Altri Sport
06 Settembre 2019

La maleducazione regna a New York

Quello degli Us Open è un pubblico di bifolchi, maleducati e ignoranti.

La tradizione sportiva, c’è poco da fare, o ce l’hai o non ce l’hai: basta vedere l’atteggiamento del pubblico di New York, agli Us Open, durante tutta la durata del torneo e nel corso degli anni. D’altronde sarebbe anche inusuale stupirsi, vista la “cultura” a stelle e strisce, sportiva e non solo. Gli americani sono tutt’oggi accecati dallo spettacolo: ne hanno bisogno per vivere, come fosse benzina indispensabile per alimentare il motore. Il tennis al contrario rimanda a una concezione dello sport profondamente differente, britannica, in cui il pubblico è tenuto a rispettare i giocatori e ritagliarsi un piccolo ruolo fuori campo, in questo caso veramente da spettatori, come fossero a teatro (qui un articolo del Telegraph sul perché Wimbledon sia il polo opposto di Flushing Meadows).

“Agli Us Open, il pubblico si aspetta lo show. E se non ottiene ciò che vuole, è pronto a fare in modo che qualcosa accada. Nessun pubblico come quello newyorchese sente l’odore del sangue e come un branco indirizza i propri attacchi verso chi tradisce una debolezza”. (Mats Holm, tratto dal libro Game, Set, Match)

Il problema degli Stati Uniti è che non hanno alcuna cultura sportiva nel senso britannico, più in generale europeo o anche sudamericano del termine: negli Usa lo spettacolo deve prevalere sullo sport, un modello nefasto che purtroppo si sta imponendo anche in Europa e che non tiene conto dell’enorme fenomeno sociale e culturale in cui si ritrova un tifoso. Questo spiega perché il calcio non è mai esploso in Nordamerica (eccezion fatta per il gentil sesso, ma anche qui è stato il risultato di una tattica commerciale della Nasl, che mirava alle famiglie e ottenne le donne, essendo troppo presi gli uomini dagli “sport picchiali e sfondali”).

Fuochi d’artificio e bandierone a stelle e strisce per masturbare l’ego collettivo: il riassunto di una Nazione malata di spettacolo e onnipotenza

Per il tennis tuttavia il discorso è molto diverso: si tratta semplicemente di ignoranza, maleducazione, assenza di cultura sportiva intesa come rispetto. Quest’anno, come al solito, la lista degli atleti che hanno discusso con il pubblico è nutrita e tendenzialmente sempre giustificata: da Novak Djokovic, fischiato solo perché ritiratosi al terzo set con Wawrinka – tra l’altro dopo aver provato in ogni modo a resistere al dolore alla spalla -, al semifinalista Daniil Medvedev, passando per la giovane tennista Andreescu fino ad arrivare ai leggeri fastidi malcelati degli stessi Federer e Nadal (too loud, troppo forte, è uno sfogo degli atleti in campo che ricorre ogni anno).

“È stato tutto molto bello, tranne l’atteggiamento del pubblico. Non è affatto una bella situazione quando tutti stanno urlando durante il mio servizio, mi chiamano il doppio fallo e cose simili” (Bianca Andreescu).

Il tutto avviene poi tra continui rimbombi di aerei, odore nauseante di hot dog – con annesse urla dei ciccioni americani che berciano per avere il loro – e gente che si alza e si muove di continuo, costringendo puntualmente i giocatori ad aspettare che tutti, con colpevole ritardo, si siano seduti al proprio posto. Il pubblico di New York in definitiva se ne frega dei tennisti, ma pensa solo a se stesso: non ha una cultura tennistica e, come detto, quando mancano le basi è difficile aspettarsi gli effetti. Chiudiamo allora con le parole del nostrissimo Ernests Gulbis, tennista nel tempo libero ma uomo controcorrente, allergico al politicamente corretto e sempre senza peli sulla lingua:

“un campo da tennis è un campo da tennis. Non porti patatine, non porti bevande. Fa parte del rispetto dei giocatori, del rispetto di ciò che fanno. E se vuoi farlo dopo, vai alla fine in un bar, nessun problema”.

 

SUPPORTA !

Ormai da anni rappresentiamo un’alternativa nella narrazione sportiva italiana: qualcosa che prima non c’era, e dopo di noi forse non ci sarà. In questo periodo abbiamo offerto contenuti accessibili a tutti non chiedendo nulla a nessuno, tantomeno ai lettori. Adesso però il nostro è diventato un lavoro quotidiano, dalla prima rassegna stampa della mattina all’ultima notizia della sera. Tutto ciò ha un costo. Perché la libertà, prima di tutto, ha un costo.

Se ritenete che Contrasti sia un modello virtuoso, un punto di riferimento o semplicemente un coro necessario nell'arena sportiva (anche quando non siete d’accordo), sosteneteci: una piccola donazione per noi significa molto, innanzitutto il riconoscimento del lavoro di una redazione che di compromessi, nella vita, ne vuole fare il meno possibile. Ora e sempre, il cuore resterà il nostro tamburo.

Sostieni

Gruppo MAGOG

Federico Brasile

72 articoli
Perché guarderemo il Mondiale in Qatar
Editoriali
Federico Brasile
20 Novembre 2022

Perché guarderemo il Mondiale in Qatar

Peggio del Qatar c'è solo l'ipocrisia sul Qatar.
L’Ucraina: “FIFA, escludi l’Iran!” (e magari ripescaci)
Papelitos
Federico Brasile
01 Novembre 2022

L’Ucraina: “FIFA, escludi l’Iran!” (e magari ripescaci)

La richiesta ufficiale per Qatar 2022.
Tra Mihajlovic e il Bologna era giusto che finisse
Papelitos
Federico Brasile
07 Settembre 2022

Tra Mihajlovic e il Bologna era giusto che finisse

La compassione, per uno come Sinisa, sarebbe l'affronto peggiore.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Moriremo americani
Calcio
Edoardo Franzosi
06 Novembre 2021

Moriremo americani

Il nostro calcio è sempre più a stelle e strisce.
Iran contro Usa, la madre di tutte le partite
Calcio
Gezim Qadraku
06 Gennaio 2018

Iran contro Usa, la madre di tutte le partite

L’importanza del calcio nelle relazioni tra Iran e Stati Uniti d’America.
Il gioiello della Corona
Altri Sport
Remo Borgatti
22 Novembre 2016

Il gioiello della Corona

Più forte di ogni avversità, Andy Murray conquista le Atp Finals e resta numero uno del mondo. A farne le spese un Novak Djokovic troppo altalenante
The Mystic Celt
Altri Sport
Simone Galeotti
26 Ottobre 2017

The Mystic Celt

La storia del culto biancoverde.
Quel genio pazzoide di John McEnroe
Basket
Samantha Casella
16 Febbraio 2021

Quel genio pazzoide di John McEnroe

SuperBrat, il ribelle del tennis, compie 62 anni.