Cultura
26 Febbraio 2026

Dino Buzzati al Giro d'Italia

Lo Sport come Epica.

Per un complesso di circostanze legate forse ai capricci del destino, alla maggior parte di noi è capitata la ventura di inseguire molte cose e, va da sé, di inseguirle quasi sempre a vuoto. Un aquilone, un gatto, un amore. Un tram in anticipo, un ladro maldestro, una farfalla fra gli scarti del granturco.

Nel maggio del 1949, Dino Buzzati ha quasi quarantatré anni quando si trova a seguire qualcosa che non aveva mai seguito prima: il Giro d’Italia. È laureato in Giurisprudenza, ha da un pezzo pubblicato il Deserto dei Tartari, e lo si può tranquillamente definire uno scrittore ormai affermato. Ecco perché quando il Corriere della Sera gli chiede di mettersi alla sequela della corsa ciclistica per eccellenza, dall’inizio alla fine, come cronista, egli accetta senza esitazione, sulle orme di quanto fatto nei due anni precedenti da Indro Montanelli.

A voler essere onesti, Buzzati è un ineducato alla materia. Su sua stessa ammissione «in fatto di ciclismo l’autore è una completa bestia; non sa niente di cambi e di moltipliche, non ha nessuna chiara idea circa la strategia di corsa».

Ma le sue remore iniziali pian piano si sciolgono. Bastano infatti poche centinaia di chilometri, i primi due o tre articoli insomma, per capire che qualcosa di buzzatiano sta già venendo alla luce. Di giorno, l’autore stende con grafia incerta pochi segni su un taccuino: qualche toponimo, paesaggi abbozzati, lumache disegnate con l’ombrello. Lo fa a bordo di un’auto, su e giù per le vertebre del Paese, alle calcagna dei fratelli Rossello, di Pasotti, Biagioni e De Santi; ma improvvisamente, la notte, quando comincia a scrivere gli articoli per il giorno dopo, anche di Garibaldi, di Aladino, degli eroi di Omero.

Tra le tortuose curve della memoria, i dati di cronaca più pura si fanno in disparte, con pudore, come se l’autore sapesse già dove si andrà a parare ben prima dell’ultima tappa, da raggiungere come una carovana della fantasia. A cavallo della sua prosa, salgono dunque il vecchio Bartali, il giovane Coppi, e via via tutti gli umili gregari di quell’Italia profonda sulla cui scena si alternano «contadini, operai, lupi di mare, mamme, vecchi cadenti, paralitici, preti, mendicanti, ladri, schierati lungo quattromila chilometri».

Contrasti ULTRA

Dopo sette anni lanciamo la nostra sfida. E chiediamo il vostro sostegno per farlo. Contrasti ULTRA, il piano di abbonamenti della rivista, è lo sbocco naturale di un progetto che vuole svincolarsi dalle logiche dei trend topic e del clickbaiting, delle pubblicità invasive e degli investitori invadenti. Un progetto che vuole costruirsi un futuro solido e indipendente.

L'abbonamento darà accesso ai migliori articoli del sito e ad una newsletter settimanale di lotta, di visione e di governo. Il vostro sostegno, in questo grande passo, sarà decisivo: per continuare a rifiutare i compromessi, e percorrere fino alla fine questa strada - lunga, tortuosa, solitaria - che ci siamo scelti. Ora e sempre, il cuore resterà il nostro tamburo. Grazie.

Abbonati

Ti potrebbe interessare

L’ecuadoriano in rosa
Altri Sport
Luca Pulsoni
03 Giugno 2019

L’ecuadoriano in rosa

Richard Carapaz ha vinto il Giro d’Italia facendo esplodere di gioia il suo popolo.
Philip Roth, il baseball come letteratura
Cultura
Jacopo Gozzi
12 Gennaio 2026

Philip Roth, il baseball come letteratura

E la letteratura come il baseball.
Il Tour de France 2020 ha battezzato la ferocia di Tadej Pogačar
Altro
Luca Pulsoni
22 Settembre 2020

Il Tour de France 2020 ha battezzato la ferocia di Tadej Pogačar

Lo sloveno di Komenda, 22 anni compiuti ieri, è Il più giovane vincitore del Tour dal 1904. Un predestinato che farà parlare molto di sé.
Paolo Conte, di musica e bicicletta
Cultura
Giovanni Guido
21 Aprile 2022

Paolo Conte, di musica e bicicletta

Un viaggio in un mondo antico, anche sportivo.
I derby intellettuali
Cultura
Marco Milano
16 Maggio 2025

I derby intellettuali

Duelli calcistici a colpi di penna...e di spada.