Nell’urlaccio di Sinisa Mihajlovic a Giampiero Gasperini, nel corso dell’ultimo Atalanta-Bologna (21 luglio 2020), è condensato il fastidio etico ed estetico di un intero Paese nei confronti dell’allenatore più decantato d’Italia. «Non mi permetto di parlare con la sua panchina e lui non deve farlo con la mia», affermava Sinisa ai microfoni di Sky nel post-partita.

 

 

Non era la prima volta che accadeva un fatto simile, non sarebbe stata l’ultima. Appena un mese prima, 21 giugno 2020, Gasp era riuscito nell’impresa di farsi espellere sul punteggio di 4-0 per l’Atalanta nella sfida contro il Sassuolo di De Zerbi. Eccolo, il nostro eroe, esplodere di rabbia per una decisione arbitrale dubbia – ripetiamolo, sul punteggio di 4-0. È andata meglio di altre volte, comunque.

 

 

Molto meglio, ad esempio, del gennaio 2020: sfida di Coppa Italia tra Atalanta e Fiorentina – nel doppio turno avrà la meglio la Viola, con sommo dispiacere di tutta la Penisola. L’anno prima, Gasperini aveva usato parole durissime nei confronti di Chiesa – abile simulatore –, attento come suo solito al prato del vicino, sempre più verde – meglio, sempre più secco. Dopo gli insulti del Franchi nella sfida di ritorno, Gasperini (con il rinforzo del povero Percassi, costretto a legittimare le lamentele del proprio allenatore) si era rivolto alla stampa con toni drammatici. Da cui la sensazionale risposta di Commisso in un comunicato stampa:

 

«Ho letto e sentito parole molto dure e offensive nei confronti dei tifosi della Fiorentina sia da parte di Gasperini che del Presidente Percassi. Mi è stato raccontato che dopo le dichiarazioni di Gasperini dell’anno scorso su Chiesa, il nostro giocatore a Bergamo è stato insultato per tutta la partita. Mio figlio e Joe Barone quest’anno a Parma in campionato contro l’Atalanta sono stati insultati e anche minacciati in tribuna ma nessuno ha detto o fatto nulla, se non scaricare la colpa al personale di servizio. […] Prima di parlare dei tifosi delle altre squadre e della Fiorentina in particolare, penso sia doveroso guardare cosa succede in casa propria, dove anche dopo il brutto episodio di cori razzisti contro Dalbert, i commenti in casa Atalanta non sono stati di forte condanna e senza nessun indugio. I tifosi della Fiorentina vanno rispettati».

 

Durante la conviviale cena post-finale della Coppa Italia 2019, il Vate Claudio Lotito s’avvicina a Simone Inzaghi, fresco di vittoria, confessandogli: «Ho mandato a fanculo Gasperini», con Simoncino a fargli da eco: «Ha fatto bene presidente». Che cosa era accaduto poche ore prima? La Lazio aveva avuto la meglio sull’Atalanta anche grazie ad un più che sospetto fallo di mano di Bastos. Potete immaginarvi Gasperini. Complotti a destra e a manca, dita puntate verso Banti con la sinistra, con la destra verso la tribuna autorità, attento a colpire il parterre de rois composto dalla coppia che scoppia Lotito-Tare – che intanto se la rideva di gusto.

 

 

Lo scontro tra Lazio e Atalanta si è di lì in avanti prolungato nel tempo, inasprendo una rivalità – quella tra le due tifoserie – che ha radici storiche e politiche. Fino a quel clamoroso 3-3 dell’ottobre 2019 al termine del quale Gasperini, sul rigore del pareggio concesso a Immobile per fallo di Toloi (netto peraltro), ha accusato l’attaccante laziale (poi capocannoniere) di essere un simulatore professionista. Da cui la risposta indignata sia dell’attaccante che del suo manager, Marco Sommella: «Le dichiarazioni di Gasperini sono gravi e inaccettabili. Ciro è arrabbiato perché arrivano da un allenatore esperto, non da un tifoso».

 

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Gasperini saluta Claudio Ranieri, una delle tante vittime (e ce ne vuole!) dell’antipatia dell’allenatore atalantino (foto di Paolo Rattini/Getty Images)

 

 

Altri episodi, e numerosi protagonisti, rinforzano la nostra tesi (Gasperini è tanto un grande allenatore, quanto un pessimo e sleale avversario). Una prova viene invece dallo spessore morale dei “nemici” (dialettici) del Gasp. Oltre a Inzaghi e Mihajlovic, compagni di squadra in una delle Lazio più forti e caratteriali della storia, ecco che nella lista nera di Gasperini sono finiti anche i nomi di Maran, Pioli, persino Claudio Ranieri.

 

 

Nel corso della sfida contro la Samp del 10 luglio 2020, l’allenatore dell’Atalanta aveva dato a King Claudio del “fenomeno” (per alcune battute di quest’ultimo rivolte ai propri giocatori, troppo leali rispetto ai tuffatori in maglia nerazzurra). Ranieri è stato poi espulso dalla terna arbitrale – la terza espulsione della sua lunghissima, e quasi immacolata, carriera di allenatore. Che un gentleman come Ranieri sia venuto allo scontro verbale prima col tecnico bergamasco e poi con l’arbitro la dice lunga.

 

 

Non che Gasp sia amato altrove. Genova e Bergamo lo accoglieranno sempre a braccia aperte. Specialmente con la Dea, Gasperini ha compiuto un autentico miracolo. Al momento non ha ancora portato a casa trofei, ma con l’Atalanta ha posto le basi per un futuro radioso – con i nerazzurri ormai al livello delle grandissime d’Italia (Inter e Juventus, ma anche Napoli), e delle grandi d’Europa (la cavalcata in Champions dello scorso anno sta trovando conferma in questo avvio di stagione).

 

Certo, da qui a dire che «tutta Italia tifa Atalanta, come la Nazionale» ce ne passa. Gasperini vince le partite con sorrisi rabbiosi, vestendosi spesso e volentieri di quella finta umiltà tipica dei grandi studiosi dall’animo rancoroso.

 

Primum vivere, deinde philosophari, diceva qualcuno. Gasp senz’altro sa come mettere una squadra in campo, ma a livello umano spesso zoppica. Non c’è dichiarazione che non cerchi lo scontro verbale, la polemica. Non però come un Mourinho, che lo fa per vincere. Più come il compagno secchione che tutti abbiamo conosciuto, il quale preferisce il godimento di un voto alto all’amicizia dei propri compagni. Il grande Alberto Sordi diceva che «il romano ha la battuta nel sangue. Ti sfotte e ti deride. Ma se accantona la battuta e inizia a dire cattiverie, è segno che sta’ a rosicà!». Ecco, sembra la descrizione perfetta di Giampiero Gasperini. Che non è romano, ma è un grande rosicone.