Altri Sport
19 Marzo 2026

La storica cavalcata dei paisanos del baseball

L’Italia si ferma sul più bello.

Nessuno ci avrebbe creduto fino a pochi giorni fa. Sarebbe stato impensabile immaginare che nei luoghi di lavoro, sui social, durante il telegiornale e nei bar italiani la gente potesse parlare del baseball dei nostri paisanos.

«Hai visto?! La nazionale ha battuto gli USA, Messico e Portorico? Siamo arrivati in semifinale contro il Venezuela!»

Sì, l’abbiamo vista e ne siamo stati rapiti. Peccato solo per l’epilogo. A un certo punto la finale sembrava possibile. Tra noi e l’atto conclusivo di quello che può essere definito “Il mondiale di baseball” si è frapposta una squadra sudamericana nettamente più forte. Fino al 7° inning, si era perfino in vantaggio per 2 a 1. Alla fine, la rimonta: Venezuela batte Italia 4 a 2. Peccato. È stata comunque per gli azzurri una storica cavalcata. L’eco di questi giorni è stata così forte che anche Giorgia Meloni dai banchi del Parlamento ha detto:

«Se il Times ha acceso i riflettori sull’Italia dopo la vittoria della nazionale di rugby sull’Inghilterra, non oso immaginare cosa possa accadere ora che i nostri azzurri hanno battuti gli americani»

Con addirittura l’opposizione che, per una volta, ha applaudito piacevolmente l’intervento. Il baseball ha messo d’accordo una nazione. Lì dove referendum, festival di canzoni nazionalpopolari e ricette culinarie dividono, le incredibili prestazioni della nostra nazionale al World Baseball Classic hanno unito.



Doveroso, a questo punto, un po’ di chiarezza. È vero che tutti hanno parlato di baseball ma è altrettanto vero che pochi hanno una conoscenza adeguata di questo avvincentissimo sport. Partiamo dal World Baseball Classic: a tutti gli effetti, un mondiale. Anzi, forse è il mondiale dei mondiali, nessun altro sport al mondo ha una competizione con così tanta qualità. Nel 2011 l’International Baseball Federation decide di smettere di organizzare la coppa del mondo allargata. La palla (in questo caso fatta di sughero, lana, cotone e rivestita di pelle bovina con 108 punti di filo rosso) passa alla MLB. La Major League Baseball è la lega professionistica statunitense: i migliori al mondo giocano lì. Il fatto che un contesto professionistico scenda in campo nell’organizzazione fa cambiare l’approccio alla competizione.

Per la prima volta a sfidarsi soni migliori giocatori del globo e a contendersi il titolo sono le 20 nazioni più forti.

Per partecipare, infatti, non ci sono gironi di qualificazioni come accade negli altri sport quando si disputano i mondiali. C’è un coefficiente che viene calcolato tra le edizioni precedenti del torneo e la posizione del ranking. Per intenderci: storie di Paesi senza grande tradizione sportiva, come ad esempio è accaduto nel calcio con l’Islanda del calcio a Russia 2018, al momento sono letteralmente impossibili che possano prendere forma. Appurato che si tratta del gotha mondiale del baseball, resta da capire perché l’Italia sia arrivata in semifinale superando a punteggio pieno il girone (prima squadra europea nella storia) e sia riuscita a vincere contro squadre più prestigiose come USA e Portorico. Premessa necessaria: l’Italia del baseball è, da sempre, una delle più forti nazionali in Europa.

Ci contendiamo lo scettro di regina d’Europa con l’Olanda. Gli orange sono storicamente un po’ più forti perché possono contare sui loro giocatori caraibici provenienti dalle Antille Olandesi.

Da quella parte del mondo (Cuba è un ottimo esempio) a baseball giocano tutti. Ecco, quindi, che gli olandesi di Curaçao e Aruba danno il loro contributo a far diventare quella squadra un po’ più forte della nostra. Questo, però, fino al 2011 quando, appunto, nasce il WBC. L’Italia di quell’edizione, capendo subito l’importanza del torneo, grazie all’allora coach Mike Piazza (ex giocatore professionista della MLB di discendenza italiana), decide di giocarsi la carta oriundi. Lentamente tanti italiani d’America vengono attratti dall’azzurro e rafforzano le file della nostra nazionale. A facilitare nella ricerca c’è anche il fatto che per giocare al World Baseball Classic non serve il passaporto, ma solo la discendenza.



Si arriva quindi a questa edizione dove l’Italia, allenata dall’italo-venezuelano Francisco Cervelli con padre pugliese originario di Bitonto, ha schierato solo tre giocatori italiani di nascita. Esclusi Sam Aldegheri, Gabrieli Quattrini e Claudio Scotti, tutti gli altri sono “paisanos”. C’è, per esempio, Thomas Saggese, classe 2002, che ha il bisnonno paterno di Sant’Angelo dei Lombardi, provincia di Avellino. Aaron Nola, da 11 anni giocatore dei Phillies, con gli antenati che partirono per l’America da Sutera in Sicilia. Oppure Michael Lorenzen con gli avi baresi o Dominic Canzone con origini molisane di Campobasso. Un’italianità di comodo, quindi, potrebbe raccontare qualcuno. Solo perché non avrebbero mai potuto giocare per la loro nazione di nascita. Falso, molto falso.

L’essere italo-americano è una cultura e, seppur faticano con la lingua, il loro sentimento è puro.

Chiedere a John Caglianone, origine casertane ma con mamma di Portorico. È stato corteggiato e oggetto dei desideri della nazionale portoricana (nazione molto forte due volte vicecampione del mondo nel WBC nel 2013 e 2017) lui, senza esitazione, ha scelto l’Italia. E poi c’è il capitano Vinnie Pasquantino (originario di Ofena, provincia de L’Aquila), primo giocatore al mondo a fare tre fuori campi nella stessa partita (successo in Italia-Messico), prima base in MLB con i Kansas City Royal. Non ci sono fonti ufficiali che lo confermano, ma visto il suo talento avrebbe potuto con ampio margine ambire a giocare con gli USA.

Invece gioca per l’Italia ed è il cuore pulsante di questa nazionale.

È lui che offriva il caffè espresso nel dugout e faceva indossare una giacca Armani a ogni suo compagno dopo aver realizzato un punto in questi mondiali. E poi ci sono stati i baci sulle guance, i tanti baffi dei nostri giocatori, le mani a pigna per esultare e i tanti “andiamo” pronunciati con evidente accento a stelle e strisce.

È stata un’Italia bellissima: un’Italia del baseball che ha vinto, convinto e fatto sognare.

La semifinale di Miami contro il Venezuela è stata trasmessa, addirittura, su Rai 2 (tanti gli italiani nottambuli che hanno fatto le ore piccole per vedere il baseball sul secondo canale). Questa cavalcata, descritta dai media americani come una “Cindarella story”, ha alimentato la curiosità di una nazione che di baseball non sapeva molto. Che questa nazionale abbia fatto innamorare molte persone a questo sport è una cosa veramente bella e un auspicio che nel prossimo futuro tanti ragazzi possano iniziare a praticarlo. Il baseball ha un fascino incredibile. Non a caso è lo sport preferito dagli scrittori (leggere, per conferma, Philip Roth o John Fante). D’altronde, questo gioco, sembra proprio un romanzo, di quelli che partono lenti e noiosi ma poi rapiscono e non ti lasciano più.

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