Carrello vuoto
Francesca Lezzi
29 Gennaio 2022

Cossiga e lo stile Juventus

Francesca Lezzi

6 articoli
Il più bianconero tra i nostri Presidenti della Repubblica.

Guardando alla storia “calcistica” del Quirinale e soffermandoci sugli anni d’oro del calcio italiano anni Ottanta, se dovessimo fare un’equazione potremmo dire che Sandro Pertini stava alla Nazionale come Francesco Cossiga, suo immediato successore, stava alla Juventus. L’operazione risulterebbe coerente al di là del fatto che il primo ha legato molta della sua fama nazional-popolare alla festosa presenza al Bernabeu durante la finale mondiale del 1982 – e poi alla partita a carte sull’aereo con i campioni del mondo di ritorno in Patria – mentre il secondo era uno Juventino doc tanto da fregiarsi del titolo di socio numero uno dello “Juventus Club Parlamento”.

D’altronde Pertini già in vita era un simulacro della democrazia repubblicana nell’immaginario collettivo, per il passato attivo nella Resistenza oltre che per il modo di interpretare la carica istituzionale. Potranno anche succedersi altri buoni presidenti ma a lui resteranno comunque incollate quelle banali etichette come “il più amato” o “il Presidente della gente” (un po’ come Papa Giovanni XXIII sarà l’unico “Papa buono”, con buona pace di Francesco, suo moderno imitatore).

Pertini, quindi, era come la Nazionale: la sola squadra amata e tifata da tutti, sempre e comunque.

L’unica capace di accendere i cuori degli Italiani, anche quelli più freddi e lontani dal calcio – sebbene, magari, solo per le settimane dei Mondiali o degli Europei. Il Presidente partigiano aveva abbandonato il tifo campanilistico per un club per dedicarsi totalmente a quello di unità nazionale, fornito dalla sola maglia azzurra. Cossiga no. Non era di tutti, non era come tutti e non era nemmeno per tutti. Anzi, don Cecio da Chiaramonti, come amava farsi chiamare nella cerchia ristretta dei fedelissimi, era – comprensibile – per pochi eletti. 

Una delle foto più celebri del nostro calcio (e non solo): Pertini, Bearzot, Zoff e Causio impegnati in uno scopone al ritorno da Spagna ’82

La cosa incredibile è che non c’è alcuna contraddizione nell’avere trovato in lui questo tipo di Presidente. Basti pensare che nacque nel 1928 a Sassari da una famiglia repubblicana e di antica discendenza massonica – che lui non seguitò – ed il padre preferì “cederlo” ai preti piuttosto che ai fascisti; e poi che, da sardo, dispose che la banda militare del Quirinale suonasse l’inno nazionale del Regno di Sardegna sabaudo “Cunservet Deus su Re” all’atto delle sue dimissioni da Capo dello Stato della Repubblica italiana nel 1992.

«Ma io non sono matto. Io faccio il matto. È diverso… Io sono il finto matto che dice le cose come stanno».

Francesco Cossiga

Capace di messaggi criptici eppure come nessun altro diretto e sferzante. Conscio di una superiorità intellettuale e di un’esperienza nelle stanze del potere che lo ponevano, spesso, al di sopra dei suoi interlocutori. Uomo dalle grandi fedi (antifascista e ancor più filo-atlantista, cattolica ed ovviamente democristiana), era animato da un tifo calcistico che nel suo caso si sovrapponeva totalmente all’uomo: Cossiga era Juventino per indole prima che per credo.

Già, la Juventus. La fidanzata d’Italia per il numero di tifosi che la “eleggono” in tutta la penisola, e proprio per questo anche la più odiata; da sempre fedele alla sua tradizione e, ciononostante, timoniera del cambiamento nel calcio italiano; detentrice di innumerevoli record eppure mai tanto vanesia da rimirarsi nella vittoria ottenuta, anzi costantemente impegnata a costruire quella futura. La Vecchia Signora può prendersi brevi pause dal successo, certo, ma quando torna è più forte di prima. Esattamente questo è stato Francesco Cossiga per la politica italiana, quindi per la Presidenza della Repubblica.

L’elezione a Capo dello Stato nel 1985 avvenne già al primo scrutinio, con una larghissima maggioranza, ma egli non fu certo un politico amato da tutti: si ricordano le scritte sui muri durante gli anni bui del terrorismo col suo cognome che si trasformava in “Koϟϟiga”, e l’avversione dei partiti della Prima Repubblica nei confronti del decisionismo che caratterizzò gli ultimi due anni del suo mandato presidenziale.

Cossiga Juventus
Emblematico

L’essere stato uno dei maggiori esponenti della Democrazia Cristiana e l’investitura a massima carica dello Stato non lo resero poi mai di tutti (il Foglio ad esempio, pochi giorni fa, è arrivato a definirlo ossimoricamente “un divisivo al Quirinale”). Dopo cinque anni di tranquillità, si trasformò nel Presidente della Repubblica-Picconatore: dall’alto del Colle, cercò di scalfire il sistema partitico che non lo ascoltò meritandosi il suo silenzio nel discorso di fine anno del 1991 e poi le sue dimissioni anticipate (da lì a poco gli avvertimenti politici di Cossiga sarebbero stati sostituiti dagli avvisi di garanzia dei magistrati).

Macinatore di record di gioventù – maturità in anticipo, giovanissimo laureato in Giurisprudenza, diventò docente universitario ed a soli 57 anni scalò il Colle – fu poi decano della politica e anche da senatore a vita non mancò di farsi vedere in Parlamento in precarie condizioni di salute, non esitando a far sentire la sua voce sorniona ed ironica, pure tra i fischi. A volte si ritirò dai palazzi del potere (come quando si dimise da Ministro dell’Interno al ritrovamento del cadavere di Aldo Moro) ma quando tornava lo faceva per ascendere a cariche sempre più alte.

Il suo compagno di banco Manlio Brigaglia nel 2010 ha raccontato a La Nuova Sardegna la genealogia della juventinità cossighiana (scopriamo che come sempre è il caso a indirizzare la fede calcistica). Si dice avesse avuto l’illuminazione bianconera da bambino: «Quell’anno Francesco prese gli orecchioni. Per alleggerirgli la lunga convalescenza, Paolo Mancaleoni gli regalò un album con cinque intere annate del “Calcio illustrato” e rilegate, una rivista in offset, tutta fotografie e, in più la mitica “Partita disegnata” di Silva. Era il 1938, la Juve navigava vicino alla retrocessione: ma le 5 annate corrispondevano alla prima metà degli anni Trenta, in cui la Juventus di “Farfallino Borel” aveva vinto 5 scudetti di fila.

Così, quasi per contagio siamo diventati tifosi bianconeri».

Cossiga (il quale condivideva la fede juventina con il cugino di secondo grado Enrico Berlinguer) che tra l’altro, in virtù dei poteri di nomina concessigli quale Presidente della Repubblica, nominò l’Avvocato Gianni Agnelli senatore a vita. 



Il Cossiga calcistico ebbe anche un animo profondamente identitario, magari frutto del suo essere figlio di quella che molti sardisti considerano una Nazione annessa all’Italia (in “Italiani sono sempre gli altri”, scrisse che si sentiva «italiano per volontà come sono tutti i sardi»). Nella prefazione di Roberto Beccantini al libro “Cambiare il mondo con un pallone” di Lorenzo Zacchetti, il Bek racconta che Cossiga si entusiasmò di fronte alla scelta identitaria, netta e clamorosa, dell’Athletic Bilbao di reclutare esclusivamente giocatori di sangue o scuola basca. E Fulvio Paglialunga ci fa sapere che la simpatia calcistica di Cossiga all’estero si rivolgeva a squadre dall’alto spirito identitario (se non proprio autonomista) come il Barcellona in Spagna, il Bayern in Germania ed ovviamente il Celtic in Scozia.

Lo stesso Paglialunga, sul Foglio, ci ricorda che questo «terzino destro in gioventù e battitore libero una volta arrivato al Colle» non poteva mancare di essere sopra le righe anche parlando di pallone, a partire dal provocatorio disegno di legge presentato che intendeva nazionalizzare il calcio impegnando il Tesoro a pagare i superstipendi dei calciatori. In particolare però, da colto giurista quale era, fu la giustizia sportiva il principale obiettivo delle sue picconate pallonare. E forse, proprio in virtù della sua juventinità, non poté tacere il disappunto di fronte alla vicenda Calciopoli. A modo suo, naturalmente.

Dalle interpellanze parlamentari al Ministro Giovanna Melandri sul Commissario della FIGC Guido Rossi alla lettera aperta con parole al vetriolo contro i giudici sportivi, scritta a Franco Carraro, Diego Della Valle e Claudio Lotito: «non dovete preoccuparvi: la giustizia sportiva è una buffonata (…)

io presenterò un disegno di legge in Senato perché essa venga statalizzata attribuendone la competenza a sezioni speciali dei giudici amministrativi».

Frasi ancora più dure su Calciopoli furono quelle pronunciate quando l’Italia, impegnata nella cavalcata verso il quarto titolo mondiale, fu raggiunta dalla notizia del tentativo di suicidio di Gianluca Pessotto, allora nella dirigenza della Juventus. Cossiga paragonò Calciopoli a Tangentoli definendola l’inchiesta “piedi puliti” e sentenziò che non si sarebbe avuta grazie a questa «nessuna moralizzazione: o se la danno i club o non sarà certamente Borrelli a darla loro». L’uomo che aveva definito l’Italia un Paese incompiuto riteneva che anche Calciopoli non avrebbe risolto tutti i mali del calcio, anzi.


Grazie alle parole di un Cossiga veemente per i fatti del 2006, torniamo all’equazione iniziale che metteva a confronto lui e Pertini. Quello che mancò al palmares calcistico di Francesco Cossiga rispetto al predecessore fu sicuramente la vittoria del Mondiale. Sarebbe stata ancora più importante giacché si trattava di quello giocato dalla Nazionale in casa nel 1990 durante il suo settennato (vanto che non avrebbe condiviso con nessun altro Presidente della Repubblica, poiché gli unici Mondiali italiani precedenti erano stati disputati sotto lo stemma dei Savoia e del Fascio).

Avesse vinto quella manifestazione, la Nazionale poi sarebbe passata in rassegna davanti al più juventino tra i suoi Presidenti della Repubblica, consegnandogli una Coppa del Mondo appena prima che egli iniziasse a brandire il piccone. Ed anche in questo sta la differenza rispetto a Pertini: lui i Tedeschi “li battè” in finale, Cossiga invece fu costretto a premiarli col trofeo più ambito.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Calcio
Michelangelo Freda
26 Maggio 2022

Ciriaco De Mita e l’Us Avellino

È morto oggi, a 94 anni, un autentico uomo di potere.
Cultura
Annibale Gagliani
25 Maggio 2022

Enrico Berlinguer, il calciatore

Tra una passione autentica e la Juventus “comunista”.
Italia
Diego Mariottini
17 Maggio 2022

La Coppa UEFA tutta italiana della Juventus

Il primo trofeo bianconero in Europa, l'unico 100% tricolore.
Italia
Marco Armocida
6 Gennaio 2022

La crisi della Juventus non può sorprendere

Analisi alla prima parte di stagione della Vecchia Signora.
Papelitos
Alessandro Imperiali
26 Dicembre 2021

Il caos plusvalenze e la figuraccia della federazione

Ci risvegliamo tutti sudati, come troppo spesso capita.
Recensioni
Marco Armocida
30 Novembre 2021

All or Nothing Juventus, o della crisi di identità

Che cosa ci ha detto la serie prodotta da Amazon.
Tifo
Alberto Fabbri e Domenico Rocca
26 Novembre 2021

Curve pericolose: quando le gradinate minacciano il potere

Intervista-recensione a Giuseppe Ranieri, penna militante sulla strada e sui gradoni.
Podcast
La Redazione
25 Novembre 2021

Zigo contro Zigo

Gianfranco Zigoni si confessa. Dall'odio per il calcio professionistico all'amore per l'oratorio, per i grandi campioni come Best, per gli amici Vendrame e De André.
Interviste
Gianluca Palamidessi
21 Novembre 2021

The TED Inside: tifare Roma uccide

Il vero tifoso non vince mai.
Ritratti
Alberto Maresca
14 Ottobre 2021

Fabian O’Neill, un altro bicchiere grazie

Brindiamo ai 48 anni (e al talento perduto).
Ritratti
Diego Mariottini
2 Ottobre 2021

Omar Sivori, l’anarchico

Sbattere in faccia al mondo il proprio talento.
Papelitos
Marco Armocida
30 Settembre 2021

L’Italia chiamò

La Juventus è tornata (italianissima).
Interviste
Leonardo Aresi
21 Settembre 2021

A tu per tu con Dino Zoff

Conversazione con il campione friulano.
Storie
Andrea Tavano
21 Settembre 2021

Boris Arkadiev, maestro del calcio sovietico

Demiurgo (a sue spese) dello sport nell'URSS.
Papelitos
Valerio Santori
15 Settembre 2021

Da Malmö a Malmö

Sta tornando la Juventus di Allegri?
Papelitos
Gianluca Palamidessi
12 Settembre 2021

Ronaldo è un sogno

E insieme un incubo.
Ritratti
Marco Metelli
29 Agosto 2021

Enzo Maresca il saggio

Un allenatore da seguire.
Papelitos
Marco Armocida
26 Agosto 2021

Ci vuole equilibrio

La stampa italiana e la sindrome da titolite.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
19 Agosto 2021

Ci mancava solo la Conference League

La competizione di cui proprio non avevamo bisogno.
Estero
Eduardo Accorroni
9 Agosto 2021

Il calcio in Cina è pura propaganda?

Per il governo cinese, il calcio è molto più di un semplice sport.
Editoriali
Andrea Antonioli
11 Luglio 2021

Gareth Southgate, l’inglese

Unire il Paese attraverso il football.
Italia
Paolo Cammarano
10 Luglio 2021

Maurizio Sarri torna alle origini

La Lazio non è la Juventus, per sua fortuna.
Editoriali
Andrea Antonioli
24 Giugno 2021

Che stanchezza il calcio arcobaleno

Kneeling, rainbows and conformism.
Ritratti
Francesca Lezzi
21 Giugno 2021

Michel Platini, il re istrione

Lo spirito francese espresso nel campo.
Tifo
Antonio Torrisi
31 Maggio 2021

La Ternana ha il cuore d’acciaio

Il calcio come specchio della città.
Italia
Lorenzo Santucci
28 Maggio 2021

Sempre il solito Conte

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio.
Ritratti
Gianluigi Sottile
24 Maggio 2021

Sami Khedira fuori dagli schemi

Si ritira un calciatore dall'intelligenza differente.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
16 Maggio 2021

Errare è umano, perseverare…

La classe arbitrale italiana ha bisogno di una rivoluzione.
Papelitos
Luca Pulsoni
3 Aprile 2021

Alla faccia della Superlega

La Juventus perde punti con le piccole e medie squadre.
Papelitos
Federico Brasile
30 Marzo 2021

Perché boicottare quando si può sensibilizzare?

Le nobili battaglie degli sportivi impegnati.
Editoriali
Valerio Santori
24 Marzo 2021

Lo sport è politica, non propaganda

Gli atleti impegnati non sono tutti uguali.
Papelitos
Marco Armocida
13 Marzo 2021

È troppo facile prendersela con Cristiano Ronaldo

Da leggenda vivente a fardello il passo è in un click.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
10 Marzo 2021

L’identità non è un’opzione

Cosa ci ha detto l'eliminazione della Juventus.
Editoriali
Lorenzo Ottone
30 Gennaio 2021

Claudio Marchisio è l’influencer perfetto

Il poster boy che tutte le multinazionali vorrebbero.
Papelitos
Paolo Pollo
18 Gennaio 2021

Fuochi a San Siro

Inter v Juventus diventa il veglione di Capodanno.
Storie
Alberto Maresca
18 Gennaio 2021

Morto un Re Cecconi non se ne fa un altro

44 anni fa un omicidio assurdo, nel pieno degli anni di piombo.
Storie
Gianpaolo Mascaro
23 Dicembre 2020

(Piccola) Patria basca

Orgoglio e radici dell'Euskal Selekzioa.
Ritratti
Gianluigi Sottile
22 Dicembre 2020

La guerra di Mario Mandzukic

Un uomo contro lo spirito del suo tempo.
Editoriali
Lorenzo Ottone
18 Dicembre 2020

Il calcio liquido e la scomparsa del fattore identitario

Abituiamoci a tifare tutti la stessa squadra: magari una All Star europea.
Calcio
Marco Gambaudo
12 Dicembre 2020

La Familia Abraham

Gli accordi di Abramo portano gli sceicchi nella squadra più razzista d'Israele.
Ritratti
Massimiliano Vino
3 Dicembre 2020

Quel meticcio di Luciano Vassallo

La condanna senza patria del miglior calciatore etiope.
Editoriali
Andrea Antonioli
30 Novembre 2020

La Juventus non doveva omologarsi

I rischi del voler diventare un “top club” a tutti i costi.
Tifo
Alberto Fabbri
19 Novembre 2020

I colori dividono le torcidas, Bolsonaro le unisce

Le tifoserie organizzate unite contro il presidente.
Storie
Emanuele Meschini
12 Novembre 2020

Amatori Ponziana, la squadra che scelse Tito

La squadra di Trieste che giocò nel campionato jugoslavo.
Calcio
Andrea Meccia
30 Ottobre 2020

Il Maradona politico

Populista, socialista e terzomondista, ma soprattutto Diego.
Storie
Matteo Picconi
27 Ottobre 2020

La squadra di Ceausescu

Il Viitorul Scornicesti per capire il regime rumeno.
Storie
Massimiliano Vino
14 Ottobre 2020

Lo sport in Libia per capire il Fascismo

Calcio, ciclismo e motori per forgiare l'uomo nuovo fascista.
Editoriali
Lorenzo Santucci
5 Ottobre 2020

Serie ASL

Nell'anarchia legislativa ci si fa giustizia da soli.
Storie
Domenico Rocca
25 Settembre 2020

San Siro a mano armata

La parabola criminale di Gilberto Cavallini, dai Boys SAN ai Nuclei Armati Rivoluzionari.
Storie
Massimiliano Vino
10 Settembre 2020

Argentina ’78 segnata dalla loggia P2

Quando la massoneria scese letteralmente in campo.