Abbiamo già avuto modo di soffermarci sull’utilizzo fuorviante del linguaggio della narrazione sportiva, di derivazione prettamente americana. Dal linguaggio orale (telecronache, radio, studi e talk-show televisivi) a quello scritto il ritornello s’incanta e si ripete, nuovo ma antico, dopo l’ultima incredibile prestazione di Mbappè: «il più atteso», «la stella più brillante» (dal commento di Marinozzi).

 

 

Parliamo dello stesso Kylian Mbappé che l’occhio killer della telecamera coglie in flagrante nel rispondere a Jordi Alba (che gli aveva dato del «montato»): «se ti becco per strada ti uccido», roba che le banlieue in confronto sono un parco giochi. Ma almeno questa è “questione di campo”. Il problema infatti non è Mbappé, giocatore sontuoso, tanto forte da inquietare, dal talento fenomenale e insieme asettico. Il problema è la narrazione generalista, che ha parlato di “passaggio di consegne” tra Lionel Messi e il giovane (ma già affermato) fuoriclasse del PSG.

 

 

È finita l’era di Messi e Ronaldo, si è detto. È iniziata quella di Haaland (doppietta contro il Siviglia) e Mbappé (tripletta al Barcellona, a casa di Messi). Sono loro gli eredi dell’argentino e del portoghese. È con loro che inizia un nuovo e affascinante capitolo della storia del calcio. Così dicono, perlomeno, i commenti della stampa e quelli provenienti dai salotti televisivi, troppo impegnati a guadagnare sui click per fermarsi a riflettere un momento prima di sparare certe s…entenze.

 

Eccoli, allora, i giornali di tutto il mondo e le pagine più in voga sui social salutare Mbappé e Haaland come i futuri Messi e Ronaldo. Ci si è già dimenticati, evidentemente, di cosa è accaduto nel calcio negli ultimi 15 anni. Ci si dimentica soprattutto di cosa questi due giocatori, ormai non più giovanissimi, abbiano rappresentato e rappresentino tutt’ora per gli amanti del football.

 

Non ce ne vogliano Mbappé e Haaland, ma con Messi e Ronaldo stiamo parlando di un’altra cosa. Stiamo parlando di Storia, quella che oggi ci si affretta a cancellare in preda alla frenesia ansiosa di affermare il nuovo.

 

Messi e Ronaldo sono intoccabili. Ma forse la nostra è solo nostalgia. Dolore per la vicinanza del lontano, direbbe Heidegger. E invece Messi e Ronaldo sono a noi ancora vicinissimi. Ed è forse proprio per questo che le prestazioni di Mbappé, in un Camp Nou vuoto e desolante, e di Haaland – nel giorno in cui Ronaldo stecca la sfida col Porto –, risaltano con tanta forza.

 

 

Il coronafootball ha semplicemente sancito la fine di un’epoca – coincidente, Deus vult, con l’anno della morte di Diego Armando Maradona. Gli idoli sono ormai superati, ma l’uomo deve crearsene dei nuovi. D’altra parte questo significa, in greco, idolo, eidolon: immagine. E solo l’uomo, non il divino, si crea delle immagini. Niente di più facile per la stampa usa e getta, che cerca volti scintillanti da vendere a buon mercato. E che mercato.

 

 

Quella di Mbappé è una storia già scritta prima di iniziare: 145 milioni più 35 di bonus è il costo del suo trasferimento dal Monaco al PSG, ormai quattro anni fa (Mbappé aveva 19 anni). Quella di Haaland, se non uguale, ci si avvicina parecchio. Talenti bionici venduti al chilo, niente a che vedere con il mito (vivente) di Messi, niente a che vedere persino con l’uomo-macchina CR7 che, tralasciando la storia personale, sotto i muscoli e il prodotto perfettamente finito nasconde quantomeno una trasformazione tecnica (vi ricordate il Ronaldo dello United?) a dir poco affascinante.

 

haaland ronaldo messi mbappé

Tutti intorno alla star (foto Fran Santiago/Getty Images)

 

 

Meglio dimenticarsi, dunque, di Messi e Ronaldo. Più facile è tuffarsi nel nuovo, immergersi nel sempre più nuovo, venderlo come epos: è questo il frutto di una narrazione bulimica che, a furia di dover fabbricare e vendere l’epica, ha perso la misura. Il problema è che ad oggi non c’è niente di epico in Mbappé e Haaland, e il paragone con Messi e Ronaldo è fuorviante, persino di cattivo gusto, senza dubbio irrispettoso.

 

 

Comunque sia, Haaland e Mbappé sono ormai lanciati verso un successo inarrestabile. Mbappé ha vinto il Mondiale da protagonista ad appena 20 anni, Haaland sta umiliando le statistiche record dopo record. Veloci, spietati, atletici, nuovi di zecca, fenomenali: sono loro le leggende del futuro. Ronaldo e Messi possono tranquillamente accomodarsi alla porta. Verranno presto dimenticati: forse è già accaduto, forse già fanno parte del passato – almeno così sembrerebbe, a leggere certe cose. Dal canto nostro, non ci rimane che fare mea culpa o, per dirla con Leopardi, scrivere una palinodia. Ci siamo sbagliati. Questo articolo è già un errore.

 

Alfin per entro il fumo

de’ sigari onorato, al romorio

de’ crepitanti pasticcini, al grido

militar, di gelati e di bevande

ordinator, fra le percosse tazze

e i branditi cucchiai, viva rifulse

agli occhi miei la giornaliera luce

delle gazzette.

 

(Giacomo Leopardi, Palinodia al marchese Gino Capponi)