Nei primi anni del XX secolo Milano è la città più ricca e sviluppata tra quelle del giovane Regno d’Italia. È un luogo vivace in cui all’arte e alla letteratura si affiancano i tumulti degli operai, la cui sanguinosa repressione porta all’assassinio di re Umberto I a Monza, in risposta alle cannonate ordinate dal generale Bava Beccaris. Intanto un fenomeno spontaneo, clamorosamente coinvolgente e riguardante tutti i ceti sociali, sta esplodendo proprio a Milano, oltre che a Genova e Torino, nel cosiddetto Triangolo Industriale.

 

 

Questo nuovo passatempo è il football, già battezzato come meraviglioso gioco, o meglio “the beautiful game” dai suoi padri d’Oltremanica. Nel Nord Italia la sua espansione è travolgente e porta rapidamente alla fondazione di club dal futuro glorioso quali Genoa, Juventus, Torino e Andrea Doria. Sotto la Madunina è venuto alla luce il Milan, squadra destinata a scrivere pagine di successi negli almanacchi del movimento calcistico italiano e che si è già laureata campione d’Italia per la prima volta nella sua storia, appena dopo il sorgere del XX secolo.

 

Tuttavia una città complessa come Milano non avrebbe mai potuto accontentarsi di un figlio unico, di una sola compagine in grado di rappresentarne le contraddizioni e la vivacità: oggi, però, non è l’Internazionale la protagonista della nostra vicenda.

 

us milanese

Scacchi bianconeri e croce biancorossa (di Milano): questo il simbolo della nostra protagonista

 

Infatti questa storia comincia circa sei anni prima della nascita dell’odierna rivale stracittadina del Milan, lontano da quel locale che il 9 marzo del 1908 diede i natali alla Milano nerazzurra. Il luogo in questione è un altro caffè, ben diverso dal prestigioso “L’Orologio”, simposio di artisti e letterati, in cui fu sancita la fatidica scissione.

 

Al “Caffè Verdi” di Porta Nuova, in cui ci si sarebbe potuti incontrare al massimo per giocare a carte o a biliardo, un gruppo di venti giovani capitanati da Gilbert Marley, Romolo Buni e Ambrogio Ferrario fondano l’Unione Sportiva Milanese. Di quel 16 gennaio 1902 possiamo immaginare l’odore del fumo delle sigarette, il rumore delle palle da biliardo, le imprecazioni e le grida, mentre i ragazzi scelgono di vestire una rigorosa maglia a scacchi bianca e nera.

 

 

Così simili a quel Dr. B. protagonista della “Novella degli scacchi” di Stefan Zweig, essi proiettano tutte le proprie energie nel football che, come le dispute sulla scacchiera,«convogliando le energie intellettuali su un campo delimitato, possiede il meraviglioso privilegio di non spossare il cervello, neppure nei momenti di massima concentrazione, ma anzi di affinarne agilità e vigore». Gli scacchi scendono in campo per la prima volta nel 1905, nell’ottava edizione del Campionato nazionale di calcio. In quell’occasione a contendersi il titolo ci sono soltanto sei squadre, due per ognuna delle regioni del Triangolo industriale: Genoa e Andrea Doria in Liguria, Juventus ed FC Torinese in Piemonte, infine Milan e US Milanese in Lombardia.

 

Per l’US Milanese fu un inizio con i fiocchi, sorprendente per certi aspetti, ma il successo era ben lungi dall’essere assicurato.

 

Il 12 febbraio le due squadre milanesi si affrontano per il passaggio del turno, nella prima vera stracittadina della storia del capoluogo meneghino. Per il Diavolo, campione d’Italia nel 1901 e favorito per la vittoria finale con il già plurititolato Grifone e la Juventus, il primo derby non è affatto una passeggiata. Infatti, tra le mura amiche dello stadio dell’Acquabella, non bastano i due gol del trentino Gustavo Carrer e la rete di Treré, in quanto gli scacchi reagiscono con una tripletta di “Topolino” Agostino Recalcati, peraltro ex ala destra rossonera in quel fortunato 1901.

 

Unione Sportiva Milanese

Il bianco e il nero sono anche negli inizi di Milano (foto www.museogrigio.it)

 

Il 19 febbraio il ritorno sul campo di via Comasina si conclude con l’eliminazione del Diavolo, piegato per 7- 6 al termine di una partita spettacolare. Per la squadra di casa, indiscusso protagonista della partita fu Franco Varisco, futuro calciatore della nazionale italiana, nonché autore di una doppietta. Alla luce di questo verdetto, Genoa, Juventus e US Milanese si sarebbero contese il titolo nazionale nel girone finale.

 

In questa seconda fase l’esordio dei meneghini è pessimo, battuti nettamente per 3-0 dai bianconeri, poi sconfitti a domicilio dai campioni genoani. Il 26 marzo gli scacchi perdono nuovamente con la Juventus in casa, per quattro reti a una. Questo risultato obbliga i rossoblù a vincere contro i milanesi per almeno quattro reti a zero, in modo da portare i bianconeri allo spareggio decisivo.

 

Però, il 9 aprile  l’US Milanese di Umberto Meazza, Recalcati e Varisco, costringe il Grifone ad un clamoroso pareggio per 2-2, consegnando il titolo alla Juventus. Per l’US Milanese la stagione inaugurale è un inizio con i fiocchi, sorprendente per certi aspetti, ma il successo è ben lungi dall’essere assicurato. Infatti il Milan si conferma prima forza di Milano, portandosi a tre titoli italiani nel 1908 ed affermandosi come la vera rivale del pluridecorato Genoa.

 

Nel torneo riservato ai soli talenti nostrani, l’US Milanese lotta per il titolo per la prima volta.

 

Nel 1908 le dispute che si scatenano all’interno della Federazione sembrano aumentare le possibilità per l’affermazione degli scacchi e portano all’istituzione di due diversi campionati, uno per soli italiani e uno aperto ai giocatori stranieri. Nel torneo riservato ai soli talenti nostrani, l’US Milanese lotta per il titolo per la prima volta, in una competizione in cui figurano la Juventus e le bianche casacche della neopromossa Pro Vercelli, oltre all’Andrea Doria.

 

Unione Sportiva Milanese De Simoni

Mario De Simoni fu uno dei primi giocatori a far parte della Nazionale Italiana.

 

Con i bianconeri clamorosamente eliminati proprio dai Leoni vercellesi, la corsa al titolo diviene appannaggio di questi ultimi, del Doria e dell’US Milanese. Gli scacchi hanno la meglio sui liguri per 5-1, poi pareggiano in Piemonte e giungono a disputarsi il titolo di campioni nel proprio stadio di casa in via Comasina, ai primi di maggio. La partita termina però con una bruciante sconfitta per 2-1, che inaugura l’epopea della Pro Vercelli e spegne sul nascere le ambizioni dell’allora seconda squadra di Milano. Nella stagione seguente l’atto conclusivo oppone gli scacchi ai bianchi, di nuovo.

 

Nonostante gli investimenti la fortuna è ancora ingrata ed il dio del calcio si abbatte sulla povera US Milanese mediante la scure della caotica federazione italiana.

 

Ancora una volta gioiscono i vercellesi, ma per un anno Milano divenne dominio della US Milanese, capace di superare tanto il Milan quanto la neonata Internazionale nel girone lombardo. Seppur tanto forti da ambire al titolo in ben due occasioni consecutive, beffardamente gli scacchi vivono il momento migliore della loro storia nel biennio di affermazione della gloriosa Pro Vercelli. E quasi per un ulteriore scherzo del destino, nel 1910 i cugini nerazzurri si rivelano gli unici in grado di fermare i Leoni piemontesi.

 

 

Da seconda squadra di Milano, in breve gli scacchi divengono la terza forza del capoluogo lombardo. Tuttavia ciò non è sufficiente per frenare l’ambiziosa crescita della società che, galvanizzata dagli ottimi piazzamenti, acquista il campo dell’odierno San Siro, salvo abbandonarlo per traslocare presso Via Stelvio. Nonostante gli investimenti la fortuna è ancora ingrata ed il dio del calcio si abbatte sulla povera US Milanese mediante la scure della caotica federazione italiana. In seguito al “Compromesso Colombo” del 1922 e la conseguente esclusione di dodici squadre dalla Prima Divisione, gli scacchi sono retrocessi in Seconda Divisione.

 

La maglia dell’Ambrosiana con gli scacchi bianconeri sul colletto, omaggio alle radici della Milanese

 

Tornati in massima serie nel 1926, sono coinvolti loro malgrado nella trasformazione operata dal regime nei confronti del mondo del calcio italiano. Così, in ossequio alle direttive di riduzione del numero di squadre cittadine, come già avvenuto a Roma e Genova, è ordinata la fusione tra l’Internazionale e l’US Milanese. Quindi nasce la Società Sportiva Ambrosiana, nemesi del Milan nell’unico derby di Milano rimasto. A questo punto, dato che la riduzione del numero di squadre favorisce la promozione in massima serie della Fiumana, si può affermare che si chiuda ufficiosamente la storia della terza squadra di Milano, tra intrighi extracalcistici e decisioni imposte dall’alto.

 

Rinata formalmente nel 1945, l’US Milanese scompare ufficialmente appena un anno dopo. Si congeda in silenzio, dopo il baccano che ne ha accompagnato la nascita nel lontano 1902 ed i sogni di gloria infranti rovinosamente dai Leoni della Pro Vercelli. Infine vale la pena congedarci con le ultime parole del Dr. B., che concludono “La Novella degli scacchi” e la storia altrettanto drammatica dell’US Milanese:

 

«Anche ai signori devo chiedere scusa. Ma vi avevo avvertiti che non dovevate aspettarvi troppo da me. Perdonatemi la figura indegna. È l’ultima volta che mi cimento con gli scacchi.»