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24 Settembre

Pioli, non t’allargare

Federico Brasile

62 articoli
Il calcio non è flipper, grazie.

Adesso, di colpo, sembra che il calcio faccia schifo a tutti. E chi vuole fare il mondiale ogni due anni, chi decostruire i campionati nazionali, chi cambiare le regole del gioco. Il calcio è diventato improvvisamente un vecchio arnese, uno sport superato dalle esigenze di un tempo sempre più frenetico e mutevole: è il progresso, bellezza! Così i palati da soddisfare sono quelli viziati della cosiddetta “Generazione Z” (esiste davvero?), ma ricordiamoci una cosa: tutti i presidenti, dirigenti e superdirettori galattici che fanno ricorso ai “più giovani” stanno in realtà creando l’alibi perfetto per salvare se stessi e una barca del pallone che sta inesorabilmente affondando – spesso per loro responsabilità.

Le nuove generazioni sono così l’ultima spiaggia, i consumatori perfetti a cui dare merda fingendo che, di colpo, si possa mangiare solo quella – e che sia pure ottima!. E allora ci vogliono più partite, a ogni orario e ogni santo giorno; più competizioni, dalla Conference League al Mondiale ogni due anni – ad ipotetiche, e mai davvero sopite, Superleghe; più gol e azioni salienti, meno pause e momenti morti. E se non è per salvare il calcio e venire incontro alle nuove generazioni, è per rispettare un altro mantra della nostra epoca: la competitività.



Così nemmeno Pioli, con quel suo aspetto trasandato e umile da francescano di provincia, si è lasciato scappare l’occasione per proporre la sua ricetta per “colmare il gap con le grandi europee” (non ha usato propriamente queste parole, ma tanto ormai adoperano tutti le stesse):

«Io farei anche altre modifiche – oltre ai cinque cambi, ndr –: basarsi sul tempo di gioco effettivo, un time-out nel primo tempo e, visto che ci piace il calcio offensivo, stabilire che una volta superata la propria metà campo, non si può più passare la palla indietro».

Stefano Pioli

Ma come, proprio lui, simbolo della reazione speculativa italianissima, del piano B del Milan – a dire poco – una volta sfumata l’utopia internazional-progressista di Rangnick, il profeta che sarebbe venuto qui in Italia ad insegnare calcio a noi poveri zotici trogloditi e difensivisti (si è visto poi il Milan di Pioli quanto “non avesse futuro”, ma sicuramente Rangnick avrebbe vinto campionato e Champions League, come d’altronde il maestro Bielsa al posto di quel povero sfigato di Simoncino Inzaghi alla Lazio). Però Stefano, un po’ di riconoscenza! Non ti ci mettere anche tu, di grazia. Ne abbiamo già troppi di mitomani progressisti, attentatori compulsivi del football che mirano a trasformare gli stadi europei in laboratori e set hollywoodiani. D’altronde, direbbe qualcuno, ce lo chiedono i più giovani (semicit.).



Visto comunque che “ci piace il calcio offensivo” (?), e vogliamo fustigare chi torna nella sua metà campo, proporremmo anche una scarica elettrica per chi passa il pallone al portiere, trasmessa con tanto di slow-motion sui maxischermi per il delirio di folle urlanti. Il gol da fuori area poi potrebbe valere 2, quello in rovesciata almeno 5, e si potrebbe anche studiare un metodo di punti per premiare chi tira di più: vi sembra giusto che una Salernitana possa pareggiare con una, che so, Fiorentina, tirando in porta una sola volta contro 10? Proponiamo allora un bonus, un gol ogni 5 tiri nello specchio avversario. E ogni tre pali, due reti in omaggio. O comunque un sistema a punti, come nella boxe, che favorisca il calcio offensivo che tanto ci piace. D’altronde il tempo, si sa, è denaro, e ogni minuto perso è un tik-toker che se ne va.

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