O del culto USA per la violenza.
Il 14 giugno, in occasione del suo ottantesimo compleanno, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha inscenato una celebrazione degna di un megalomane, di un imperatore o di entrambi. D’altra parte il delirio narcisista, effettivo o costruito, del sedicente futuro Nobel per la pace, esprime evidentemente un tentativo da noi percepito come maldestro di accompagnare Washington verso l’ignoto.
Un impero in crisi di identità è quanto di più maestoso e pericoloso possa attendersi per un’umanità di sudditi, amici e forse persino nemici[1]. Questi Stati Uniti che si esprimono in nome e per bocca dell’inquilino della Casa Bianca hanno maturato in sé, attraverso i secoli, il germe della degenerazione attuale. In tutto e per tutto, la crisi dell’America è una crisi profondamente americana. Talmente americana, che persino dagli elementi più pittoreschi e apparentemente sconnessi si evince il carattere di tragica continuità, che solo a una prima lettura potrebbe apparire farina del sacco di Trump[2].
Se si guarda all’ottuagenario trumpiano, la cerimonia è stata accompagnata da esibizioni acrobatiche e, soprattutto, da un esaltante culto della violenza.
Facendo un passo indietro e ricordando l’inusitato “silenzio” delle spesso deliranti casse di risonanza social della Casa Bianca dinanzi ai grandiosi successi conseguiti dagli atleti statunitensi nelle Olimpiadi invernali di Cortina, vale la pena guardare anche alla celebrazione del successo della squadra di hockey maschile sul Canada[3].
Non per lo sport, ma per ciò che rappresenta. Un trionfo geopolitico, in uno sport intimamente violento. Poiché lo sport, negli Stati Uniti, è legato indissolubilmente alla sua rappresentazione. La spettacolarizzazione politica non è una conseguenza, ma una caratteristica del professionismo in salsa statunitense[4]. Meglio ancora se questa risponde alle specifiche linee guida (a loro modo) “filosofiche” e agli interessi del momento. Gli atleti olimpici sono, invero, non soltanto inutili perché non utilizzabili. Divengono specialmente odiosi, perché frutto dei college a stelle e strisce[5]. Dunque, di quella parte ritenuta degenerata da Trump e accoliti.
Tornando ai festeggiamenti alla Casa Bianca, non dovrebbe risultare dunque sorprendente come sia passato in secondo piano il più importante evento sportivo del pianeta o presunto tale. Quello che Infantino ha definito il più grande Mondiale di tutti i tempi, stante le squadre partecipanti, i paesi ospitanti, lo spazio, il suolo, i fondi e l’impatto ambientale (per non farci mancare nulla) impiegati. Americanizzato (cioè reso in forma di consumo e spettacolo) fino al limite, snaturando così il meno statunitense tra gli sport esistenti sul pianeta. Eppure, il soccer d’Oltremanica – giacché il football, quello per “veri uomini americani” è un’altra cosa – non ha messo piede sul prato della residenza del presunto imperatore d’America.
L’ottantesimo trumpiano ha coinciso invece, ed è qui il punto, con gli Ultimate Fighting Championship (UFC), ovvero della più importante organizzazione nel campo delle arti marziali miste (MMA)[6]. La data e il nome dell’evento non sarebbero potute essere più esemplari: UFC Freedom 250. Per la prima volta nella storia, un evento sportivo professionistico è stato ospitato nella residenza presidenziale statunitense, peraltro in concomitanza con il 250esimo anniversario della nascita degli Stati Uniti d’America[7].
Quattromila spettatori hanno assistito in una struttura temporanea ai sette incontri tra i quattordici atleti impiegati. Inoltre, sull’Ellipse e nell’area del National Mall, sono stati allestiti maxischermi per migliaia di persone, con annesse dirette in esclusiva su Paramount. Quest’ultima, piattaforma dell’amico di Donald Trump, David Ellison, prontamente assurta agli onori della cronaca per aver soffiato alla rivale woke dell’America profonda, l’odiata Netflix, l’affaire Warner Bros[8]. Il main event si è consumato alle 20 locali con l’incontro tra il peso leggero georgiano-spagnolo Ilia Topuria e l’americano Justin Gaethje.
Con un costo di oltre sessanta milioni di dollari e una mobilitazione in nulla inferiore, quanto a impiego della macchina propagandistica, rispetto all’apparentemente più celebrato Mondiale, bisogna guardare agli UFC per comprendere il disperato furore a stelle e strisce. Stando al Washington Post, il 29 maggio il Dipartimento di Difesa (oggi della Guerra) avrebbe intimato membri delle forze armate a prendere parte alla kermesse[9].
Nati come organizzazione di combattimento aperta a qualunque colpo, convertitasi in raggruppamento di arti marziali miste, gli UFC hanno assunto la scomoda veste di strumento nelle mani del “risveglio” del primato statunitense nel mondo. Con tanto di patente di presunto trionfo sull’impero persiano nel Golfo, laddove si è consumata la più grave delle innumerevoli disfatte statunitensi post-seconda guerra mondiale (che resta ancora l’ultima vittoria di Washington in un conflitto convenzionale).
Ma la distopia è il frutto di un fraintendimento. L’anima statunitense è oggi incarnata nel rapporto già viscerale tra il suo condottiero newyorkese e la WWE[10], nonché da un rinnovato culto della forza, rivolto più a sé stessi che al resto del mondo, fatti salvi i poveri europei occidentali, costretti in una morsa tra chi credevano troppo buono per far loro del male e i rivali del presunto “mondo libero”[11].
Eppure, talvolta le inscenate non bastano. Specialmente se, stando ai sondaggi di Reuters, solo il 16% degli americani ha ritenuto l’evento appropriato alla Casa Bianca[12].
Secondo Mike Fontain, professore di storia antica alla Cornell University, il paragone con l’antica Roma sarebbe evidente[13]. Che cosa farsene dei moderni gladiatori dello sport contemporaneo, incarnati nel colossale Mondiale di calcio, quando si può disporre di veri combattenti?
E mentre l’inflazione corre e l’accordo con l’Iran assume i contorni ben poco sfumati di una drammatica sconfitta al cuore della talassocrazia, ormai orfana di Hormuz, il momento della superpotenza si è consumato tra le acrobazie delle due ruote, le teorie cospirazioniste e le arti marziali, sotto lo sguardo (sano?) del presidente Trump. Fino al trionfo del fenomeno Gaethje su Topuria. Di padre tedesco e madre messicana, Justin Gaethje sintetizza il trapasso ancora in corso tra la vecchia maggioranza anglo-teutonica e l’avanzante minoranza ispanica (incarnata anche dal segretario di StatoMarco Rubio). E le sue parole sembrano blandire ancora il rattrappito American Dream:
“Guardate come stiamo conquistando il mondo, aprite gli occhi e ammirate la nostra superiorità!”[14].
[1] https://www.nytimes.com/2026/05/03/opinion/iran-us-empire.html
[2] https://www.limesonline.com/rubriche/fiamme-americane/elezioni-usa-2024-trump-17654941/
[3] https://www.rivistacontrasti.it/hockey-partita-geosportiva/
[4] https://www.rivistacontrasti.it/stati-uniti-sport-basket-nba-trump-usa-dallas-nashville-fischi/
[5] https://edition.cnn.com/2026/02/08/politics/hunter-hess-trump-olympics-skier
[6] https://apnews.com/article/trump-ufc-white-house-cage-match-mma-41816a1c6fd732447217ba479f74e897
[7] https://www.foxnews.com/politics/trump-floats-replacing-250th-anniversary-concert-massive-maga-rally-artists-pull?msockid=0dcefa4b6a3269fb2449ed396bb56819
[8] https://www.politico.com/news/2026/06/12/paramount-acquisition-warner-bros-approved-00960300
[9] https://www.washingtonpost.com/national-security/2026/05/29/pentagon-recruiting-troops-watch-white-house-ufc-fights-memos-show/
[10] https://www.rivistacontrasti.it/trump-donald-wrestling-wwe-wrestlemania-vincemcmahon-raw-battle-of-billionaires-america-profonda-qanon/
[11] https://www.rivistadomino.it/blog/2025/08/26/pensavamo-fosse-amore-invece-era-un-impero/
[12] https://www.reuters.com/world/us/few-americans-back-trumps-white-house-cage-match-plan-reutersipsos-poll-finds-2026-06-11/
[13] https://as.cornell.edu/news/cornell-classicist-white-house-ufc-event-mirrors-imperial-romes-spectacles
[14] https://sport.virgilio.it/justin-gaethje-s-e-preso-l-ufc-davanti-a-trump-ha-sconfitto-l-imbattuto-topuria-e-s-e-mostrato-per-il-fuoriclasse-che-e-959621