Chi ha visto la partita di Europa League tra Ajax e Schalke 04 non ha potuto non rendersi conto della nuova pelle della squadra di Amsterdam, che fino a qualche tempo fa sembrava sparita dai radar del calcio che conta. Il capitano Klaassen guida un gruppo dall’età media di poco più di 21 anni che crea gioco, si trova a memoria, si muove con un’idea in testa che avevano, mutatis mutandis, solo i loro predecessori (padri? in attacco gioca Jackson Kluivert, il figlio di Patrick). In realtà l’Ajax non se n’è mai andato: come le più importanti scuole d’arte, una pausa d’inattività produce nel tempo nuova vitalità. E così è stato. Quel settore giovanile, scuola apprezzata in tutto il mondo calcistico, è un baluardo di certezze che ciclicamente si ripropongono, una catena di montaggio che crea i campioni del calcio continentale; se non li crea li scopre, e ogni generazione ha così i suoi Krol e Neeskens, i suoi Van Basten, i suoi Seedorf e i suoi Ibrahimovic, per citare alcuni esempi del suo splendore. Dopo alcuni anni di buio – ultima finale europea giocata nel 1995 alzando la Coppa dalle grandi orecchie contro il Milan di Capello, semifinale nel 1996 e poi una sfilza di eliminazioni ai turni iniziali di entrambi i tornei europei -, dovuti in parte alla sentenza Bosman con conseguente diaspora biancorossa, in parte alla natura delle cose, la squadra di Peter Bosz, che pure in Eredivisie ha prodotto risultati, sta uscendo in Europa in perfetto stile Ajax: un gruppo coeso di giovani uniti da un’Idea.

“Finché esisterà il Colosseo esisterà Roma, quando cadrà il Colosseo cadrà anche Roma e quando cadrà Roma cadrà il mondo”.

Così ha tramandato Beda il Venerabile, monaco inglese vissuto tra VII e VIII secolo, rifacendosi a una profezia ben più antica contenuta negli Oracoli sibillini. A una lettura del vaticinio in chiave “Calcio europeo” il Colosseo è e non può che essere, per la sua Storia, la squadra dei Lancieri: come i tulipani nascono nella regione dell’Olanda Settentrionale, è qui – ad Amsterdam – che i fiori calcistici più talentuosi continueranno a spuntare. Ora, queste parole non vogliono essere una lode esasperata di un club né vogliono cercare in una squadra soltanto la fonte di speranza per un calcio che dal punto di vista del capitale sportivo non è certo in crisi, ma va notato che gruppi come quelli che nascono (rectius: vengono fatti nascere) sulle sponde dell’Amstel hanno un valore aggiunto difficilmente qualificabile e difficilmente riproducibile.

Davy Klaassen (1993) e Amin Younes (1993) tra i più "esperti" del nuovo Ajax

Davy Klaassen (1993) e Amin Younes (1993) tra i più “esperti” del nuovo Ajax

Uno stato di grazia simile lo ha recentemente raggiunto il Barcellona, che ha iniziato il suo ciclo iperbolico grazie proprio a un allenatore olandese, Frank Rijkaard, il quale a sua volta si è potuto appoggiare alla ristrutturazione messa in campo e fuori da un altro olandese, uno a cui tra le varie cose hanno intitolato la Supercoppa d’Olanda quando era ancora in vita: Johann Cruijff. Eppure si potrebbe dire che il caso catalano è nato proprio grazie a chi aveva esperienza e sensibilità tali da poter esportare quel genius loci altrimenti trapiantabile. Se il Barça ha iniziato un percorso come quello dell’Ajax lo si saprà solo tra molti anni, mentre è certo che i Lancieri vivono ancora oggi della loro identità: una società che ha chiamato il quartier generale delle giovanili “De Toekomst”, letteralmente “il Futuro”, manifesta in modo palese come la propria filosofia non si limiti solo al solo gioco “inventato” da Rinus Michels, ma sia una vera lente d’interpretazione sulla realtà. Il tentativo di ricostruzione societaria portato avanti dallo stesso Cruijff a cavallo degli anni dieci voleva riportare quello spirito e nelle azioni concrete del club e all’interno della sua struttura, inserendo ex giocatori nel direttivo. L’obiettivo era quello di riportare il calcio strettamente inteso al centro del progetto, limitando al minimo le questioni finanziarie o politiche; cosa che invece, a detta del tre volte Pallone d’Oro, è accaduta con regolarità, fino a condurre l’Ajax verso il “declino”. Pur riferendosi Cruijff alla sua visione di calcio calcio come struttura, ora il club ha il suo Futuro nel Presente: collettivo molto giovane – in evoluzione ma già all’altezza dei grandi eventi -, un allenatore (Peter Bosz) che sa gestirlo alla perfezione e un ritorno prepotente a risultati di livello internazionale. Il passaggio del turno contro lo Schalke 04 è stato il riassunto di tutti i pregi (e giovani difetti) della squadra olandese: 3-0 a pochi minuti dalla fine per i tedeschi, ed ennesima delusione alle porte. Poi, il carattere che esce fuori con le idee calcistiche: 3-2 finale ed entusiasmo alle stelle. Il 3 Maggio, primo appuntamento contro il Lione (all’Amsterdam Arena, dove l’età media sembra alzarsi insieme ai cori dei tifosi); ritorno l’11 Maggio. In attesa del verdetto europeo, continuiamo a bearci dell’Ajax, proprio come Beda si esaltava parlando di Roma.