Da un punto di vista strettamente finanziario, il Manchester City Football Club Limited non spende troppo. Dall’ultimo bilancio disponibile, consolidato il 30 giugno 2019, risulta un utile netto che supera i 10 milioni di sterline; trattasi del quinto utile consecutivo nella gestione degli sceicchi.

 

 

I Citizens superano ormai stabilmente la soglia di mezzo miliardo di sterline di fatturato da quasi tre anni mentre la crescita dei ricavi sotto la proprietà dell’Abu Dhabi United Group è più o meno stabile da undici esercizi consecutivi. Nell’annus horribilis 2020, tali numeri sono destinati a calare per via dei mancati introiti del match day, ma non peseranno in maniera eccessiva sulle casse pressoché illimitate del proprietario Sheikh Mansour.

 

Fortunatamente però il pallone non è (ancora) solo finanza. Rispetto ad un’impresa “comune”, che ambisce ad avere successo nelle performances commerciali, l’azienda calcistica deve raggiungere simultaneamente un’altra – importantissima – priorità, cioè avere successo sul campo.

 

Questo discorso è valido solo a metà per il City, che dall’arrivo dei petroldollari è cresciuto esponenzialmente, arrivando a vincere trofei importanti in Inghilterra e ad agguantare la semifinale di Champions nel 2016.

 

Proprio in quell’anno la proprietà emiratina ha pianificato il salto di qualità, ingaggiando il visionario catalano Pep Guardiola come allenatore, che tutto aveva vinto a Barcellona (e meno a Monaco), con un contratto faraonico che attualmente sfiora i 23 milioni di euro a stagione, record assoluto per il ruolo.

 

 

Da allora, però, il ritornello rimane lo stesso: se in Inghilterra gli Sky Blues hanno vinto due Premier League e si accingono, salvo imprevisti, a vincerne una terza, una FA Cup, tre Carabao Cup e due Community Shield, in Europa invece il City di Guardiola non è andato oltre i quarti di finale di Champions.

 

reus dortmund city

Il gol di Reus che ha riaperto la qualificazione (Clive Brunskill/Getty Images)

 

“Abbiamo un sacco di soldi per comprare un sacco di giocatori incredibili”.

 

Così un Guardiola tanto sarcastico quanto onesto dopo la partita di Champions vinta col Borussia Monchengladbach, la diciannovesima consecutiva.

 

Il dato di per sé non sarebbe tragico se si tacessero le cifre che il City ha speso per sotto la gestione di Pep Guardiola. Secondo Transfermarkt, da quando Guardiola è sbarcato a Manchester, la società ha sborsato la cifra monstre di 948,41 milioni di euro. Quasi un miliardo di euro in quattro anni e mezzo. Allo stesso tempo, gli incassi derivanti dagli scambi di mercato ammontano ad un terzo delle uscite, ovvero 316,95 milioni di euro.

 

 

Il saldo complessivo che ne deriva è un passivo di -631,46 milioni di euro. Sarà l’aria di Manchester, ma solo i cugini dello United si avvicinano ad un saldo così negativo con -553,50 milioni di euro nello stesso arco temporale. L’equivalente qatarino nel City, il Paris Saint Germain, ha un passivo dagli scambi di -372,40 milioni di euro, ovvero “solo” il 59% di quello dei cugini del Golfo.

 

 

Chiudono la top five dei club più spendaccioni, il Barcellona e una conoscenza del nostro calcio, l’Inter, entrambi con un saldo negativo che supera i 350 milioni di euro, e che infatti hanno recentemente evidenziato evidenti problemi di liquidità.

 

pep guardiola city

In Premier il City detta legge, ora è il momento di farlo anche in Europa (Michael Regan/Getty Images)

 

 

Fino ad adesso il City è riuscito a mantenere i propri conti abbastanza sostenibili, anche e soprattutto grazie alle ricche sponsorizzazioni di dubbia provenienza. Allo scandalo Football leaks fatto emergere dall’Assange lusitano Rui Pinto, sul quale pesano 171 capi d’imputazione per aver hackerato alcune email della società di Manchester che avrebbero dimostrato la gonfiatura di qualche decina di milioni da parte di alcune società riconducibili all’Abu Dhabi United Group, non è seguito altro che una multa di 10 milioni di euro, ovvero l’equivalente dello 0,52% del patrimonio stimato dello sceicco Mansour.

 

 

Se le debolezze di un Financial Fair Play sempre più in crisi e il garantismo del Tribunale Arbitrale dello Sport (CAS) di Losanna hanno reso sostenibile la situazione finanziaria del City, lo stesso discorso non può essere applicato alla sostenibilità dei risultati sportivi della squadra di Guardiola.

 

“Questo è il motivo per cui sarò giudicato. Se non vinco (la Champions, ndr) qui, sarò un fallimento. Questo lo so.”

 

– Pep Guardiola

 

La vittoria acciuffata al novantesimo con la zampata di Foden, per ironia della sorte l’unico titolare non strapagato perché proveniente dal vivaio, concede un vantaggio labile alla squadra di Guardiola. Anche senza l’appoggio della gelbe Wand, stasera a Dortmund il Borussia darà filo da torcere ai Citizens, che dovranno fare una partita perfetta per regalarsi la prima semifinale di Champions dal 2016. Il City e il suo pluripremiato allenatore non possono più permettersi di sbagliare e di non entrare nell’Europa che conta. E questo Pep lo sa.

 

 


Copertina Rivista Contrasti