Calcio
07 Agosto 2019

Tifa, consuma e crepa

L'umiliazione fisica e morale del tifoso.

Nonostante l’ultima Serie A abbia fatto registrare il più alto tasso di affluenza negli stadi dell’ultimo decennio, rimarcando l’importanza della teoria tifo-centrica nell’universo del calcio italiano, in primavera i supporters nostrani sono stati oggetto di un nuovo attacco. Morale e fisica, l’offensiva è stata rivolta direttamente al loro diritto di “habeas corpus“. Come già denunciato in passato, la maggior parte della narrazione sportiva ha sposato una posizione funzionale alla completa trasformazione dell’appassionato da stadio in “fedelissimo cliente”.

 

“Tifa (senza rompere le scatole), consuma e crepa”.

 

è l’imperativo che ammanta i sogni dei padroni del pallone nostrano! Nel frattempo per indorare la pillola, bisogna convincere il sostenitore (o forse la persona stessa) della sua passività sugli spalti (o nella quotidianità?), della sua inferiorità morale, del suo appartenere ad una classe di cittadinanza di “Serie B”. 

 

 

In questa partita la stampa gioca un ruolo cruciale, non solo nella perenne e banale demonizzazione degli ultras, ma anche nella nuova tendenza di rapportare il “tifoso semplice” a quelli, in un coatto tentativo di attribuire i caratteri negativi associati loro dall’opinione pubblica. Ecco allora che allo stadio, come nel palazzetto, qualsiasi comportamento sopra le righe, seppur legale al di fuori di tali situazioni, diventa immediatamente esecrabile e punibile (pesantemente). Questo è l’approccio dei Gramellini, Mentana, Rocca e Report, una denigrazione della figura del sostenitore che prepara il terreno a provvedimenti come Tessera del tifoso o il Decreto Sicurezza Bis. Proprio a livello legislativo, si persegue la via della cieca repressione, in barba a qualsiasi diritto tutelato dalla Carta Costituzionale. Sotto la tirannide del “politicamente corretto” la testa dell’art. 21 è la prima ad essere caduta.

 

 

La repressione in Inghilterra ha sortito l’effetto opposto a quello agognato; la sicurezza negli stadi, eccessiva fino alla follia, ha spostato l’epicentro della violenza fuori dagli stessi. Qui i tifosi inglesi, particolarmente caldi durante le partite della nazionale, ad Euro 2016 (foto di Carl Court/Getty Images)

 

 

Negli stadi “teatro” del domani, il tifoso dovrà stare seduto nella costosa platea, ammaestrato, “a cuccia”. Consumare l’evento sportivo, “lo spettacolo”, tacendo. Tanto a ricreare l’atmosfera di un tempo ci penserà la tecnologia: striscioni sui pannelli led, cori registrati e magari ologrammi tridimensionali per mascherare i seggiolini vuoti. Sono ormai superati i tristemente noti teloni, raffiguranti i sostenitori. Nessun diritto di tifare liberamente, di celebrare il rito della partita, di vivere la battaglia sportiva dagli spalti. I faccioni emozionati potranno però essere colti a piacimento dai cameraman, dato che le emozioni in primo piano fanno audience, come sanno bene in cabina di regia. Insomma da tifoso a pagliaccio per il pubblico ludibrio televisivo! 

 

 

Da anni, tale condanna morale è accompagnata dall’ancora più pesante umiliazione fisica del tifoso, che colpisce soprattutto gli appassionati in trasferta. A testimonianza di ciò, possiamo citare due episodi che hanno visto protagonisti, loro malgrado, i sostenitori dell’Atalanta in coda alla stagione. Alla fine della semifinale di andata di Coppa Italia, il torpedone di pullman neroblu è stato bloccato dalle forze dell’ordine, che successivamente si sono scontrate con alcuni tifosi. La dinamica dei fatti è ancora oggi controversa, rimane la speranza che emerga la reale verità. Invece, non richiede particolari interpretazioni il trattamento che hanno subìto gli stessi sostenitori orobici al termine della finale di Roma. Circa 700 bergamaschi, tra cui anziani, donne e bambini, sono stati ammassati nel parcheggio della Stazione Aurelia. A fargli compagnia dall’una alle sei di mattina alcune panchine, due bagni chimici, un fast food (da raggiungere con un’apposita navetta), la pioggia e tanto freddo.

 

 

Così il ritrovato entusiasmo per la partita dal vivo, magari correlato alla sensibile diminuzione degli abbonamenti televisivi sottoscritti (fonte “Il fatto quotidiano”, giugno 2019), potrebbe essere la rondine che porta la primavera ai nostri campionati, eppure molti addetti ai lavori si ostinano a propugnare una retorica di spalti spogli e tetri, come alberi durante l’inverno, appunto. Dal canto nostro, siamo convinti che un rilancio del “Sistema Calcio” in Italia non possa prescindere dal coinvolgimento dei tifosi (veri), coloro che pongono il sentimento per la squadra al di sopra di tutto. Nella speranza che il “bel tempo” mitighi il clima sulle gradinate, fieramente continuiamo a stringerci nelle nostre sciarpe! 

 

 

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