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Calcio
10 Gennaio

A Sassuolo è iniziata una nuova era

Valerio Santori

22 articoli
Pragmatismo e verticalità: ecco la ricetta di Dionisi.

Che a Sassuolo si dia più peso ai fatti che alle chiacchiere, non lo scopriamo certo qui. Chiunque abbia un minimo di buonsenso potrà immaginare che una società come quella neroverde, in Serie A per la prima volta nel 2013 e da lì in poi costantemente salva senza particolari patemi (anzi spesso tra le top dieci della classifica), debba i suoi successi a una sana programmazione anziché a congiunzioni astrali. Se si considera poi la filosofia di Giorgio Squinzi, al comando dal 2004 dopo aver costruito la propria smisurata fortuna nel mondo della chimica industriale, si capisce bene cosa intenda il giornalista Stefano Fogliani quando nel suo Keep calm and Forza Sassuolo! (Edizioni Aliberti) parla di “pragmatismo sassolese”, riferendosi non solo prettamente al calcio.

Veronica Squinzi, figlia del patròn venuto a mancare nel 2019, ha provato a riassumere questo stile di vita lo scorso febbraio in una bella intervista rilasciata ad Avvenire: «fatica, talento, lavoro di squadra, entusiasmo, grinta e perseveranza nell’affrontare le nuove sfide», insomma tutto quanto rientri nel motto “Mai smettere di pedalare!”, coniato da papà Giorgio in linea con la sua smodata passione per il ciclismo (e la quasi venerazione di Coppi). Eppure, nel corso degli ultimi anni, quasi a stridere con tale pragmatismo era stata la guida tecnica: il timoniere De Zerbi, giochista per antonomasia e maniaco del possesso palla (sterile).

Arrivato a Sassuolo con appena una Coppa Italia (di Lega Pro) nel palmarès, il bresciano se ne era andato poi come novello Guardiola del nostro calcio, neototem dei circoli bielsisti del Belpaese.

De Zerbi si vantava dei suoi metodi di allenamento “culturalmente differenti” («utilizzo modalità diverse, non tradizionali e lontane dalla cultura italiana»), mostrava tronfio il suo studio e il suo team di “scienziati” («7 scrivanie per 7 scienziati che studiano 24 ore al giorno dati, avversari, moduli. Ci sono un laureato in filosofia, uno in matematica, un ragazzo scovato a Napoli che elabora strategie», raccontava il duo Biasin-Savelli su Libero) e soprattutto annoiava a morte mezza Italia con la sua versione di calcio propositivo.



Ma la scorsa estate, forse memore di questi eccessi di zelo molto poco “sassolesi”, quando è arrivato il momento di sostituire “il Piccolo Genio” l’ad Carnevali ha optato per un basso profilo come Alessio Dionisi, che aveva appena vinto il campionato di Serie B con l’Empoli e di cui nell’ambiente si parlava un gran bene. A differenza del suo predecessore, quando è arrivato il momento di presentarsi di fronte alla stampa locale, il 41enne di Piancastagnaio ha preferito intestarsi piccole perle di ragionevolezza anziché proporsi come neoguru del modenese.

Il confronto con De Zerbi? «Lo vivo con equilibrio perché mi ritengo una persona equilibrata». L’obiettivo stagionale? «Confermarsi è ancora più difficile che arrivare». Il modulo preferito? «Il sistema di gioco lo fanno i giocatori. Non dico che lo decidono loro ma lo decidono le loro qualità. Non ho mai pensato di attuare un sistema di gioco in funzione di quello che credo io». Tutta un’altra musica rispetto alle teorizzazioni dezerbiane intorno al 4-3-3, alla copertura degli spazi, al senso della vita; al pallone da non lasciare neanche al Real Madrid, figuriamoci all’Inter o alla Juventus.

Sentendolo così parlare, ci è sembrato quasi di percepire lo spirito di un giovane Allegri, più precisamente del “Max dei tempi di Cagliari” come ha scritto la Gazzetta, ovvero quello che proveniva dalla vittoria della Serie C 2007-2008 sulla panchina del Sassuolo, per l’appunto.

Oltre al destino neroverde i due condividono la terra d’origine (per quanto Livorno e la zona dell’Amiata siano volti molto differenti della Toscana), l’attenzione per i calciatori rigorosamente anteposta a quella per i moduli, una certa dose di sana ironia e i riferimenti arcitaliani nel modo di concepire il mestiere. A proposito degli ultimi due punti basti ricordare come Dionisi si presentò nel 2015 al Borgosesia, la sua seconda esperienza in serie D dopo l’esonero dell’anno prima all’Olginatese: «Trapattoni diceva che gli allenatori si dividono in due categorie, quelli che sono stati esonerati e quelli che lo saranno. Io dunque ho già dato».



Quando a fine ottobre l’allievo ha affrontato il maestro, nella conferenza pre-partita i due si sono scambiati sentiti complimenti. Dionisi ha dichiarato che Allegri è uno degli allenatori che più stima, e Max dal canto suo ha riconosciuto i precoci meriti dell’avversario: «Vincere non è mai semplice, lui ha vinto un campionato di Serie B molto giovane. Il Sassuolo gioca bene, con concetti un po’ diversi da prima». Quella partita si è conclusa poi con la clamorosa vittoria per 1-2 del Sassuolo, che ha espugnato lo Juventus Stadium e fornito così una buona occasione per banchettare a Luca Dionisi, ex allenatore di eccellenza e padre di Alessio, intervistato da gianlucadimarzio.com:

«Ho organizzato un pranzo a casa insieme a otto amici. Un antipasto con prosciutto e pecorino, pici cacio e pepe come primo e infine lo stinco con le patate. Poi una bella bevuta e via, tutti sul divano».

Sono proprio queste atmosfere toscane e casarecce che hanno fatto scrivere al Corriere Romagna della “splendida normalità” del tecnico sassolese, una specie di superpotere in quest’epoca di nerd e santoni. Chi lo segue da tempo nota che nel salto a più tappe dalla D alla A Dionisi non è mai cambiato, rimanendo fedele alla filosofia spicciola delle sue zone ben riassunta dall’utilizzo intensivo dei bermuda: la praticità prima di ogni estetismo.

C’è chi ricorda di aver visto gli amati pantaloncini addirittura in condizioni climatiche estreme, come quando nel febbraio 2018 da allenatore del Fiorenzuola li indossò con la neve alle ginocchia, impegnato a spalare il manto erboso in prima persona per permettere la partita con la Sangiovannese. E persino a tavola pare che il tecnico sia di gusti semplici, optando per pochi e tradizionali piatti, mentre sui social è praticamente assente.

Trattasi di dettagli forse di poco conto presi singolarmente, ma che insieme restituiscono il sentore di una vita vissuta genuinamente, lontano dalle luci della ribalta e pensando al sodo prima che a costruirsi un seguito mediatico. Tutto ciò si riflette in campo dove, alla 21esima giornata, il suo Sassuolo viaggia più forte di quanto facesse i primi due anni di De Zerbi (mentre sta poco sotto l’ultima versione), pur praticando un calcio molto differente e che ha quindi richiesto fisiologici tempi di adattamento, soprattutto nella prima fase di stagione.


Dionisi è stato bravo soprattutto a rendere più verticale e diretto il gioco dei neroverdi, smantellando il fastidioso geometrismo dezerbiano. Interrogato sulle differenze tra il modo di giocare di quest’anno e quello dell’anno scorso, il veterano Consigli ha detto a tal proposito: «De Zerbi ci ha dato un concetto e Dionisi sta cercando di renderlo più concreto possibile. Quando si può far male con 3 passaggi, non devi per forza farne 30 ed è una cosa che si vede nel Sassuolo di quest’anno in campo: siamo molto più verticali, creiamo tante palle gol, poi dobbiamo essere più bravi a sfruttarle».

Confrontando queste parole dal tono vagamente liberatorio con quelle del giovane Raspadori dello scorso anno, che aveva parlato invece del calcio di De Zerbi come di un calcio che «devi capirlo, non devi avere solo delle qualità, non è semplice, è anche difficile», possiamo capire come il merito principale di Dionisi sia stato quello di dimostrare che i risultati si possono ottenere anche con principi di gioco più semplici, senza un team di scienziati al seguito, senza citare continuamente Guardiola. Del resto lo aveva chiarito lui stesso già a settembre:

«voglio dare continuità, ma non sono De Zerbi. Qualcosa di diverso ci sarà». 

Potendo contare su una rosa perlopiù inesperta Dionisi è riuscito inoltre a fare di necessità virtù, consegnando le chiavi della squadra a giovani come Maxime Lopez, Frattesi e Scamacca, divenuti partita dopo partita elementi di primo piano del nostro campionato. Immaginiamo dunque che anche l’Ad Carnevali sia più che soddisfatto dell’operato, prefigurandosi le ghiotte plusvalenze.

E così mentre il Sassuolo continua a fare il suo solito onesto campionato, mettendo in bella mostra giovani di belle speranze come da richiesta esplicita della società, i tifosi si stanno anche divertendo di più rispetto allo scorso anno, assistendo a un gioco più dinamico e meno cerebrale, più “dionisiaco” che apollineo se ci passate il brutto gioco di parole. La squadra si è infatti resa protagonista di arrembanti prestazioni mai viste in precedenza, come quelle che hanno portato alle vittorie corsare in casa del Milan (1-3), della Juventus (1-2) o al Mapei contro la Lazio (2-1), senza contare il 2-2 contro il Napoli – da qui il soprannome di “ammazzagrandi”. Dei freddi automatismi dezerbiani, intanto, non v’è più ombra; e pure l’ombra di De Zerbi, si capisce, s’è dileguata.

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