Calcio
13 Febbraio 2023

E ora che succede con Mason Greenwood?

Cadute tutte le accuse, lo United (e non solo) si interroga.

La storia e la vita di Mason Will Greenwood sono da film, con le evidenti stimmate del predestinato. Nasce a Bradford da genitori giamaicani nell’ottobre del 2001, in una famiglia di sportivi. Anche la sorella Ashton è un’atleta. Gioca da quando comincia a camminare e già all’età di sei anni entra a far parte di uno dei club più rinomati e prestigiosi del mondo, il Manchester United, formandosi in una scuola di sviluppo di Halifax dei Red Devils. Nelle giovanili dello United diventa leader indiscusso di ogni selezione in cui mette piede. Mason pare essere l’attaccante del futuro: è dinamico, grande corsa, senso del gol, intelligenza tattica, tecnica sopraffina, tiro potente e preciso.

Viene arruolato nell’under 18 quando ancora non ha compiuto i 16 anni e ne diventa il capocannoniere, con 17 reti in 21 apparizioni, come fuori quota: mostruoso.

Il talento cristallino di Mason attira l’attenzione Ole Gunnar Solskjaer, che di centravanti se ne intende, avendo messo a segno con la maglia dei rossi di Manchester 126 marcature in 366 presenze. Questi, neotecnico della prima squadra ad interim dopo l’esonero di José Mourinho, non si lascia scappare l’occasione e aggrega Mason tra i “grandi”. Il 6 marzo del 2019, Greenwood subentra ad Ashley Young nell’incontro di UEFA Champions League; a soli 17 anni e 156 giorni è il secondo debuttante più giovane a disputare un incontro nella massima competizione europea per i Diavoli Rossi.

Dopo il glorioso debutto, sono innumerevoli i record infranti dal nativo di Bradford che, con disarmante naturalezza, si stabilisce in pianta stabile nella rosa della squadra più titolata d’Inghilterra e ne diventa una delle maggiori risorse. «I’m delighted for Greenwood. We always know that he’s in around the box, he’s one of the best finishes we’ve got and i’m happy he got his gol», dirà Solskjaer dopo la vittoria per 1-0 contro i kazaki dell’Astana marcata proprio dal gioiello di casa.


Mason non rappresenta solo il futuro del team: è il presente, chiaro e tangibile, già decisivo. Ma non solo dello United, anche della Nazionale dei Tre Leoni con cui, a 19 anni non ancora compiuti, fa il suo esordio. Il numero 11 ottiene quindi un rinnovo di contratto faraonico ed è oggetto del desiderio di decine di sponsor, che lo seppelliscono di milioni per accaparrarsi il suo volto fanciullesco, asciutto, pulito, da bravo ragazzo. A vent’anni Mason Will Greenwood ha il mondo nelle sue mani. La sua storia e la sua vita sono da film, con le evidenti stimmate del predestinato. Almeno fino al 30 gennaio del 2022.


L’INIZIO DELL’INCUBO


Il 30 gennaio del 2022 la fidanzata di Mason, Harriet Robson, pubblica sui social una serie di fotografie raffiguranti ferite, ematomi e lividi causati, a suo dire, dalla violenza di Greenwood. Inoltre diffonde un audio dove un uomo (che secondo la giovane sarebbe sempre Mason) la forza per ottenere un rapporto sessuale non consenziente. Poche ore dopo la pubblicazione delle denunce su Instagram, la polizia di Manchester irrompe nella dimora di Greenwood e lo arresta con le accuse di tentata violenza sessuale, aggressione e controllo coercitivo sulla Robson.

Una delle neo-stelle più luminose del panorama calcistico, non solo inglese ma mondiale, finisce dietro le sbarre. Trascorre diversi giorni in carcere prima di essere liberato su cauzione. La delicatezza delle gravissime accuse, ancor prima che la giustizia ordinaria possa fare il suo corso, spinge l’universo calcistico, giornalistico e mediatico a condannare senza appello il 20enne.

Il Manchester United sospende il calciatore e ritira dal merchandising del club tutto ciò che riguarda Greenwood, offrendo la possibilità ai tifosi di sostituire la maglia numero 11 con quella di un qualsiasi altro giocatore in rosa. La Nazionale inglese rifiuta persino di citarlo. I compagni smettono di seguirlo sui social e si concedono volentieri a filippiche contro il “mostro”, non più sul campo ma nella vita. Tutti gli sponsor scappano a gambe levate revocando gli accordi commerciali, in particolar modo la Nike, che aveva investito una montagna di sterline per accaparrarsi quel volto imberbe e puerile.



I videogiochi FIFA 22 e Football Manager lo cancellano come se non fosse mai esistito. I tabloid anglosassoni, da sempre poco inclini alla benevolenza, massacrano con costanza ed efferatezza il giovane ventenne, nonostante agli occhi della legge sia ancora innocente. La figura, prima osannata e lodata di Mason Greenwood, si dissolve come cenere portata via dal vento. Una metafora di come nella vita si può perdere tutto da un momento all’altro: anche se si è ricchi, famosi, celebrati; apparentemente intoccabili.


IL COLPO (?) DI SCENA


Greenwood viene arrestato nuovamente nell’ottobre del 2022, con l’accusa di aver cercato di mettersi in contatto con la Robson. Dopo quattro giorni di detenzione viene rilasciato, ancora su cauzione. Il 2 febbraio 2023, però, ecco il colpo di scena, se così possiamo definirlo. Il ‘Sun’ annuncia che il pubblico ministero ha ritirato tutte le accuse nei confronti di Greenwood. Mason è un uomo libero e i terribili capi d’imputazione, per un motivo o per un altro, non stanno più in piedi. Un portavoce del pubblico ministero successivamente dichiara alla stampa inglese:

«Abbiamo un compito, ovvero di rivedere i casi continuamente. In questo caso c’è una combinazione, testimoni chiave che hanno ritrattato e nuovo materiale venuto alla luce. E tutto questo significa che non c’era più una possibilità realistica di ritenere l’imputato colpevole. In circostanze del genere, il nostro compito è chiudere il caso. Abbiamo spiegato la nostra decisioni alle parti in causa. Ma incoraggiamo sempre qualsiasi potenziale vittima a farsi avanti e a fare denuncia alla polizia e noi faremo il nostro dovere».


E ORA, CHE SUCCEDE?


L’esistenza di Mason Greenwood sembra essere marchiata definitivamente dalle accuse della Robson; oltre le sopracitate conseguenze sportive e professionali, il centravanti dello United è stato massacrato dai tabloid inglesi; di riflesso anche l’opinione pubblica ha espresso il suo verdetto inappellabile, ben più profondo di (e indipendente da) quello della giustizia ordinaria. Infatti, pur essendo cadute tutte le accuse, l’etichetta di violento – formata sugli elementi offerti a tutti, e che quindi tutti hanno potuto vedere e sentitre – difficilmente si staccherà dal petto di Greenwood. Così come senza appello pare essere la condanna pubblica.

In questa storia però c’è di più, a partire da quella sadica e inconfessata soddisfazione nel vedere il crollo verticale di un giovane ricco e privilegiato, il suo “meritato” ridimensionamento, come un uomo qualunque, peggio di un uomo qualunque. Ma soprattutto il caso Greenwood dovrebbe farci interrogare sui meccanismi dell’era social-mediatica, laddove le notizie viaggiano velocissime (specie per questo genere di cose) e rischiano di segnare indelebilmente la vita di un individuo. Non stiamo dicendo che Greenwood non abbia commesso i fatti, attenzione, e anzi molti vociferano che abbia trovato un ‘accordo privato’ con la sua ex ragazza.



Il punto però è che ad oggi sono cadute le accuse e non c’è più neanche un processo, mentre il verdetto era stato emesso già il 30 gennaio 2022, sui social e poi sui tabloid, portando a una cancellazione totale del giocatore: ostracizzato, escluso dal mondo del calcio ma anche dalla società civile e persino dannato nella memoria. Oggi la polizia parla, oltre a ritrattazioni chiave, anche di “nuovo materiale venuto alla luce”. Quale? A nessuno interessa. Non stiamo ragionando qui sul merito, bensì sul metodo. Quello per cui una condanna, inappellabile, viene espressa all’indomani o il giorno stesso sui social network.

E anche quello per cui un club calcistico e multinazionali dei videogiochi decidono di far sparire ogni traccia del giocatore ‘incriminato’ dai propri canali, ritrovandosi oggi in una posizione scomoda. Cosa fare? Se FIFA, Football Manager e compagnia dovranno certamente ripristinare il suo personaggio qualcora tornasse a giocare (anche se EA Sports ha già fatto sapere che non sarà presente nel videogioco del ’23), come si comporteranno i Red Devils? Da Manchester hanno fatto sapere di aver avviato un loro ‘procedimento interno’, cosa che vuol dire tutto ma soprattutto nulla.

Un modo elegante per prendere tempo e cercare di capire cosa fare, con un ambiente che sulla questione sembra diviso: chi sarebbe disposto a riaccoglierlo, chi si pone qualche problema sugli equilibri dello spogliatoio – soprattutto in questo momento così positivo per lo United – e chi, tanti, preferirebbero andasse lontano, dagli occhi e dal cuore. Il tutto mentre l’allenatore ten Hag è in contatto con Mason e il Women Supporters Club dei Red Devils ha chiarito la sua posizione: Mason non dovrebbe mai e poi mai giocare ancora per il club.

«Non voglio vederlo allenarsi. Non voglio vederlo con la divisa dello United. Non voglio vederlo mai più all’Old Trafford».

Natalie Burrell, fondatrice del Women Supporters Club dello United

L’ultima partita di Mason risale al gennaio 2022, più di un anno fa. Per adesso non è ancora tornato ad allenarsi, almeno fino a quando il club non avrà concluso la sua indagine interna e assunto una posizione ufficiale. Poi, difficile dirlo. Il Sun scrive oggi di possibili opzioni, concentrandosi su Stati Uniti, Medio Oriente e Cina. Come dire, spedirlo più lontano possibile: meglio se dove (Arabia e Cina) certe questioni non fanno così tanto rumore. Dipenderà molto però, anzi tutto, dalla volontà di Greenwood. Che oggi è un uomo libero, malgrado la condanna social, e potrà far valere tutti i suoi diritti: di cittadino ma anche di sportivo.

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