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Italia
25 Maggio

Salvate il Tardini, salvate Parma

Edoardo Franzosi

10 articoli
Cosa si nasconde dietro al rifacimento dello stadio gialloblu.

“Tornate all’antico e sarà un progresso” diceva il Maestro Giuseppe Verdi. Un consiglio, il suo, evidentemente non accolto dal Parma Calcio 1913. Il club emiliano guarda ormai da un po’ al futuro con la realizzazione del Nuovo Stadio Tardini, ma il progetto è avvolto da un diffuso malumore cittadino. In quella «molle, molle pianura del Po» cara al poeta Attilio Bertolucci, ubicato in Viale Partigiani d’Italia, a ridosso del quartiere Cittadella, si trova lo stadio “Ennio Tardini”. A volerlo fortemente fu l’avvocato e grande appassionato di sport Ennio Tardini all’inizio degli anni ’20. Sua infatti l’idea – nata in seno al Concorso nazionale per il premio triennale di Architettura “Rizzardi-Pollini” del 1922 – di dare alla città emiliana un nuovo campo polisportivo.

La prima pietra venne posta nel dicembre 1922, ma Tardini non poté assistere alla sua realizzazione poiché scomparve improvvisamente il 16 agosto del 1923. L’impianto ospita regolarmente le partite casalinghe della squadra a partire dalla stagione calcistica 1924-1925 e, almeno fino ai primi anni ’80, è stato teatro di alcuni eventi sportivi rilevanti. In seguito, quando nel 1990 il Parma guidato da Nevio Scala approda nella massima serie, lo stadio, per legge, viene ampliato.



Una struttura da 30.000 posti a ridosso del centro cittadino; una scelta che, come vedremo, non è stata lungimirante. Esattamente un mese fa, il Parma Calcio 1913 svelava il nuovo concept del progetto di rinnovamento dello stadio Tardini – realizzato dallo studio milanese di architettura Zoppini – con la volontà di consegnare alla città, al Parma Calcio e ai suoi tifosi un impianto di nuova generazione, al passo coi tempi.

“Uno stadio per Parma, ispirato da Parma”, questo lo slogan lanciato dalla società ducale – le cui spese si aggireranno attorno ai 70 milioni di euro, e che sarà interamente finanziato dal presidente statunitense Krause. «Lo Stadio Ennio Tardini» ha dichiarato quest’ultimo, «è al suo posto da cento anni, ed è un’icona per il Parma, per i suoi tifosi e per tutta la città. Abbiamo recentemente iniziato un percorso per assicurarci che rimanga qui dove si trova ora, rigenerato per un altro secolo. Quello che abbiamo pianificato è un investimento molto importante per il Gruppo Krause, e siamo davvero orgogliosi di poter condividere questa nostra visione con i parmigiani e con i tifosi e gli appassionati di tutto il mondo».


L’amministrazione comunale, proprietaria dell’impianto, si è unita al presidente Krause con le parole del sindaco Federico Pizzarotti: «La realizzazione sarà frutto di un percorso partecipato con Parma e con i parmigiani, e così continuerà a essere. Il sogno è rinnovare il Tardini integrandolo sempre più con il quartiere e la città». Una struttura multifunzionale quindi, non unicamente destinata all’evento calcistico. Tra le principali peculiarità dell’impianto, ci sarebbe infatti la realizzazione di una nuova grande piazza pubblica, con due rampe (che occuperanno l’attuale ingresso principale), la presenza di spazi commerciali, di ristorazione e servizi allo stadio, una maggiore vicinanza del pubblico al terreno di gioco, un parcheggio di due piani interrati per almeno 150 posti auto (necessario per potere ottenere la licenza Uefa), una copertura semiriflettente di tutti i settori ed un sistema acustico fonoassorbente nella copertura della curva adibita agli ospiti e, al contrario, con un effetto amplificatore in quella di casa (un po’ un’americanata).

Il progetto è stato accolto da una tripudiante e tellurica ovazione generale, un’idea che ha convinto tutti, o quasi. Dietro l’euforia collettiva infatti si diffondono malcontento e disaccordo e la città di Parma, tempio della musica lirica internazionale, sembra destinata a rivivere un nuovo, atipico melodramma verdiano. Non più all’interno del Teatro Regio ma nelle aule amministrative. In effetti, a non essere persuasi dai roboanti proclami dell’imprenditore americano e dei vertici della Giunta comunale sono un gruppo di cittadini – il “Comitato Tardini sostenibile“, facente parte della rete associativa Parma a dimensione umana – che, seguendo gli sviluppi della vicenda da mesi, all’unisono, dissonanti e fortemente critici, hanno stigmatizzato a più riprese le differenti particolarità della nuova struttura sportiva a cominciare dal progetto stesso, ritenuto anacronistico e deturpante, dannoso per l’intero quartiere nonché per la città stessa.

L’ingresso, suggestivo, dell’attuale Stadio Ennio Tardini

Un progetto che, così come concepito, avrebbe pesanti ricadute non soltanto sull’economia dei negozi e delle piccole botteghe limitrofe – già da tempo in affanno – ma anche in termini di inquinamento, acustico ed atmosferico, essendo il Tardini ubicato a soli 900 metri dal centro cittadino e confinante, su tutti i lati, con abitazioni private ed una scuola.

«Non è previsto alcun tipo di verde. Tutta l’area sarà cementata e priva di ombra, la proclamata “restituzione alla cittadinanza” potrà tradursi esclusivamente nella possibilità di accedere alla struttura come consumatori. Quella che è stata annunciata come la “nuova piazza” per i parmigiani si configura come un piazzale di asfalto compreso tra due ingombranti rampe di accesso al primo piano della struttura».

Comitato Tardini sostenibile

Un impianto anomalo dunque, un “corpo estraneo” – così è stato definito dai membri del Comitato – che non risponderebbe quindi alle caratteristiche di sostenibilità ed inclusione propugnate dalla società calcistica ducale, e che stravolgerebbe un intero quartiere. Si direbbe quindi, a ragion veduta, che le esigenze e le istanze di un segmento della comunità cittadina non siano state ascoltate, nonostante il ricorso – da parte dell’amministrazione comunale – ad un questionario, volto a sondare l’indice di gradimento dei parmigiani circa il rifacimento dell’impianto.

Il Comitato poi, appellandosi alla “legge stadi” (D.Lgs. 38/2021) che prevede che il proponente presenti al Comune alternative progettuali, suggerisce di rivedere le carte del disegno, esortando gli enti e le autorità coinvolte a ripensare all’assetto dell’intera area, proiettandola verso un futuro maggiormente ecosostenibile e, al tempo stesso, valorizzando e recuperando i beni artistici che sorgono sulla stessa come il Casinetto Petitot – caffè settecentesco – , la chiesa rinascimentale San Luca degli Eremitani e lo stesso ingresso dell’ Ennio Tardini.

Il Casinetto Petitot, nei pressi del Tardini

Il 30 aprile scorso si è tenuto un primo incontro tra due rappresentanti del Comitato e il Presidente del Consiglio Comunale Alessandro Tassi Carboni. I primi hanno ribadito le esigenze e gli appelli precedentemente elencati, ma hanno comunque dichiarato che «anche se le nostre posizioni restano distanti, questo primo confronto istituzionale potrebbe essere l’occasione per iniziare un percorso di reale coinvolgimento aperto alla cittadinanza la quale, anche attraverso i tanti aderenti al Comitato, chiede all’Amministrazione di esercitare il proprio mandato di tutela degli interessi pubblici e del bene comune».

La città di Parma, attraversata dall’omonimo corso d’acqua che vi si abbatte impetuoso – quando in piena – è percossa dall’altrettanto impetuosa questione del nuovo stadio. Insomma, la “Petite Paris” è pronta ad assistere allo scontro tra dirigenza crociata-Amministrazione comunale e cittadinanza. Si attendono sviluppi, siamo solo al primo atto. L’auspicio è che il contenzioso si risolva positivamente (non come nei melodrammi), che vengano in fin dei conti tutelati gli interessi e le istanze di tutti, nessuno escluso. E che, soprattutto, dirigenza del Parma Calcio, vertici comunali e “Comitato Tardini sostenibile” possano, verdianamente, cantare «libiamo, libiamo ne’ lieti calici».

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