C’è a chi importa (realmente) del calcio d’agosto. Già questa potrebbe essere una notizia molto interessante da analizzare. Un calcio mascherato, noioso e quanto mai inutile, rivalutato solo grazie al dio denaro. Ecco spiegate le tournée in giro per il mondo dei club più importanti: pubblicità, sponsor, ghiotte occasioni per diffondere il marchio. Insomma, nulla di nuovo. Spesso ci sono più “tifosi” durante una partita estiva in Oriente piuttosto che in un match di campionato nostrano, ma questo è facilmente spiegabile con la mancanza di una cultura calcistica che appartiene, per lo più, al mondo europeo e sud americano. Altra mentalità ed altro modo di vivere questo sport, dove il giocatore viene sempre dopo i colori che indossa.

 

 

Ecco, proprio qui c’è uno scontro piuttosto ampio tra due filosofie: simbolo contro sostanza, spettacolo contro sport. Basta vedere quanto accaduto al Paris Saint-Germain in Cina e alla Juventus in Corea del Sud. I giocatori più rappresentativi nonché vere e proprie attrazioni, rispettivamente Neymar e Cristiano Ronaldo, non sono scesi in campo a causa della loro condizione fisica, ancora non del tutto ottimale. Il brasiliano deve smaltire l’infortunio, che gli ha negato la gioia di poter festeggiare da protagonista la Copa America, mentre il cinque volte pallone d’oro è stato semplicemente costretto a fermarsi – a quanto pare anche lui è umano.

 

 

Da quanto emerge, gli spettatori che hanno assistito alla partita tra Juventus e Team K-League a Seul (Corea del Sud) si sono sentiti in dovere di chiedere un risarcimento alla The Fasta, società organizzatrice dell’evento, poiché delusi dal fatto che in campo non ci fosse il loro beniamino. La sua presenza, infatti, era stata utilizzata come core business per pubblicizzare il match. Almeno 45 minuti. Almeno. Ronaldo non ne ha giocato neanche uno, e per ripicca sono volati cori dagli spalti a favore di Lionel Messi.

 

In Cina, contro l’Inter, i “tifosi di CR7” sono stati invece più fortunati

 

A dover pagare, allora, potrebbe essere chi ha ideato questa brillante mossa di marketing: The Fasta, infatti, dovrebbe risarcire i tifosi (66 mila circa) con poco meno di 815 euro ciascuno. Verrebbe da dire che a questi ultimi sia andata piuttosto bene, ma probabilmente il rimborso è nulla in confronto al vedere per pochi minuti un campione svogliato – o quanto meno parsimonioso nella gestione delle sue energie – sfilare in campo e dare gioia. È come se si organizzasse un circo senza leoni. Che senso avrebbe? Seppur sedati e costretti, i leoni ci devono stare, senza non è circo! Così anche per Neymar, che addirittura non ha disputato nessuna partita con la squadra in Cina.

 

 

Sostanzialmente, si era fatta una propaganda talmente spudorata che adesso gli organizzatori si sono visti venir meno degli accordi che avevano pattuito. Già, perché secondo The Fasta c’era un accordo secondo il quale sarebbe stata garantita la presenza di Ronaldo e, di conseguenza, si vorrebbero appellare al rispetto del patto/contratto. Bisognerebbe verificare, tra l’altro, se si possa parlare di una risoluzione del contratto da parte della Juventus poiché sono cambiate le condizioni iniziali – clausola rebus sic stantibus – ma non è certo questo il punto.

 

 

Il giocatore ha da sempre spinto il tifoso allo stadio, è naturale. È una parte dell’orchestra. Per alcuni la migliore, ma pur sempre un mattoncino e non l’intera casa. D’altronde la strada ormai è tracciata, e stiamo assistendo inermi alla mercificazione di questo sport, sempre più umiliato e snaturato della sua essenza primaria: quella di riunire, in modo quasi sacrale, la passione della gente e racchiuderla in un simbolo condiviso. Anche qui, sono i soliti discorsi, ma noi restiamo della nostra opinione: il circo sarebbe da abolire, leoni o meno.