Calcio
03 Luglio 2020

Il Virtual audio e il trionfo del grottesco

I cori registrati non potranno mai sostituire il calore di una curva.

Il massimo campionato italiano di calcio è ripartito ormai da due settimane e gli idealisti (come noi) se ne sono fatti una ragione. L’industria del pallone si è rimessa in moto per salvare il portafoglio, sicuramente non la faccia, anche perché con i sentimenti non si pagano i debiti. D’altronde è arcinoto l’obbligo di offrire partite come beni di prima necessità per i tifosi-consumatori, per alimentare il tossico ma esiziale rapporto tra calcio e televisioni. Certo, non si può certo definire questi ultimi incontri come “prodotti di qualità”, ma poco importa.

 

 

Condizione fisica deficitaria, atmosfera da amichevole ferragostana (anche dal punto di vista climatico), teloni che mascherano malamente le depressione sulle gradinate: difficile compatire chi preferisce dilungarsi nell’aperitivo o a cena. Allora, per cercare di ravvivare il prodotto, Sky Sport ha predisposto l’opzione di accompagnare le immagini di gioco con i cori registrati delle tifoserie. Peccato che, di fronte alle impietose inquadrature che rivelano spalti deserti, l’effetto finale non rimanda nemmeno all’esperienza del videogioco, ma alla visione di un film montato con un doppiaggio completamente sbagliato.

 

 

Durante Samp-Bologna c’è chi ha sentito la Gradinata Sud cantare. Ahiloro non è stata colpa di fumi dell’alcool. (Photo by Chris Ricco/Getty Images)

 

 

Applausi scroscianti dopo il triplice fischio, “buuuu” ed ululati all’arbitro che sventola un cartellino giallo sulla testa di un giocatore, infine tremendi boati ai gol, come se ci fossero 100000 sostenitori sugli spalti: lo spettacolo è grottesco. Una sensazione di comicità ed imbarazzo, orrore e disgusto assale lo spettatore-sostenitore. Provare a vedere Colazione da Tiffany con il sottofondo sonoro degli epici combattimenti del Gladiatore, sarebbe meno straniante.

 

 

Bisogna specificare che tale opzione è facoltativa, quindi il sostenitore-spettatore può silenziare la visione, “godendosi” soltanto i rumori del campo. Se proprio non si resiste alla tentazione di rivedere la squadra in campo, al di là del desolante contesto, almeno è possibile evitare l’obbrobrio di sentire la propria curva cantare, nonostante non sia popolata da anima viva; come se unirsi ad altre centinaia di voci, su quei gradoni, non avesse avuto alcun valore in passato.

 

Ai massimi livelli, non può esistere calcio senza tifosi.

 

Allo stesso modo, appaiono assurdi ed incomprensibili quei tifosi che hanno deciso di pagare per ottenere un alter ego di cartone, posizionato sugli spalti. Al di là della trappola commerciale preparata da società come la Lazio, pronte a monetizzare in qualunque modo la passione dei suoi sostenitori, questi individui sono gravemente complici del misconoscimento della manifestazione fisica del tifo. Una deriva alienante, figlia di tempi popolati da avatar digitali e sentimenti virtuali.

 

 

Per concludere, gli adepti del sostegno “in presenza” si facciano forza e mantengano salda la fede. Il patetico tentativo di sostituirli con effetti speciali ed ologrammi ha costretto i gestori del pallone a gettare la maschera: ai massimi livelli, non può esistere calcio senza tifosi. Come insegna la vita, è proprio la mancanza degli affetti a rivelarne l’autentico valore.

 


Immagine di copertina Paolo Bruno/Getty Images.


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