma sono solo parole, intenzioni destinate a rimanere tali. Almeno per qualche tempo.

Per uno come lui è difficile accettare di smettere, perciò all’improvviso ci ripensa e decide di protrarre l’attività agonistica per altri sei mesi, giocando anche il Campionato di Clausura 2012. Per quanto riguarda la Nazionale, Juan Sebastian Veron vanta 73 presenze, un trofeo d’argento alla Copa America 2007 e tre convocazioni alle fasi finali dei Mondiali con la Selecciòn. Il 16 Giugno 2012 conclude l’attività agonistica ma pur di non restare lontano dal campo il fuoriclasse gioca nel Coronel Brandsen, squadra dilettantistica argentina dei sobborghi di La Plata. 


DAL CAMPO ALLA SCRIVANIA
(ma non sempre in quest’ordine)


Sempre nel 2012 viene nominato direttore generale dell’Estudiantes, ruolo che ricoprirà per circa otto mesi, fino al 19 Luglio 2013, data che riporta Veron tra i professionisti, ancora una volta in campo. Sembra che la storia del Verón calciatore non voglia finire più. Il calcio come una droga, di quelle che però non fanno male. La passione che la Brujita prova nei confronti del calcio e in particolare dell’Estudiantes supera ogni ostacolo: non importano i 38 anni, importa giocare un altro anno con la squadra del cuore. Poi smetterà davvero. Come racconta il diretto interessato in un’intervista:

«La decisione di ritirarmi è stata sofferta, ma è avvenuta per potermi concentrare su fini più nobili: aiutare quanti più ragazzi possibili ad emergere, non solo nel calcio, ma anche nelle altre discipline sportive, dando loro non solo raccomandazioni, ma soprattutto gli strumenti necessari per crescere sotto ogni profilo». 

Juan Sebastian Veron

Se il consiglio lo dà uno con la sua autorevolezza, è difficile che possa essere sbagliato. Domenica 11 maggio 2014 Juan Sebastian Verón scende per l’ultima volta in campo davanti al pubblico dell’Estudiantes al “Ciudad de La Plata” nella partita contro il Tigre. E stavolta è davvero per sempre. Ma passano soltanto pochi mesi e le agenzie di stampa battono una notizia non proprio inaspettata: il 5 ottobre Juan Sebastian Veron viene nominato presidente della squadra biancorossa. “La streghetta” è stata eletta dagli azionisti con oltre il 70% dei voti, battendo il presidente uscente, Enrico Lombardi e l’allora vicepresidente, Carlos Salvador Bilardo.

Il ritorno alle origini è dunque completato, Veron sarà presidente dell’Estudiantes fino alla metà del 2021. Forse non con la stessa classe di quando giocava, ma con immutata forza di volontà. E per non lasciare nulla al fattore sorpresa, a fine 2016 “el presidente” ne combina un’altra delle sue: all’età di 41 anni, e dopo essere stato lontano per due anni e mezzo dal calcio professionistico, torna in campo proprio con i biancorossi di La Plata. Gioca cinque partite nella fase a gironi della Libertadores 2017 raggiungendo il record di diventare il calciatore argentino più longevo a giocare il torneo. Presidente-giocatore, anche se per poco tempo. Come dire che la follia aiuta i folli, ma solo quelli autentici.

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