Tra il palco e le sale di registrazione Lucio Dalla ha saputo costruire un universo sportivo, frutto di una passione orbitante attorno ai pianeti della palla a spicchi, del pallone e del mondo dei motori. Un immaginario che ha coinvolto il cantautore felsineo privatamente come tifoso e praticante, quindi sotto i riflettori come aedo delle gesta degli eroi della mitologia moderna. Baggio e Maradona, Nuvolari e Senna, oltre a Valentino Rossi, sono i campioni che compaiono nel pantheon sportivo celebrato dalle note e dalla sua inconfondibile voce.

 

Partendo dal ruolo di appassionato e giocatore, il primo pensiero si rivolge al sentimento che lega Lucio ai colori della sua città, o meglio alla maglia rossoblù che ha portato sette giorni su sette, mutuando un verso dell’amico e collega Luca Carboni. Dalla scomparsa nel marzo 2012, il suo abbonamento in tribuna è rinnovato ogni stagione, mentre le iconiche note de “L’anno che verrà” esaltano la gioia oppure leniscono le amarezze dei tifosi, che lasciano il Renato Dall’Ara dopo il triplice fischio.

 

Lucio dalla sport

In tribuna l’istrionico stile impreziosito dalla sciarpa rossoblù (foto Mondiali.it)

 

Collaborando con il quartetto bolognese doc Carboni- Mingardi- Morandi, Dalla canta “Le tue ali Bologna”, l’inno che accompagna l’ingresso in campo dei giocatori sotto al mare di sciarpe della Curva Andrea Costa, oggi intitolata a Giacomo Bulgarelli. Alla bandiera rossoblù era unito dalla veste di alfiere del carattere felsineo, in aggiunta ad un’affettuosa stima reciproca. Eppure, difficilmente i due avrebbero potuto seguire fianco a fianco una delle famose stracittadine della palla a spicchi. Mentre il numero 8 sosteneva la Fortitudo, il cuore dell’eclettico cantautore ardeva per le Vu Nere, tanto da spingerlo quasi a padroneggiare il dono dell’ubiquità pur di assistere alle partite.

Sono il più grande playmaker di sempre, ma mi frega l’altezza

Sotto i portici si ricorda la maniacale attenzione con cui organizzava le tournée in modo che i concerti non si sovrapponessero agli incontri della Virtus, ma soprattutto la leggenda narra che per un periodo abbia pagato un imbianchino suo sosia per presenziare agli eventi pubblici, permettendogli così di seguire i bianconeri. Il favore sarebbe poi stato reso, impugnando il pennello al posto del sassofono per un giorno. Per l’amata pallacanestro, che ogni venti secondi sapeva regalargli un’emozione, ha composto la sigla del programma “Il Basket in diretta” su Rai 2, brano capace di esprimere alcuni dei guizzi e degli accenti tipici della voce del suo autore.

 

Lucio Dalla sport

Con la V nera sul petto, Dalla contende la palla al pivot Binelli, sotto gli occhi di coach Alberto Bucci

 

Se l’ironia gli ha permesso di chiosare riguardo la mancata carriera da cestista, grazie ai suoi centimetri in difetto le orecchie degli appassionati di musica hanno potuto godere di uno dei massimi interpreti della canzone italiana. Tant’è che proprio passando alla versione di Dalla aedo degli eroi sportivi, protagonisti della mitologia del ‘900, è possibile esplorare alcune vette della sua arte. Nel 2001 “Baggio Baggio” è l’appassionata dedica al numero 10, che nel 97/98 aveva vissuto una fugace ma intensa relazione con il Bologna. Senza dubbio il Divin Codino fa parte della Discendenza del Diego, stirpe di fuoriclasse decantata nell’omonimo testo scritto dal cantautore per il volume “Il Calcio”.

 

Quello era il Fuoriclasse, cioè quanto rimaneva del dio, la discendenza del Diego, insomma l’essere per il quale il limite non c’era, l’impossibile veniva regolarmente dribblato e la regola non contava. Riusciva a fare sentire a decine di migliaia e migliaia di persone che l’amavano l’effetto di essere come dentro una delle sue scarpe al momento di calciare il rete, e se il loro idolo subiva un infortunio era come se tutto lo stadio provasse il suo stesso dolore..lo stesso suo dolore. (1)

 

In questa omerica indagine sulle origini del pallone, la paternità del gioco è attribuita a Plutone che avrebbe usato la palla per combattere l’opprimente isolamento a cui era relegato nell’Averno. Una volta coinvolto Apollo, sua nemesi ideale, poi tutte le restanti divinità, l’Olimpo avrebbe ospitato sfide infinite, finché un bolide di Mercurio non trattenuto dal semidio Ercole avrebbe portato la sfera nelle misere lande dei mortali. Qui Diego, nove anni, corpo magro e fame meticcia, avrebbe addomesticato l’inatteso e fortuito dono divino, quindi lo avrebbe condiviso con i suoi simili, eguagliando Prometeo.

 

A questo punto bisogna abbandonare definitivamente i palloni, a spicchi o esagoni, per montare sulla Porsche 363 Carrera, fedele destriero il cui rombo ha accompagnato Dalla durante la sua terza partecipazione alla celeberrima Mille Miglia. Pistoni e cilindri, verso cui gli animi emiliano-romagnoli nutrono una profonda ammirazione, sono i protagonisti dell’album “Automobili” del 1976, ultimo frutto della collaborazione con Roberto Roversi.

 

Lucio Dalla sport

La copertina del 33 giri

 

Le sei tracce decantano le quattro ruote come rappresentazione dell’inarrestabile avanzata del progresso, mentre il mondo contadino rimane indietro. Proprio i campagnoli si assiepano ai lati delle strade sterrate lungo cui sfreccia Tazio Nuvolari, la cui insaziabile fame di velocità ed adrenalina è esaltata nel disco da un’incalzante ode. Di un simile privilegio si è fregiato anche l’amico Valentino Rossi, a cui si ispirano le parole di “Due dita sotto il cielo”.

 

Infine passiamo dall’Alfa Romeo del Mantovano Volante alla fatidica Williams FW16 di Ayrton Senna, una delle personalità che gli dei dello sport hanno reclamato alla vita per consegnarla alla pantheon degli immortali. La voce di Dalla interpreta “Ayrton”, l’immaginario de profundis con cui il pilota di San Paolo saluta la miseria della condizione terrena, dopo aver imboccato la curva del Tamburello diretto verso l’etere.

 

Il mio nome è Ayrton e faccio il pilota
E corro veloce per la mia strada
Anche se non è più la stessa strada
Anche se non è più la stessa cosa

 


Note

(1) La citazione è tratta dal testo “La Discendenza del Diego” di Lucio Dalla, contenuta nel volume “Il Calcio” (di Marco Anelli, Federico Motta Editore, 2002)

Immagine di copertina tratta dal sito danielemingardi.it