In una calda domenica ferragostana, il circuito austriaco di Zeltweg ha visto andare in scena un classico del genere motoristico: vita e morte che si sfiorano senza toccarsi grazie a pochissimi dettagli che fanno la differenza tra tragedia e miracolo. Johann Zarco ha innescato un disastro che poteva trasformarsi in inferno per Maverik Vinales e Valentino Rossi, ricordando a tutti ancora una volta che il rischio è il primo fattore imprescindibile di questo straordinario sport.

 

 

Motorsport is dangerous, ma in questo caso c’è da dire di più: Zarco ha fatto una manovra che è esemplare in negativo, dimostra quel che non fa un pilota da corsa: scommettere contro la morte invece di sfidarla con il giusto buon senso. Parafrasando le parole di Valentino Rossi nel post-gara, in gara tutto è concesso, è giusto essere aggressivi perché ci si gioca molto, ma non bisogna perdere il rispetto per se stessi e gli avversari. Un conto è l’ambiziosa ed eccitante sfida al limite dell’umano, un conto è la follia incontrollata. Le gare in circuito non sono una roulette russa. E Zarco bontà sua, tagliando la strada a Franco Morbidelli in una frenata delicatissima, ne è diventato l’emblema.

 

 

I piloti – in particolar modo quelli di moto – sono dei pazzi puri, di natura, ma la pazzia è semplice forza distruttrice se non viene temperata dalla razionalità (Freud), e il talento di un campione risiede proprio nel bilanciare queste due pulsioni in funzione della velocità massima possibile. Prima di morire in un incidente nel GP di Montecarlo del 1967, Lorenzo Bandini scrisse:

“il motorsport non è uno sport da matti. Mettiamo un matto in un’auto da corsa a 300 all’ora, vediamo quanta strada riesce a fare”. Non c’è sintesi migliore per comprendere l’errore di Zarco di Domenica al Red Bull Ring.

Si può discutere su molti aspetti, sulla volontarietà del gesto, sulla pericolosità (e poco valore tecnico) del circuito, sulla velocità esagerata delle MotoGP attuali, ma un fatto rimane insindacabile: in pista quella con la morte è una sfida e non una scommessa, un pilota solamente pazzo è solo un pericolo. In questi anni il talento purissimo di Marc Marquez è stato spesso criticato in quest’ottica per il suo stile di guida in gara, ma a parte le diatribe con Rossi, lo spagnolo è sempre rimasto sulla sponda giusta del limite, magari permettendosi solo di alzare l’asticella.

 

 

Cosa che questa volta, come in altre occasioni, al francese di Avintia non è riuscita. Una situazione che ha fatto vivere a Valentino Rossi il rischio più grande della sua carriera. Tanto da fargli dire: “Devo fare una preghiera a qualcuno, a chi decide lassù”.

 


Foto di copertina di Mirco Lazzari gp/Getty Images