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Italia
10 Luglio

Maurizio Sarri torna alle origini

Paolo Cammarano

4 articoli
La Lazio non è la Juventus, per sua fortuna.

Un divano angolare grigio piuttosto anonimo, alle spalle delle veneziane bianche in stile anni ‘80; l’unico legame con l’immaginario rurale proiettato negli anni dall’allenatore toscano è la parete di pietra viva che fa da sfondo, eppure anch’essa è edulcorata e banalizzata da una luce led che sembra ideata da un architetto con giacca di tweed. Così si mostrava la casa di Sarri qualche giorno fa nella diretta fiume di Sportitalia Mercato: un contenitore serale con uno studio dalla scenografia piuttosto scalcinata, costretto a confrontarsi con ben più ricchi e omologhi programmi di calciomercato.



D’altronde Sportitalia è la rete preferita dagli ospiti di “seconda fascia” ed il direttore in studio, l’irpino Criscitiello, si vanta di raccontare non solo il calcio delle grandi, ma anche e soprattutto quello delle società minori. Sarri, vecchio amante dei campi in terra, non poteva trovare in Sportitalia un ambiente più adatto per il rilancio della propria immagine dopo un anno sabatico. Se Allegri ha interrotto il suo silenzio presentandosi sulla scena pubblica con una apparizione nel salotto ben illuminato del Club, attorniato da Caressa, Bergomi, Marchegiani e Piccinini, Sarri ha scelto di esibirsi in un campetto di provincia, dignitoso ma decisamente più polveroso.

Già questo, se vogliamo, dipinge bene l’uomo-lavoratore Maurizio Sarri, che ama plasmare a sua immagine e somiglianza le squadre che allena, piuttosto che gestirle. Sarri non ha mai nascosto, infatti, di divertirsi sul campo solo quando allena.

“Sinceramente mi ritengo molto più bravo a fare l’allenatore che il gestore. Non mi piace, m’annoia, mi diverto di più in campo”.

Maurizio Sarri, ospite a Sportitalia, 5.7.2021

Forse proprio per questo Sarri alla fine ha scelto la Lazio, una sorta di ritorno alle origini in un contesto certamente esigente ma più adatto al suo talento. Non a caso, durante la prima conferenza stampa tenuta a Formello (ieri), ha dichiarato di non soffrire un granché la pressione di Roma. Dopo aver allenato a Londra e a Torino, poco può spaventarti davvero.


Lo abbiamo sempre detto: il problema non era Sarri, era Sarri alla Juventus. Un uomo intrappolato in vestiti non suoi.


La presentazione a Formello è anni luce distante da quelle del Chelsea e della Juventus. Soprattutto, fa molto meno rumore di quella del giorno prima di Mourinho. Per vederla integralmente devi collegarti con la tv o la radio del club e le reti sociali della società nemmeno la trasmettono in diretta. Accade tutto in sordina. Fin dall’inizio Sarri dichiara la sua incapacità di intendere il calcio virtuale di questo anno pandemico.

“Per me allenare non è un mestiere, ma una passione. Ho fatto un anno fermo e il calcio non mi è mancato. Il calcio a porte chiuse non mi faceva scattare nulla”.

Maurizio Sarri, 9.7.2021

Un Sarri moderno nella tattica quanto conservatore nell’ambito extra calcistico: «I social sono un’evoluzione che ci ha portato ad un peggioramento dal punto di vista personale. Ecco perché non li ho. Già la relazione telefonica mi mette in difficoltà. Mi piace guardare le persone in faccia. Sono un anti-social» ed ancora sulla pressione dell’ambiente: «Non sono un frequentatore di social, per me i tifosi sono quelli che mi si presentano davanti».

In fondo pochi giorni fa a Sportitalia aveva già espresso le sue perplessità su fenomeni che travalicano il lavoro di campo: «Gestire Cristiano Ronaldo non è facile. Ha più di 200 milioni di follower sui social, è un prodotto della nostra società. Bisogna riuscire ad abbinare i suoi interessi, praticamente quelli di una multinazionale, con quelli della squadra». Sarri si aggrappa alla materialità delle sessioni di allenamento piuttosto che all’immaterialità della gestione degli ego, ma quando gli chiedono con quale modulo vorrà giocare, lui risponde:

“Giocare un certo tipo di calcio è una filosofia, non schemi freddi. Un modo di pensare per far diventare naturale un certo tipo di gioco. Mettere insieme 25 cervelli e sposare una filosofia non è facile. Spero che vedremo il calcio divertente, quello che mi fa andare a casa contento a prescindere dal risultato. Obiettivo numero uno: divertirsi”.

Maurizio Sarri, 9.7.2021

Divertirsi con Felipe Anderson sarà un po’ più facile

Fin dalla sua sua prima apparizione alla Juventus, Sarri cercò un adattamento complesso, mutarono i suoi vestiti ma non l’approccio. Ci sono due foto che ritraggono in modo paradigmatico questo (forzato) cambiamento. In una, scattata nel ritiro precampionato del Napoli, beve, in tuta griffata da troppi sponsor di acque minerali e di pasta, un caffè appena servito da una moka tenuta in mano da un magazziniere sovrappeso dal volto rubicondo.

In un’altra, appena atterrato da un aereo privato a Caselle per firmare il contratto che lo avrebbe legato ai bianconeri, indossa una camicia blu, calza un paio di scarpe sportive bianche pseudo Hogan e ha sul viso un paio di lenti da sole scure. Fra le due istantanee c’era un mondo da attraversare ma Sarri non ebbe la forza, e probabilmente nemmeno la volontà, di farlo. Pochi giorni fa ha candidamente confessato questa incapacità con una rivelazione: «A metà ottobre del mio anno alla Juventus ho fatto una riunione con lo staff, ho detto loro di scegliere. L’opzione era: andiamo dritto per la nostra strada e andiamo a casa tra 20-30 giorni o facciamo dei compromessi e vinciamo lo scudetto sapendo che saremmo andati a casa lo stesso».

Maurizio Sarri con l’immancabile compagna di viaggio

Adesso, in una società che ha vinto Coppe Italia e Supercoppe negli ultimi anni (in fondo si tratta della squadra che a livello numerico ha vinto di più dopo la Juventus), ma senza l’imperativo di vincere lo scudetto, Sarri può permettersi di nuovo di recuperare il suo credo e andare alla ricerca di quell’Eldorado che si chiama “bel gioco”. L’avventura di Mr. Sarri, comunque, è minacciata fin da subito da spesse nubi all’orizzonte. Da Luis Alberto che non si è presentato alla convocazione col gruppo squadra a Joaquin Correa, il cui futuro è ancora in bilico, e all’addio imminente di Angelo Peruzzi dalla società. Interrogato su Luis Alberto, Sarri ha già fatto capire ai propri tifosi di avere uno spirito differente rispetto ai predecessori:

“Non ha risposto ad una convocazione, è un problema gestionale e societario. Dal punto di vista morale deve parlare con me e con i compagni. E ci deve convincere. Altrimenti dovrà chiedere scusa a me e agli altri”.

Maurizio Sarri, 9.7.2021

La stagione non è ancora iniziata, ma quello visto da Pedullà prima e a Formello poi è sempre il solito Sarri. Poco importa l’abito indossato, il monaco è quello che abbiamo imparato a conoscere, amare e detestare in questi anni. Anche perché non tutti gli allenatori sono fatti per guidare solo i top club, per gestire spogliatoi complessi e campioni-multinazionali: c’è anche chi vive per il campo, poco importa se di terza categoria o di serie A. Sarri è fra questi e, malgrado abbia vinto anche in grandi società, dà oggi l’impressione di essere tornato a casa. Meglio, di essere tornato sé stesso: uomo di campo e allenatore, molto prima che gestore.


fonte copertina: twitter.com/OfficialSSLazio


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