Quando sceglie i soggetti per i suoi libri, Paolo Condò è un po’ come Oscar Wilde: ha dei gusti semplicissimi, si accontenta del meglio. Dopo averci raccontato il duello tra Guardiola e Mourinho e la vita di Totti (insieme allo stesso Francesco), stavolta il giornalista di Sky ha puntato più in alto: in preda a una sorta di compulsione narrativa, nel suo ultimo lavoro di ritratti ce ne sono addirittura 50: i 50 personaggi che hanno fatto la storia del gioco più bello del mondo.

 

Con un’avvertenza: benché l’aspetto tecnico-tattico sia comunque centrale e inevitabile, nello stilare questo lungo elenco – non classifica! – Condò spesso ne trascende, ponendo l’accento su una più trasversale incidenza.

 

Ecco perché all’interno del volumetto impreziosito dalle splendide illustrazioni di Massimiliano Aurelio – un format, il mix tra grafica e prosa, che abbiamo apprezzato anche in Storia d’Italia ai tempi del pallone di Darwin Pastorin e Andrea Bozzo – c’è spazio anche per protagonisti che non sono stati né calciatori né allenatori, come l’inimitabile Pierluigi Collina e il visionario Jules Rimet, e calciatori che probabilmente sul piano strettamente tecnico non starebbero nei primi 50 di sempre, come il filosofo Jorge Valdano, l’intellettuale Zvonimir Boban, l’icona fashion David Beckham, e la sentenza Jean-Marc Bosman.

 

Condò/50 ritratti/La formazione con cui il Real Madrid di Di Stefano e Puskas, ben visibili al centro, conquista la sua quinta Coppa dei Campioni di fila, l'ultima del quinquennio 1955-60

La formazione con cui il Real Madrid di Di Stefano e Puskas, ben visibili al centro, conquista la sua quinta Coppa dei Campioni di fila, l’ultima del quinquennio 1955-60: l’epoca che cambiò per sempre il calcio proiettandolo nel mondo come un francobollo

 

Del resto a suggerire lo spirito che ha guidato la scrittura è lo stesso autore in quarta di copertina:

Ci sono tutti i migliori ma non sono i 50 migliori. In molti modi i loro talenti hanno influenzato il calcio”.

Questi contributi di varia natura si sono via via resi necessari per “rispondere” alla crescente domanda di complessità – nel senso etimologico di “unione di più parti” – iniziata nel 1955, anno in cui si è disputata la prima edizione della Coppa dei Campioni/Champions League. Evento, questo, che ha qualificato per sempre il calcio come fenomeno globale: sebbene con toni meno esasperati e tecnologici di quelli attuali, il futbol a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta già era come quello di oggi.

 

Ecco che allora, per far “acclimatare” il lettore e prepararlo a tutti gli step – come detto non solo di natura tecnico-tattica – di questo bellissimo viaggio ancora in corso, Condò ha pensato bene di dipingere in via preliminare la scenografia storico-internazionale dentro cui i 50 attori da lui selezionati hanno fatto a loro modo la differenza.

 

Jean-Marc Bosman e Diego Armando Maradona: in modi diversi hanno cambiato il calcio

 

Per questo motivo, lo “sbilanciamento” in favore della “introduzione”, che occupa 1/3 dell’opera, un capitolo a sé stante a tutti gli effetti, in realtà non è che funzionale all’obiettivo perseguito da Condò: più che introduzione al libro si tratta dell’introduzione al calcio moderno.

 

Rispettoso del principio che antepone il dovere al piacere, soltanto dopo aver delineato il quadro d’insieme degli avvenimenti più importanti del periodo 1955-2019, Condò si dedica quindi alla sua occupazione preferita, ovvero il tratteggio, per concentrarsi sugli uomini di calcio che hanno propiziato, determinato, esaltato i “cambi di passo” della letteratura pallonara.

 

Ma come si fa a raccontare 50 storie senza risultare né prolissi né superficiali? E soprattutto com’è possibile contenerle in altrettante pagine, visto che il libro ne consta di 150 totali equamente ripartite tra intro, illustrazioni e narrazioni?
Semplice – si fa per dire! –: ricorrendo all’arte della sintesi. Che non significa “disgregare” ma, al contrario, “mettere insieme”.

 

Johan Cruijff, qui con Rinus Michels

 

Condò infatti sceglie un episodio “rivelatore” specifico – talvolta vissuto in prima persona durante la sua carriera di cronista, come l’esperienza di USA ’94 – che in qualche modo rappresenti per intero il personaggio di volta in volta narrato: il mondiale a stelle e strisce per raccontare Roberto Baggio; la doppietta di Maradona all’Inghilterra per Diego; la finale Champions 2012 per Didier Drogba; la sopravvivenza alla tragedia di Monaco di Baviera per Bobby Charlton; la parata di Gordon Banks sul colpo di testa di Pelé nel ’70; oppure spiegare in poche righe di come la “combinata” tra giocatore e allenatore faccia di Johan Cruijff l’uomo di calcio più grande di sempre.

 

Il metodo scelto è dunque di tipo “induttivo”, ossia si parte dal particolare per arrivare al generale. Eppure l’opera non ha pretese di esaustività. Nonostante possa assurgere a testo-base di nuova generazione, non ambisce a classificare, bensì a stimolare un eventuale approfondimento successivo e autonomo. Si pone in una prospettiva dialogica con il lettore stesso, il quale potrà, una volta raccolti i suggerimenti di Condò, stilare il suo, di elenco. Dando così vita a una discussione tra gentiluomini.